Blog Tour “Cuore sordo” Barbara Ghinelli – la recensione

Buongiorno amici di Thriller Storici e dintorni, oggi ho il piacere di dare il via al nuovo #BlogTour che ci accompagnerà per tutta la settimana! Parleremo di “Cuore sordo”, il nuovo libro di Barbara Ghinelli, attraverso articoli davvero interessanti e approfondimenti ricchi di spunti di riflessione.

TSD apre il tour con la prima tappa: la recensione! Di seguito vi lascio anche la cover con gli altri appuntamenti che vi consiglio di seguire!

Trama

Roma, 2009. Vengono ritrovate delle ossa disposte in modo da formare il simbolo della vittoria. Katy Walsh, Lucia Costa e la loro squadra indagano su questo caso. Auschwitz, 1943. La voce di una piccola ebrea in un campo di concentramento narra la storia di un amore impossibile tra la sorella e un ufficiale nazista. Come si collega tutto questo con il sogno di una bambina di ballare all’Opera di Parigi? I personaggi sono davvero chi dicono di essere? La storia è un invito a non cedere, perché la speranza di donare colore a ogni cuore sordo non svanisca mai.

Recensione a cura di Roberto Orsi

Vorrei iniziare questa recensione partendo da una frase che mi ha colpito: “I personaggi sono davvero chi dicono di essere?”. È questa frase, che si legge in quarta di copertina, uno dei tratti salienti del nuovo lavoro di Barbara Ghinelli. Un thriller che coniuga passato e presente, due orizzonti temporali nemmeno troppo lontani o diversi.

L’autrice propone sulla scena un insieme di personaggi variegati, con tormenti e segreti alle proprie spalle che non lasciano tregua ad un’esistenza almeno compromessa dal punto di vista della serenità.

Non mi soffermo su ognuno di loro perché ve ne parlerà in modo molto approfondito “Miss Maggie Paper” sul suo portale nei prossimi giorni, ma vorrei provare a descrivervi le sensazioni che ho provato leggendo questo libro.

“Cuore sordo”. Sono proprio cuori sordi quelli che danno vita a questo thriller; si tratta di un’immagine che rende l’idea delle personalità e degli stati d’animo di coloro che animano il racconto. Cuori che hanno perso il battito della spensieratezza e della felicità, spesso estranei e distanti da quel resto del mondo che in qualche modo li ha rifiutati ed esiliati.

C’è chi il proprio destino se lo è scelto e chi invece se l’è trovato davanti, ineluttabile e avverso, senza possibilità di libero arbitrio. Avvenimenti che ti relegano nel posto più buio dell’anima, dove la luce fatica ad arrivare.

Ma il confine tra la perdizione e la rinascita spesso è sottile. A volte si ha bisogno di un aiuto, di una mano tesa a cui aggrapparsi per risalire in superficie ed emergere dall’abisso. Ci si accorge all’improvviso che il nero non era poi cosi nero e il silenzio del proprio cuore non era poi cosi sordo.

Male e bene fanno entrambi parte dello stesso cuore.

Un confine sottile, come quello che separa libertà e prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz. Quella recinzione con filo spinato, più atroce di un muro di pietra perché ti permette di vederla, quella libertà. Senza poterla raggiungere.

Ecco il collegamento tra i due orizzonti temporali presenti in questo thriller. La barbarie del lager e gli omicidi del serial killer nel presente rappresentano due atrocità apparentemente diverse ma entrambe dettate da una forza oscura che soverchia la lucidità della mente umana: il male.

Le parole che Emily, rinchiusa nel lager polacco, affida al suo diario sono devastanti nella loro semplicità:

Non è possibile che il male vinca sul bene, che la morte vinca sulla vita. Forse l’uomo in fondo sta solo cercando la via migliore per redimersi, ma presto lo farà, presto tutto questo orrore cesserà per sempre. Presto ognuno di noi tornerà a vivere e lo farà per davvero. Perché questa non è vita. Questa non è nemmeno esistenza.

La squadra omicidi della polizia di Roma deve fronteggiare un enigmatico caso di omicidi perpetrati da un serial killer, sempre un passo davanti a loro.

Un gioco al massacro tra realtà e finzione, tra verità ed immaginazione. Un altro velo opaco le separa nella mente dei protagonisti e quindi del lettore che avanzando nella lettura si trova invischiato nella vicenda con una domanda in testa: dove vuole arrivare l’autrice, ma soprattutto come ci vuole arrivare?

Il ritmo dell’azione descritta è incalzante. Il passaggio da un personaggio all’altro, ad ogni nuovo capitolo può indurre in certi momenti, soprattutto iniziali, ad un pochino di confusione. L’autrice sembra voler giocare con il lettore, nel confondere le acque come il suo serial killer fa con la polizia all’interno del racconto.

Personalmente ho adottato la tecnica di appuntarmi da subito gli avvenimenti principali per avere sempre chiara la situazione e ha funzionato.

Le caratteristiche principali dei personaggi assumono contorni più chiari avanzando nella lettura, così come gli intrecci tra le loro vicende si incastrano alla perfezione, come in un puzzle in cui ogni nuovo tassello messo al posto giusto, rende più chiara la visione dell’insieme. Un quadro che sarà svelato all’ultima pagina quando i nodi della storia e della Storia saranno finalmente sciolti.

La speranza era ciò a cui aggrapparsi in ogni momento di smarrimento, era qualcosa che avrebbe salvato il mondo da ogni cuore sordo e che lo avrebbe colorato di rinnovata armonia.

 

Spero che con questa recensione io sia riuscito ad incuriosirvi un po’, ma se volete saperne di più, non perdetevi domani la tappa de “La nicchia letteraria” sui luoghi del romanzo!

 

Copertina flessibile: 333 pagine

Editore: Argento Vivo Edizioni (1 gennaio 2019)

Collana: Fuoriclasse

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8832106043

ISBN-13: 978-8832106046

Link d’acquisto volume cartaceo: Cuore sordo

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