L’intervista di TSD – Marina Atzori

Buongiorno Marina, grazie per essere qui con noi e per il tempo che ci dedicherai rispondendo alle nostre domande.

Buon giorno a tutti! Sono io che ringrazio voi per questa bella opportunità.

Quando hai capito che avresti intrapreso la strada per diventare una scrittrice?

Ho iniziato a scrivere seriamente nel 2014, anno in cui ho esordito anche con il mio primo piccolo libro (Il mare non serve, ho scelto una margherita, EEEbook Edizioni della Dott.ssa Piera Rossotti Pogliano). A onor del vero, già dai tempi della scuola, le intenzioni erano quelle. Mi barcamenavo volentieri tra Poesia e racconti e, a dirvela tutta, all’esame di Maturità ho rischiato grosso con la prova di matematica, lasciando il foglio in bianco. Non ditelo a nessuno, anzi, lo confesso in esclusiva qui da voi: mi sono salvata per il rotto della cuffia. Indovinate un po’ come? Con il tema di italiano! Da quel momento alla “007 mission impossible”, ho creduto fermamente che avrei avuto un futuro, più o meno promettente, da scrittrice. D’altronde, rimediare un inclassificabile di geometria analitica con Montale e Leopardi, non capita tutti i giorni. Che dire? Oggi come oggi manca soltanto che scriva sui muri! Insomma, quando si presenta l’occasione di buttare giù qualche riga, non mi tiro indietro. C’è poco da fare: scrivere mi fa sentire bene! Tuttavia, mai avrei pensato di arrivare a pubblicare sei romanzi, quattro con la CE EEEbook della Dott.ssa Piera Rossotti Pogliano (che non finirò mai di ringraziare per avermi sempre incoraggiata a continuare) e due in self. Credo che la scrittura sia un’arte comunicativa dai mille volti. A ognuno di essi appartiene un colore, una sfumatura, basta saperne coglierne l’essenza attraverso la magia delle parole.

Qual è il momento della giornata che preferisci dedicare alla scrittura, se ne hai uno in particolare, oppure ti affidi all’istinto e all’estro?

Tempo permettendo, durante la giornata. Quando mi viene l’ispirazione scrivo, e poi… sono cavoli! Prima di arrivare a un risultato soddisfacente, ci rimugino quelle mille milioni di ore. Oramai io e il tasto “CANC” siamo una cosa sola. Devo ammettere, però, di essere molto creativa e tenace. Tendo a non scoraggiarmi tanto facilmente. A volte, io stessa mi chiedo da dove mi escano fuori certe storie. La risposta? Passione e fantasia, come se non ci fosse un domani. Il Manuale delle Giovani Marmotte mi fa un baffo per quante arrivo a studiarne.

Eppure non fumo, non faccio uso di sostanze illecite e non bevo. Giusto un po’ di mirto, per non tradire le origini!

Quanto conta essere assolutamente originali, secondo te?

Con i conti non sono una cima, ve l’ho detto anche prima. E ho fatto pure la rima! Scusate… mi sono lasciata prendere dalla foga… in questo caso ce la posso fare, anche senza calcolatrice. Torniamo sulla Terra e alla domanda: essere originali conta fino a un certo punto. Dipende, da cosa si intende per “originalità”. Sicuramente distinguersi è una strada poco battuta, ma credo nasconda anche parecchie insidie. Si rischia, diciamo, di non essere compresi fino in fondo. Perciò, se si ha la fortuna di esserlo, originali intendo, bisogna cercare di stare attenti a non esagerare, a non uscire dai cosiddetti “binari”, cadendo nell’errore di mettere davanti se stessi.

Come hai scelto la copertina del tuo libro “Ladybug – Storia di una ghostwriter”?

