Sandokan – Emilio Salgari

A cura di Alberto Avanzi

Emilio Salgari è nella mia memoria, come per tutta la mia generazione, grazie al meraviglioso sceneggiato di Sollima degli anni ’70. Crescendo mi sono dedicato alla lettura di varie opere di questo autore, sia del ciclo malese sia di quello dei pirati caraibici. Nel periodo fra i 10 e i 14 anni, era il mio scrittore preferito. Parlando con mio padre, ho saputo che quando era piccolo mio nonno nelle sere invernali (allora non c’erano televisione, internet, social network) leggeva ad alta voce a lui e alla nonna i romanzi di Salgari. Crescendo sono passato ad altre letture, ma il ricordo di questo autore mi è rimasto nel cuore.

Il romanzo “Sandokan alla riscossa” si colloca, nel ciclo malese, fra “Alla conquista di un impero” e “La riconquista di Mompracem”. Tuttavia, come tutti i romanzi salgariani, ha una sufficiente autoconsistenza da poter essere letto senza conoscere i precedenti.

Qui incontriamo un Sandokan invecchiato, ben diverso da quello dei primi romanzi (famosi soprattutto per la trasposizione televisiva menzionata prima). Più maturo e più disincantato, ma non meno determinato a raggiungere i suoi scopi.

La trama è al tempo stesso semplicissima (Sandokan con l’aiuto del fedele amico Yanez, diventato nel romanzo precedente sovrano dello stato indiano dell’Assam, tenta di riconquistare il regno che fu dei suoi avi, e che occupava vaste zone del Borneo. Regno usurpato da un bianco “fuggito da qualche penitenziario inglese”) e ricca di eventi. I pirati malesi guidati da Sandokan si uniscono agli uomini inviati da Yanez (e dagli altri amici indiani dei due, Tremal-Naik e Kammamuri) e iniziano l’invasione, fronteggiata dal sovrano usurpatore con l’aiuto di un avventuriero greco, Teotokris, che aveva un ruolo importante nella corte assamese prima della salita al trono di Yanez e quindi è spinto da desiderio di vendetta nei confronti di questo e dei suoi amici. Molti sono i pericoli e le avventure che i nostri eroi si troveranno ad affrontare: cariche di rinoceronti e di bufali, caverne incendiate dagli uomini di Teotokris, e molto altro. Riusciranno alla fine a conquistarsi il sostegno di alcune tribù indigene, fra cui una tribù di negritos meravigliosamente addestrati da Kammamuri all’uso delle armi da fuoco, trasformando una popolazione abituata alla cerbottana in efficaci guerriglieri, con l’aiuto dei quali affronteranno i fedeli all’usurpatore nell’ultima e decisiva battaglia

Per quanto riguarda i temi trattati e il modo di narrarli, in questo e negli altri romanzi, Salgari era avanti rispetto ai suoi tempi. La tolleranza e le storie di amore e amicizia “interetniche”, gli eroi che combattono per la libertà dei propri popoli”, colpiscono molto se rapportati al profondo razzismo ed eurocentrismo del suo “rivale” e contemporaneo francese, Jules Verne. In particolare in questo romanzo le figure “buone” e “cattive” sono equamente divise fra i gruppi etnici. Fra gli europei abbiamo Yanez e Teotokris, l’eroe e l’antieroe per eccellenza. Anche fra gli indiani e i malesi, c’è abbondanza di personaggi positivi e negativi.

In questo romanzo in particolare, colpisce il modo come vengono descritte le popolazioni negrite dell’interno, il cui capo condivide con Kammamuri la prigionia presso una tribù fedele all’usurpatore, e dalla quale scappano con una fuga degna di quella del conte di Montecristo. A prima vista incredibilmente primitive, queste popolazioni rivelano una grande conoscenza dell’ambiente naturale, e una grande capacità di apprendere l’uso delle armi da fuoco e le tecniche di guerriglia. Piuttosto inusuale anche oggi, ancor più apprezzabile in un uomo vissuto oltre cent’anni fa

Lo stile della narrazione è semplice e accattivante, ma mai banale. Non mancano le descrizioni dell’ambiente naturale, particolarmente efficaci e verosimili (e pensare che Salgari non viaggiò mai) e che però non risultano mai noiose e non distraggono dall’intreccio. Si tratta di un romanzo per ragazzi che può essere letto o riletto con piacere anche da chi non è più ragazzo e vuole regalarsi dei momenti di divertimento e spensieratezza.

 

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