A bon droit -Il piacere della vendetta di Luciana Benotto

Trama

1380. Lo Stato visconteo, il più esteso dell’Italia settentrionale, è governato a ponente da Gian Galeazzo, mite figlio di Galeazzo II, e a levante dal suo crudele zio Bernabò il quale non perde occasione per intromettersi nella vita privata e politica del giovane nipote. I cinque anni durante i quali si svolge la vicenda narrano le numerose traversie affrontate da Gian Galeazzo: il matrimonio combinato con la cugina Caterina, figlia di Bernabò; la misteriosa morte di Azzone, figlio di Gian Galeazzo e suo unico erede; il suicidio di Maffiolo Mantegazza, fedele sostenitore della sua famiglia, e le odiose cacce al cinghiale. Unica nota positiva di questo cruento passatempo organizzato dallo zio, è l’incontro con Agnese dalle trecce nere, il vero amore della sua vita. Pur sopportando le angherie del temibile parente, Gian Galeazzo, in questi anni, medita vendetta aiutato anche dalla madre Bianca di Savoia e dall’amico Jacopo dal Verme fino a riuscire, nel 1385, a spodestare il perfido zio diventando così il primo, e amatissimo, duca di Milano.

Recensione a cura di Sara Valentino

Ultimamente questo ramo della famiglia Visconti lo sto approfondendo sempre più, scopro incredibilmente che alcuni castelli della mia zona, appartenenti a questa potente famiglia, sono tutt’ora visitabili e naturalmente mi prodigo per farlo.
Vedere i luoghi del romanzo ha un sapore delizioso, permette di fissare nella mente angoli letti che hanno visto passare nel corso del tempo innumerevoli storie, ma anche numerose sciagure e orrori.

Italia del Nord, anno 1380, lo stato Visconteo è indubbiamente il più esteso, a governarlo Bernabò Visconti nella parte orientale e Gian Galeazzo Visconti in quella occidentale.

A quel tempo, soprattutto a quel tempo, le famiglie d’alto rango, nobili, solevano eliminare i “nemici” anche se appartenenti alla stessa stirpe, sangue del proprio sangue, per i propri scopi, per il mero desiderio di supremazia e per estendere i propri territori sempre più.

Bernabò Visconti, conosciuto come un uomo veramente crudele, che ha perpetrato nei confronti, anche dei deboli, i più efferati omicidi, di lui si racconta che amava la caccia al cinghiale, che avesse avuto più di cinquemila cani.
Sposato a Beatrice della Scala, una donna che ebbe indubbiamente il proprio ruolo a fianco del marito, stimata al punto che, nonostante le innumerevoli amanti e concubine, alla sua morte il Visconti obbligò tutti i Milanesi a portare un anno di lutto.

Gian Galeazzo Visconti giovane erede di Galeazzo II, fratello del perfido Bernabò, mite e tranquillo, si sollazzava nella biblioteca tra i tomi che adorava, politicamente corretto era molto amato dai suoi sudditi a differenza dello zio che in ogni modo cercava di intromettersi nella gestione dei suoi territori.

Gian Galeazzo non a caso fu soprannominato conte di Virtù; figlio di Galeazzo II e di Bianca di Savoia, lei che gli fu sempre accanto, seppur non abitassero nella stessa dimora, e che gli diede indubbiamente la forza di vendicarsi.

Il desiderio di ampliare i suoi territori e  la sete di espansione, forse, portarono Bernabò a combinare matrimoni di convenienza utilizzando le sue figlie

Uno di questi matrimoni fu senza dubbio quello tra Gian Galeazzo e Caterina, il primo era vedovo ed aveva due figli dal precedente matrimonio; accadde che Azzone il primogenito del conte virtù morì in circostanze misteriose.
“che vuoi che mi importi di ciò che pensa o non pensa Caterina. Ella farà come fate sempre voi donne quando un padre vi dà in moglie, aprirà le gambe e farà il suo dovere in silenzio”

A questo punto possiamo immaginare, che la vendetta o il desiderio della stessa, unito alle diverse e bieche manovre dello zio, abbia portato Gian Galeazzo a premeditare il momento giusto per agire “A bon droit”.
Una considerazione però nasce spontanea, a volte la vendetta, pur giusta, sembra trasformare il più mite degli uomini.
“non posso fare a meno di dirti che ammiro il tuo coraggio, la tua intelligenza e fedeltà al mio casato, dote quest’ultima piuttosto rara, che di questi tempi per danaro la gente si vende al miglio offerente”

La penna di Luciana Benotto scorre sulle livree che si susseguono durante le varie stagioni a colorare le campagne intorno a Milano e a Pavia, regala diorami di un tempo ormai lontano, ma che grazie alle sue parole ci appare così vicino.

Ci sono dei passaggi che catturano l’attenzione del lettore su opere d’arte e affreschi, la  bravura dell’autrice sta proprio nel permetterci di  focalizzare le scene di vita come quelle di caccia.

L’autrice ha un’ottima preparazione storica che le ha permesso di scrivere questo romanzo che è un vero romanzo storico, adatto a chi brama conoscere la storia oltre le cortine del tempo, tra inganni, amori e segreti celati.

Copertina flessibile: 248 pagine

Editore: La Vita Felice (16 novembre 2017)

Collana: Contemporanea

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8893461765

ISBN-13: 978-8893461764

Link d’acquisto: A bon droit

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