Tanto per cominciare, è stata dura sceglierla. Dovete sapere che la copertina è qualcosa di simile a una scalata sul Monte Bianco. Una sorta di “mostro finale” tipo Bowser di Super Mario. Una “Nona Porta” nella quale non vorresti mai entrare, ma ti tocca. Altrimenti non ne esci. È un po’ come un incubo ricorrente, soprattutto durante la fase di fine stesura del romanzo. Prima o poi devi farci i conti. No, ecco, vedete, di nuovo i conti! Mi perseguitano. Scherzi a parte, ho scelto la copertina pensando al titolo (altro passaggio ostico) e a quali elementi volevo venissero messi in evidenza. Ho pensato: “Se fossi un lettore, da cosa verrei colpito osservandola?”

Questa è una domanda da porsi, che aiuta parecchio “lo scrittore al bivio” portandolo alla scelta di un’immagine impattante, efficace (si spera), che lasci intendere ma non troppo il contenuto. Già dal titolo e dalla cover, anzi, soprattutto da questi elementi e deriva il successo di un buon libro, almeno io credo sia così.

Quanto conta per te l’immedesimazione dello scrittore con i personaggi delle sue storie? E se conta, è sempre solo con il protagonista o anche con i comprimari?

Io non amo immedesimarmi troppo nei miei personaggi, pur regalando loro, diverse sfaccettature del mio carattere. Se devo proprio farlo, di solito mi “nascondo” nelle figure non proprio di primo piano, in modo da trasferire emozioni più autentiche, meno forzate o “sporcate” dalla mia esperienza personale. In compenso, sono un’ottima osservatrice e leggo molto, questo mi aiuta senz’altro a dare maggior respiro e libertà di espressione alle figure presenti nei miei romanzi.

Il libro che avresti voluto scrivere tu, e perché?

Rispondo senza esitazioni: Il Piccolo Principe. Credo che questo libro mi abbia trasmesso più di qualunque altro, tutto quello cerco da una lettura: profondità, semplicità, verità, sogni. È  straordinario il modo in cui questo capolavoro sia diventato un po’ il libro di tutti. Ci sarà un motivo, no? Per me, il motivo c’è stato, eccome! E ancora ne conservo una vecchia copia come fosse una reliquia. Un giorno di questi acquisterò una teca e metterò l’antifurto perimetrale. Promesso.

 

Scrittura, lettura, rilettura, editing e correzione, promozione, incontro con i lettori: assegna una percentuale a ciascuna di queste fasi e se abbiamo dimenticato qualcosa aggiungila pure.

Tutte queste belle “cosine”, somigliano più o meno alle Sette fatiche di Ercole, se aggiungiamo impaginazione, eccetera eccetera. Riassumendo: scrivere un libro, come si dovrebbe, richiede un’enorme mole di lavoro, una tonnellata di pazienza e una boccetta di Valeriana a portata di mano. Vediamo se riesco a dare i numeri da 1 a 200 come si deve, a sto giro. Dunque:

  • Scrittura: 30
  • Lettura: 10
  • Rilettura: 15
  • Editing: 20
  • Correzione: 25
  • Incontro con i lettori: numero periodico misto, molto importante!
  • E anche tutto il resto è un gran delirio, lasciatemelo dire! Troppi zeri ci vorrebbero!

 

Ora due domande che ti sono proposte da Sara Quiriconi, la vincitrice del contest #Liberaprefazione che abbiamo concluso da poco in collaborazione tra Verba spinosa e T.S.D.

Ciao Marina, per la stesura di un lavoro usi scrivere su carta o vai diretta al computer?

Entrambe le cose. Quando posso prendo appunti su foglietti volanti che ogni tanto perdo chissà dove, e poi, se e quando li recupero, tento di rimettere insieme le idee. Il grosso del lavoro, naturalmente è al computer.

