Blog Tour “Sangue due volte rosso” – Intervista a Gabriella Grieco

In occasione del blog tour dedicato al romanzo di Gabriella Grieco: “Sangue due volte rosso” vi proponiamo l’intervista che l’autrice ci ha piacevolmente e gentilmente concesso.

Conosciamola meglio..

Gabriella Grieco è una donna di mare innamorata della montagna.
Ha due grandi passioni, senza le quali non riuscirebbe a vivere: la scrittura e gli animali. Quando è nata, c’era un cane in casa; quando sono nati i suoi figli, c’era un cane in casa; quando i suoi figli crescevano, c’era un cane in casa (e gatti, e porcellini d’india, e uccellini caduti dal nido…); quando morirà, ci sarà un cane in casa (la figlia veterinaria ha giurato di prendersene cura).
Ha iniziato a inventare storie ancora prima di saper tenere la penna in mano, affabulatrice d’istinto. Di carattere schivo e solitario, non ha mai smesso di scrivere. “Sangue due volte rosso” è il suo sesto libro. In precedenza ha pubblicato i romanzi “La morte è un’opzione accettabile” e “L’inferno è buio e freddo” con la casa editrice I Sognatori, “Il passo del ragno” e “Il silenzio di Rosa” con Lettere Animate, e l’antologia “Lampi di oscurità” con EEE.

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Iniziamo da te Gabriella, da te lettrice. Che tipo di lettrice sei? come ti sei appassionata alla lettura e quali sono i generi che ami maggiormente?

Prima di tutto vi ringrazio per l’attenzione e il tempo che mi dedicate.
Dunque, direi che sono una lettrice quasi onnivora. In effetti leggo di tutto, compresi gli ingredienti sulla scatola dei cereali o gli avvisi sui mezzi pubblici. Tutto, con una sola eccezione: i romanzi d’amore. Non che io disprezzi la narrativa cosiddetta rosa, ma è più forte di me, mi annoia.
Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia in cui il libro è sempre stato presente, considerato elemento importante e insostituibile per conoscere, viaggiare, divertirsi, imparare, sognare… Insomma, ho sempre avuto libri sul mio comodino! Prediligo sopra tutti il genere thriller, ma amo anche la fantascienza, il fantasy, il romanzo storico, le biografie e i resoconti di viaggio.

Hai all’attivo diversi romanzi e alcuni racconti. Voi parlarci di come hai scoperto di essere sulla strada per divenire scrittrice? Hai partecipato a concorsi letterari? Come ti sei affacciata a questo mondo?

In realtà, io ho sempre giocato con le parole. Da bambina, quando ancora non sapevo neppure tenere la penna in mano, ricordo che inventavo favole che poi raccontavo a mio fratello…
Ho continuato a scrivere solo per me fino a pochi anni fa, fin quando non mi imbattei in un editore che cercava cento scrittori per realizzare un’idea così utopistica da essere sogno. Gli mandai un romanzo, uscito col titolo “La morte è un’opzione accettabile” e un racconto, “Il condannato” e i nostri sogni si incontrarono.
Da quel giorno ho smesso di essere una che scrive e sono diventata una scrittrice.

Raccontaci di te e dei tuoi hobby. Hai un debole per i cani vero? Cosa ti hanno insegnato nella vita? In qualche modo possono essere anche muse ispiratrici?

I miei hobby sono tutti solitari, non sono una persona che ama la confusione della compagnia. Mi piace curare il giardino, anche se nutro seri dubbi sul fatto che al giardino piaccia essere curato da me; mi piace comporre i puzzle, in particolare quelli di Kinkade, un artista statunitense che ama la natura e la montagna come me; mi piacciono – sembrerà strano – i videogiochi, in particolare quelli di ruolo che raccontano storie complesse. E poi sì, la mia passione sono gli animali, in particolare i cani. Non concepisco la mia vita senza un cane accanto a me. Mi insegnano che l’amore esiste, senza remore, senza pretese. Il loro è amore e basta, profondo, totale. E io questo amore lo ricambio.
Mi chiedi se possono essere delle muse? Beh, non è un caso che in quasi tutti i miei romanzi e racconti ci sia un cane.

Una citazione su tutte, tratta dal tuo romanzo preferito. Se possibile, senza voler essere invadenti nella tua privacy, racconta ai tuoi lettori cosa rappresenta per te.

Non ho un particolare romanzo che preferisco agli altri. Contengono tutti parte della mia anima e del mio cuore. Ho però una frase preferita, contenuta in Sangue due volte rosso. Questa:

«Non temere, Mahahel. Se mai dovesse giungere per te il momento di
indirizzarti verso il bene o il male, in quel momento non avrai dubbi.
Potrai scegliere liberamente, ma solo una scelta ti sarà chiara: quella
giusta».

Forse sono antiquata, ma per me esiste un valore fondamentale: la giustizia – o per meglio dire l’essere un Giusto – ha una valenza che trascende il tempo e le epoche. È questo agire correttamente, seguendo ciò che è giusto quale ne sia il prezzo, che ho cercato di trasmettere.

Ora parliamo di storia. Considerato che il tuo ultimo romanzo è un romanzo storico, puoi raccontarci come ne è nata l’idea?

