BlogTour “I medici-Lorenzo il Magnifico” di Michele Gazo – Le licenze storiche

Siamo giunti alla quarta, e ultima, puntata di questo Blogtour dedicato al romanzo “I Medici” di Michele Gazo. Il romanzo della serie TV in onda in questi giorni.

Michele Gazo ci racconta delle licenze storiche, dove finisce la storia e inizia la fantasia.

Fiction e Storia: nemici o alleati?

A conclusione di questo blogtour su “I Medici – Lorenzo il Magnifico”, romanzo ufficiale della serie tv di RaiUno, volevo cercare di rispondere alla curiosità di chi, approcciandosi alla narrativa storica, si domanda spesso dove finisca la realtà e dove inizi la fantasia in un’opera di questo tipo. In altre parole, quanto incida la licenza narrativa sul racconto di fatti storici.

Una doverosa premessa: il romanzo storico non è una cronaca, non è un libro di testo accademico e non è nemmeno un documentario; è un’opera che racconta, attraverso la rielaborazione romanzesca di una vicenda storica, il messaggio, il significato (o i significati) di quella stessa vicenda, al fine di emozionare, coinvolgere e arricchire chi legge, invogliandolo, se possibile, ad approfondire in un secondo momento su più qualificati testi di saggistica la materia trattata. Ecco perché il romanzo non può e non deve essere considerato un nemico della divulgazione storica, ma un suo potente alleato.

Da un punto di vista più strettamente personale posso aggiungere di essere dell’idea che un romanzo storico debba rimanere il più possibile aderente alla realtà dei fatti, e che l’autore debba limitarsi a modificare solo e soltanto quel poco che sia funzionale a rendere efficace la narrazione.

Nel caso di “I Medici – Lorenzo il Magnifico”, romanzo e serie tv, cosa c’è dunque di vero e cosa di inventato? Vediamo alcuni esempi di scene, attraverso cui ci si potrà fare un’idea del perché vengano a volte utilizzate le tanto famigerate licenze storiche.

Tre anni… d’agguato

In una delle sequenze iniziali della serie tv (e alla fine del primo capitolo del romanzo) vediamo Lorenzo e la sua famiglia subire un’aggressione armata mentre attraversano la campagna fiorentina. La scena si riferisce all’agguato subito da Piero de’ Medici (padre di Lorenzo) nel 1466 sulla via che da Careggi (storica dimora di villeggiatura dei Medici) portava a Firenze, un attacco sventato proprio da Lorenzo e da suo fratello Giuliano. Per motivi di “tempo diegetico” (il tempo così come è organizzato all’interno di una narrazione), nella serie tv l’agguato è stato spostato nel 1469, anno in cui la vicenda inizia. Inoltre, per compattare la trama ed evitare dispersioni, le motivazioni dell’aggressione riportate nella serie sono state semplificate e ricollegate all’intreccio principale (la lotta tra Medici e Pazzi). All’inizio del romanzo ho narrato anch’io un’imboscata, indicandola però come un agguato di minore importanza, uno dei tanti a cui potevano essere stati soggetti i ricchi Medici, avendo cura, nei dialoghi, di evidenziarne la somiglianza con l’attentato storico subito tre anni prima. In questo modo ho attuato un compromesso: ho iniziato con una scena d’azione che ricostruisce una dinamica storica ma ho evitato di collocare in una data diversa un evento realmente avvenuto.

La morte di Piero de’ Medici

L’ascesa al potere di Lorenzo è storicamente avvenuta in modo meno drammatico rispetto a quanto mostrato nella serie e nel mio romanzo: nella realtà avvenne semplicemente in seguito alla morte naturale di suo padre Piero; nella finzione, per esigenze questa volta di tensione narrativa, la presa del potere avviene prima che Piero sia morto, per esplicita volontà di Lorenzo, intenzionato a far fronte, prima che sia troppo tardi, a una duplice minaccia. Questo espediente è stato scelto perché permette di mettere alla prova il personaggio (è in effetti ciò che tecnicamente si chiama “varco della prima soglia”), costringendolo a scegliere tra l’affetto per suo padre (e quindi il suo voler restare “figlio”, giovane) e il suo senso di responsabilità nei confronti della propria città e dei propri concittadini (quindi il suo primo passo verso il sacrificio dell’amata giovinezza e l’ingresso nell’età adulta). La sua scelta lo proietterà nel secondo atto del romanzo, facendogli iniziare il suo cammino di formazione.