Il primo video in cui lanciavi l’iniziativa di #liberaprefazione mi lasciò con molti punti interrogativi e curiosità per la nuova lettura. Anche il video realizzato da Luca Tudisca non spiega molto della storia dietro al romanzo. Non pensavo che mi sarebbe rimasto così nel cuore questo libro, forse perché il mio genere è il thriller storico e mi piace cercare sempre approfondimenti su quel genere. Anche con Ladybug mi sono dedicata alla ricerca. Nel video di Luca vedo i luoghi, quel verde immenso, le api e una coccinella in cerca di pace. Sì, sta diventando una droga, lo guardo tutti i giorni… Ora ti chiedo, sapremo mai se questa coccinella troverà la forza di volare e mostrare tutta l’energia e la bellezza che ha dentro?

Bella domanda, cara Sara! Non lo so. Con il “dentro”, come lo definisci giustamente tu, non è mai facile fare i conti. Mostrare le proprie fragilità dà pensieri, castelli di sabbia difficili da ricostruire dopo qualche mareggiata di troppo. Mi chiedi se Lady riuscirà a volare? Be’, me lo sto chiedendo con forza anch’io, da un po’ di tempo a questa parte. Che dire? Non sempre avere le ali può aiutare a spiccare il volo. Il cielo e i fiori non sono per tutti, ma sono mete ambite. Ci vogliono: stile, coraggio e un passato meno burrascoso di quello di Lady, forse…

Per quanto riguarda il booktrailer, invece, è stata un’emozione forte anche per me, una quadratura del cerchio che davvero non mi sarei aspettata. Ma è pur vero: da ciò che non ti aspetti arrivano le sorprese più belle! Luca era la persona con la giusta dose di sensibilità. La sua musica e le sue parole, le ho sentite anche un po’ mie, fin da subito, ed è stata magia, magia pura.

 

Grazie mille Marina per averci dedicato il tuo tempo in questa intervista per T.S.D e alle prossima!

Biografia

Marina Atzori è nata a Chivasso, le sue origini sono sarde al 100% (padre cagliaritano e madre nuorese). Si è diplomata all’Istituto Magistrale e ha frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino.

Freelance, editor, appassionata di grafica, psicologia e blogger irriverente, come l’avvocato che sarebbe voluta diventare. La giustizia e la meritocrazia, sono due valori imprescindibili, ai quali non potrebbe mai rinunciare, per nessuna ragione al mondo.

Ama definirsi una scrittrice affetta da “sindrome di inchiostro”. L’autrice esordisce nel 2014 con il suo primo libro: “Il mare non serve, ho scelto una margherita“. Al suo attivo ha sei pubblicazioni, di cui quattro, con la Casa Editrice di Moncalieri EEE-book Edizioni, della Dott.ssa Piera Rossotti Pogliano. Tra i titoli, spiccano: “Il fiordaliso spinoso”   (nel 2015 esce il sequel “Dentro un castello di carte”) e Nubi Spettri e Mulini a Vento, risultati entrambi vincitori, rispettivamente di due Concorsi indetti da EEE-book Edizioni, uno per la categoria Romanzo Romantico Contemporaneo e l’altro per le Sillogi Poetiche. Inoltre, ha partecipato con alcuni racconti e poesie, a numerosi progetti letterari e Antologie, tra cui, ultimamente “Lo dice il mare” a cura di Barbara Panetta (Edizioni IL FOGLIO).

A proposito di nuovi progetti e nuove uscite: nel 2017 inaugura il nuovo blog Verba Spinosa e, nel frattempo, tra un articolo e l’altro, affronta l’avventura del selfpublishing, pubblicando e curando interamente il progetto editoriale del suo nuovo romanzo: Ladybug Storia di una ghostwriter.

Il suo sogno nel cassetto? Continuare a mettere nero su bianco le emozioni e condividerle attraverso la scrittura.

 

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One thought on “L’intervista di TSD – Marina Atzori

  1. Grazie dell’ospitalità e complimenti per le domande. È stato un vero piacere rispondere. Continuate così, siete un bel gruppo e riconosco in voi una passione autentica. Tifo per voi, se non si era capito. Bravi, bravi, bravi.

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