Tra abiti e bellezza nel Medioevo (terza puntata – La Nobiltà)

Continuiamo il nostro cammino tra abiti e bellezza nel Medioevo a cura di Ilaria Savino. In questa nuova puntata analizzeremo nel dettaglio la “moda” della nobiltà.

 

La Nobiltà costituiva la seconda classe della società medievale. La sua organizzazione era simile a quella del Clero, non per essere stata copiata, ma perché corrispondeva al modello ideale di gerarchia dell’epoca.

Al vertice stava il Re come capo dello stato. Sotto di lui, in ordine decrescente, i diversi gradi gerarchici della nobiltà: duchi, marchesi, conti, visconti, baroni.

Vi erano poi titoli che indicavano la posizione all’interno di una famiglia reale, come: principi, granduchi, arciduchi, infanti, etc.

Al di sopra del re stava l’Imperatore del Sacro Romano Impero.

L’appartenenza alla nobiltà era data dal titolo e dalla ricchezza basata quasi esclusivamente sul possesso della terra (feudo), considerata al tempo la vera ricchezza. Il nobile all’interno del suo feudo poteva: esigere tributi in denaro dagli abitanti del suo feudo, ma era tenuto a doveri di assistenza e di tutela nei loro confronti; aveva il diritto di caccia, di pesca e di erigere mulini o frantoi.

Siccome il nobile non poteva lavorare, viveva di rendita grazie al feudo, e la sua rendita doveva essere tale da consentirgli un tenore di vita improntato alla magnificenza e al lusso.  Per questo il feudo doveva essere trasmesso integralmente al figlio maschio maggiore escludendo dall’eredità gli altri figli “cadetti” che venivano immessi nelle forze armate, nella diplomazia, nella carriera amministrativa o nel clero se maschi, mentre le femmine venivano date in matrimonio o messe in convento.

Chi riceveva un patrimonio feudale non poteva venderlo nemmeno in parte, non poteva dividerlo e, alla morte, gli eredi non potevano averne il controllo se non dopo aver prestato giuramento di fedeltà al signore che ne era il vero proprietario. Tuttavia, nel corso dei secoli, questa pratica muta fino a diventare ereditaria. Il feudo viene così trasmesso integralmente al figlio maggiore e le donne ne sono escluse.

In questo periodo le donne altolocate, promesse in sposa fin da bambine, convolavano a nozze molto giovani; erano oggetto di continua vigilanza, essendo valori imprescindibili la fedeltà allo sposo e il senso dell’onore. Le donne che avevano il privilegio di godere dei fasti della corte, potevano partecipare alle battute di caccia coi falchi, presenziare a fastosi banchetti allietati da musiche e danze, ascoltare discussioni filosofico – scientifiche, ostentare il loro fascino assistendo a sfarzose cerimonie e tornei cavallereschi.

La donna aristocratica impiegava il suo tempo nel ricamo, intrattenendo conversazioni o giocando a scacchi; si dilettava anche  ad ascoltare musica, liriche e canzoni di gesta. In assenza del marito, e da lui delegata, poteva esercitare una certa autorità nel governo del feudo, impartire ordini ai servi, vigilare sulle loro attività, seguire l’educazione a la formazione culturale dei figli.

Consapevole del proprio rango, si prendeva cura dell’igiene del corpo, curava la pulizia delle pelle, si acconciava i capelli allo specchio, indossava vestiti eleganti e si adornava di preziosi gioielli.

Per quanto riguarda l’abbigliamento si denota la preziosità.

La camicia è sovrastata da una tunica in broccato di seta, stretta in vita da un cinto al quale è appesa l’immancabile scorsella. Un grosso gioiello è posto sul petto e un mantello, dalle vistose borchie, è indossato come segno distintivo del proprio ceto sociale.

 

I privilegi dei nobili erano numerosi: il nobile non poteva essere privato del suo titolo eccetto per gravi motivi, non poteva essere posto a tassazione se non in modo parziale, in caso di reato era giudicato da tribunali composti da soli nobili, era esente dalla tortura come pratica investigativa e dalle pene infamanti, aveva la facoltà di portare armi in pubblico, poteva svolgere all’interno del suo feudo funzioni di polizia e amministrare la bassa giustizia.

La famiglia del nobile poteva fregiarsi di stemmi, insegne o appellativi onorifici.

All’interno della nobiltà esisteva una distinzione tra:

  • Grande Nobiltà: erano molto pochi ma possedevano proprietà immense, erano particolarmente ricchi e avevano accesso alla corte del sovrano.
  • Piccola Nobiltà: possedevano proprietà di limitata estensione e il loro prestigio sociale non superava i confini del proprio feudo.

Ogni ordine sociale era arricchito da simboli espressivi.

I Nobili usavano una corona, simbolo della giurisdizione territoriale.

Il semplice diadema, usato dai baroni, era già simbolo di autorità, ma con l’aggiunta di altri simboli si elevava il grado. I simboli erano ornamenti incastonati nel diadema e indicavano il titolo del suo possessore.

La corona del re poteva essere chiusa in alto per indicare il potere sovrano, ma con interstizi che mancano in quella dell’imperatore.

I nobili inferiori al barone non avevano diritto alla corona.

 

Facebook Comments

Precedente #Letturacondivisa Magar Mulieres: la seduzione del male -Simona Friio Successivo L'ultimo dei templari - Paolo Negro