I viaggi nel tempo mi hanno sempre affascinata, il mio sogno è poter tornare nelle epoche passate e guardarle da vicino. Un giorno questi personaggi si sono presentati a me e mi hanno invitata nell’anno Mille. Potevo forse rifiutare?

La storia in generale cosa rappresenta per te? Qual è il periodo storico che vorresti, se avessi la macchina del tempo, poter vivere?

La storia è una grande maestra. Noi siamo l’ultimo anello di una catena di eventi che ci conducono al momento presente. Siamo così perché così siamo stati. Se ignoriamo chi ci ha preceduto come possiamo guardare al futuro con sufficiente chiarezza?
La macchina del tempo… Che grande invenzione sarebbe! La adoprerei non per rifugiarmi in epoche passate, ognuno è figlio del proprio tempo e sarebbe fuori posto in tempi diversi, ma per conoscere. Il primo periodo che andrei ad assaggiare sarebbe proprio quello in cui ha inizio il mio libro, l’anno Mille. Ho già vissuto il passaggio tra due millenni, ed è stato emozionante. Quanto sarebbe ancora più carico di emozione vivere la prima transizione da un millennio all’altro!

“Sangue due volte rosso” ha preso vita dopo una ricerca storica che è durata quanto tempo?

Potrei rispondere: “Tutta la vita, più o meno” e non sbaglierei. Però, in realtà, diciamo pure che qui ho barato. Sì, perché ho parlato di un periodo e di un luogo che conoscevo già molto bene, in quanto appassionata della materia. Ovviamente c’è stato uno studio mirato, la sola passione non basta, ma sinceramente non ne ho sentito il peso perché c’era già un forte inquadramento di base. Non dimentichiamo poi che ho un po’ forzato la mano alla storia, in questo romanzo, e infatti dichiaro subito che la città da me chiamata Cittadimare è solo un riferimento alla Salerno reale, ne prende spunto e suggestioni, ma resta un sogno.

Sempre in merito al tuo ultimo romanzo, c’è un personaggio che rappresenta il tuo alter ego?

In verità, no. Diciamo che il mio alter ego potrebbe essere rappresentato dalla città stessa, città che apprezzo profondamente per la bellezza, gli odori e i colori che la rendono viva.

Indubbiamente questo romanzo vuole essere un messaggio, un messaggio per l’umanità. Quale?

Non bisogna mai arrendersi al male, anche quando ci appare così seducente e… facile. Non ci sono scorciatoie. Occorre compiere la scelta giusta, anche se ci costa sacrificio.

Se potessi far parlare qui uno dei tre protagonisti, chi sceglieresti e come gli faresti invogliare i lettori a leggere “Sangue due volte rosso”?

Scelgo Raphael. Perché è il meno scenografico, il più umano dei diversi membri della Sacra Mano. Quello più vicino ai normali uomini e donne che popolano la terra. Gli altri hanno forza, o poteri, o fede. Raphael ha solo sé stesso.
Vi lascio con la sua descrizione che fa comprendere come ciascuno di noi sia importante nell’ottica dell’Umanità.

Era il più semplice, il più indifeso. Il meno importante, anche, a dirla tutta. Altrimenti perché, nella implicita posizione in cui si erano ritrovati nella Mano, a lui era toccato il mignolo?
Era anche il più paziente dei Cinque. E il più disposto ad accettare il suo incarico che lo lasciava sempre nell’ombra, un passo dietro gli altri. Ma se non avesse avuto anche lui la sua importanza, allora non sarebbe stato necessario. Erano tutti indispensabili, in fondo. Una mano è composta da cinque elementi e il mignolo è il dito che chiude il conto. In retroguardia.
Non gli era richiesto di affrontare i nemici, né di essere roccia e neppure voce. Lui era solo il collante che li teneva insieme. Nessun sacrificio, nessun gravoso impegno a cui ottemperare se non quello di essere sempre presente, forza pacata e rassicurante. Il custode delle loro anime.
Sé stesso, doveva soltanto essere sempre sé stesso. In questo era la sua forza.

Trama:Il romanzo inizia nel Medioevo e prosegue fino al 1999. La storia ruota intorno alla profezia che l’avvento di un nuovo millennio comporti cambiamenti di grande impatto e, non ultimo, il ritorno del demonio. Il romanzo inscena l’avvento di un gruppo di cinque cavalieri – la Sacra Mano – che inizieranno una lotta che si protrarrà poi nel corso dei secoli, anche attraverso la loro stessa reincarnazione, per opporsi al ritorno della Bestia nel mondo. Tra misteri, intrighi e sacri compiti, che metteranno i cinque anche davanti a valutazioni di carattere morale e spirituale, la lotta raggiungerà il 1999, anno in cui i giovani Miki, Lello e Gabry (che si scoprirà poi nel finale reincarnazione di tre dei cinque cavalieri “sacri”) si troveranno a fare i conti con una verità molto più grande di loro. Una verità che li vedrà prendere coscienza dell’eredità che hanno raccolto attraverso la reincarnazione e che li porterà a respingere il tentativo del Maligno di tornare nel mondo.

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