Blog tour “L’autista di Dio” – Rodolfo Siviero

A cura di Roberto Orsi

Siamo giunti alla quarta tappa di questo blog tour del libro “L’autista di Dio” di Giada Trebeschi, una bella avventura su due orizzonti temporali: il 1938 e il 2013.
Anna e Alba: due protagoniste accomunate dall’iniziale del nome, dal numero delle lettere che lo compongono, ma anche da tanto altro. Sono più simili di quanto si possa immaginare. “Tutto si ripete, la storia si ripete”. Il destino sembra voler giocare con loro, Alba sulle tracce di Anna, 75 anni dopo.
Il libro di Giada Trebeschi ha un ritmo molto accelerato, come le auto che nel 1938 corrono la gloriosa Mille Miglia così ben raccontata dall’autrice.
Il mio compito, però, non è quello di parlarvi direttamente del romanzo, per cui vi rimando alla recensione del blog “Chili di Libri”, ma di incuriosirvi presentandovi un personaggio storico realmente esistito di cui non si parla spesso nei libri di scuola, anzi oserei dire mai: Rodolfo Siviero. Chi era costui?
Francesca Bottari, in un articolo molto interessante sulla vita di questo personaggio, lo definisce il “monuments man” italiano. Avete mai visto il film del 2014 con George Clooney e Matt Demon, alle prese con il recupero delle opere d’arte razziate dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale?
Rodolfo Siviero è passato alla storia proprio come uno dei più esperti cacciatori di opere d’arte e beni culturali. Una vita condotta sul filo del doppio gioco, nasce come spia.
Nel 1937-1938 Siviero è in Germania, in missione segreta per conto del regime fascista, con alcuni rientri in patria certificati dalle corrispondenze epistolari in possesso degli studiosi. Ma la sua attività in questi due anni in terra tedesca rimane nell’ombra. Non è chiaro che cosa abbia davvero fatto il nostro personaggio in questo periodo, ma quando rientra in Italia, all’inizio del conflitto lo ritroviamo sul fronte opposto, antifascista, attivo nella tutela del patrimonio artistico minacciato.
Pare che in quel periodo fosse stato espulso dalla Germania come persona non gradita al regime e fa ritorno a Firenze, dove presumibilmente inizia la sua attività di “monuments man”.
Ed è proprio nel 1938 che troviamo Rodolfo Siviero, come personaggio collaterale, nel romanzo di Giada Trebeschi “L’autista di Dio”.
Siviero organizza una vera e propria rete di spie, “un nucleo clandestino di uomini che con coraggio e grande rischio agiscono nell’ombra per arginare e scongiurare le espropriazioni illecite.”
Nei suoi memoriali proprio lui riporta quanto segue:
“La Gestapo, istituzionalmente sospettosa di tutti non pensava mai di localizzare il nostro servizio dentro i suoi uffici e attribuiva spesso all’ineluttabile certi fatti che accadevano. Degli italiani per fortuna i tedeschi capivano poco e soprattutto certi italiani, basti pensare che per Hitler Mussolini era un antico romano”.
Il quartiere generale è la villa della famiglia Castelfranco (altro personaggio che troviamo all’interno del nostro romanzo) sul Lungarno Serristori, oggi sede del Museo-Casa Siviero.
“Se i soldati tedeschi danno fuoco agli archivi storici e sbeffeggiano le opere d’arte che sono costretti a trasportare verso il Nord per i loro avidi capi, a Firenze si risponde con l’astuzia documentaria. E lui ne è la mente”.
Giada Trebeschi ha la capacità di raccontarci la storia di questi “monuments men” italiani, all’interno di un romanzo molto coinvolgente, con un ritmo serrato e ad alta velocità come quella raggiunta dalle automobili guidate dai protagonisti.
Inseguimenti, doppi giochi, spionaggio, morti violente. La vita dei protagonisti del libro corre sempre sul filo del rasoio, come quella che sicuramente ha vissuto Rodolfo Siviero. Una vita in cui un errore di valutazione poteva costare molto caro.

Mi raccomando non perdetevi l’ultima tappa di Donna Letteratura domani Venerdi 08 giugno sul ruolo della donna durante i regimi totalitari.

Citazioni estratte dall’articolo di Francesco Bottari

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