Tra abiti e bellezza nel Medioevo (seconda puntata – Il Clero)

A cura di Ilaria Savino

Il Clero costituiva la prima classe della società medievale. Fondamentalmente si divideva in:

  • CLERO SECOLARE (dipendeva direttamente dal vescovo e viveva in parrocchie)
  • CLERO REGOLARE (era costituito dai religiosi che abitavano in conventi e appartenevano ai diversi ordini e congregazioni religiose)

La gerarchia ecclesiastica, si componeva in senso stretto, solo di tre gradi: il Papa, il Vescovo, i Parroci.

Tuttavia la Chiesa presto elaborò altri gradi come i patriarchi, i cardinali, gli arcivescovi, i monsignori e i canonici.

I Patriarchi erano generalmente arcivescovi di sedi molto antiche che per qualche tempo erano stati alla guida di determinate regioni o paesi, specialmente nelle chiese orientali.

I Canonici costituivano una specie di senato del vescovo per il governo della diocesi.

Quanto al Clero Regolare, le organizzazioni dei diversi ordini religiosi variavano, ma, in generale, ubbidivano a principi comuni. Vi era il Generale dell’Ordine, che era l’autorità massima, dal momento che abbracciava tutti i Paesi nei quali l’ordine si era diffuso. Sotto di lui stavano i provinciali, con giurisdizione sulle case dell’ ordine, in un paese, oppure in alcune regioni di un paese. Infine, i superiori delle diverse case dell’ordine, individualmente considerate.

Ogni casa religiosa, poi, era composta da sacerdoti e semplici fratelli laici.

Per quanto riguarda le donne, emettevano tre voti religiosi in forma solenne: povertà, obbedienza e castità. La comunità di tipo claustrale, oltre alle normali pratiche religiose quotidiane (recita dei salmi ore 7 – 9 – 12 – 15, al tramonto, alla sera e di notte), allo studio e alla lettura in privato, erano dedite soprattutto al lavoro nei campi, alla lavorazione della lana (oltre che del lino e della canapa) e alla realizzazione di oggetti destinati alla vendita (come fazzoletti, sacchi, bisacce, cinture, carta e altri manufatti). La Regula Monasterium, imponeva infatti, una media di otto ore di lavoro manuale, distribuite dalla mattina al vespro. Il pasto veniva consumato dopo le ore 12:00 insieme a vino e pane, si servivano due pietanze cotte e un po’ di frutta o legumi freschi.

L’abito monastico si affermò fin dalle origini con un duplice e ovvio significato: da un canto, l’abbandono della vita mondana e la consacrazione a Dio, dall’altro l’appartenenza ad una nuova e diversa condizione. Esso doveva solo coprire il corpo, in modo da evitare che la nudità facesse offesa al pudore e da respingere la violenza del freddo ma senza alimentare la vanità. L’abbigliamento era costituito da: scarpe di cuoio, calze e camicia in canapa, tunica e cinta in lana, mantello di lana grossa di color marrone e in capo un’acconciatura tenuta da spilli e velo in canapa con soprastante un velo nero in lana.

Nel Clero si entrava con gli ordini sacri ( voti di povertà, castità e obbedienza ai superiori), e anche una persona di umili origini poteva aspirare ai massimi gradi della scala gerarchica ecclesiastica. Il clero godeva di particolari privilegi: non pagava le tasse o le pagava in minima parte; aveva diritto a una particolare giurisdizione che lo rendeva immune dalla giustizia e dai tribunali dello stato; i luoghi sacri del clero, godevano di immunità (Diritto di Asilo). Le rendite economiche del clero derivavano in particolare dalla “manomorta ecclesiastica” che consisteva nel complesso dei possedimenti che la chiesa aveva accumulato nel corso dei secoli, in seguito a donazioni testamentarie, soprattutto beni immobili e terre. Siccome questi beni non venivano quasi mai venduti, era come se rimanessero nelle mani di un morto, da cui il termine”manomorta”. Altra forma di sostentamento per il Clero era la “decima” ossia una quota parte corrispondente a un decimo del raccolto che i contadini della zona dovevano versare per il mantenimento del parroco locale.

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