Negli anni del potere, oltre a doversi destreggiare tra rivalità familiari e a dover ripristinare il prestigio della Banca Medici (messo a rischio dalla cattiva gestione del padre), Lorenzo attuò storicamente alcune riforme nell’assetto del governo, come l’istituzione del Consiglio maggiore e il conferimento al Consiglio dei Cento della possibilità di promulgare leggi… Sia la serie tv sia il mio romanzo non si soffermano su questi aspetti perché non solo non sarebbero stati rilevanti dal punto di vista della trama ma la rappresentazione di dettagli così tecnici e specifici avrebbe rischiato di risultare ostico al lettore/spettatore e di rallentare anche l’intreccio e la tensione narrativa.

 

Cronaca di una giostra

La scena della giostra indetta per festeggiare le nozze tra Lorenzo e Clarice è storica, così come il fatto che la Regina dell’evento fu Lucrezia Donati, amante del Magnifico. Nel romanzo ho cercato di avvicinarmi il più possibile a come si svolse la competizione, rifacendomi direttamente alla fonte originale: la cronaca della giostra scritta da Luigi Pulci, poeta amico di Lorenzo nonché testimone oculare dell’evento. Vengono da lì i nomi del giudice, di alcuni altri cavalieri e persino i nomi dei due cavalli utilizzati da Lorenzo, donatigli rispettivamente dal re di Napoli (Falsamico) e da Borso d’Este (Baiardo). Persino il cambio di destriero tra un assalto e l’altro è storico. È invenzione invece come si svolge lo scontro con Francesco de’ Pazzi (e le macchinazioni messe in campo da Jacopo) ma anche l’esito della competizione: a Lorenzo venne effettivamente riconosciuta la vittoria, ma non per effettivo merito (come nella serie e nel romanzo). È lo stesso Magnifico a riportarlo con molta modestia nei propri diari: “Benché (…) di colpi non fussi molto strenuo, mi fu giudicato il primo onore cioè un elmetto fornito d’ariento, con un Marte per cimiero”.

 

Lorenzo: colpevole o innocente?

Una licenza storica presente nella serie tv (ma non nel romanzo) riguarda la posizione di Lorenzo in merito al saccheggio di Volterra. Nella serie vediamo come il Magnifico si opponga alla volontà degli altri priori di Firenze di attaccare militarmente la città di Volterra. Nonostante Lorenzo faccia di tutto per impedire l’assalto e il conseguente massacro, nessuno lo ascolta e il senso di impotenza lo logora profondamente. Questo fatto, nella serie, permette di rappresentare una sconfitta di Lorenzo che motiverà le sue scelte successive, innescando una trasformazione del personaggio. Nella realtà le cose andarono diversamente: fu proprio Lorenzo, infatti, a ordinare la punizione di Volterra, nonostante il parere contrario di svariati priori, cosa che poi, nonostante il sanguinoso saccheggio della città, a conti fatti portò numerosi vantaggi a Firenze e aumentò il prestigio e l’autorità del Magnifico tra i suoi concittadini.

Nel mio romanzo ho mantenuto la versione storica della faccenda, perché ho ritenuto che mi permettesse di dare maggiore complessità al personaggio di Lorenzo, mostrando anche i suoi reali lati oscuri e facendogli compiere gesta che richiedessero un riscatto morale, portandolo a un percorso di maturazione.

 

Il tempo dell’amore

Ho già accennato in una precedente puntata del blogtour al fatto che Bianca de’ Medici e Guglielmo de’ Pazzi erano già sposati all’epoca dei fatti narrati nella serie e nel romanzo. Ciò nonostante, sia gli autori della serie sia io abbiamo optato per mostrarli come ancora (segretamente) fidanzati. Questa piccola licenza storica ci ha permesso di imbastire una sottotrama che, come ho già scritto, richiama alla mente la vicenda di Romeo e Giulietta come è stata raccontata da Shakespeare, arricchendo il soggetto di mistero, romance, suspence e avventura. Nel romanzo, in particolare, la fuga d’amore di Bianca e Guglielmo è più lunga e presenta più scene d’azione, prima di ricongiungersi alla trama principale.

Quando la storia supera la licenza

Nella serie tv, a un certo punto della trama uno dei personaggi alleati dei Medici viene ucciso, pugnalato a tradimento per le vie di Volterra. Questa scena contiene due licenze storiche: la prima consiste nel fatto che il personaggio a essere ucciso, nella realtà, era un altro; la seconda consiste nel modo in cui avvenne l’uccisione. La vera vittima, un uomo politico, venne infatti assediata all’interno di un palazzo dotato di un’alta torre a cui venne poi dato fuoco. Soffocato dal calore delle fiamme e dal fumo, l’uomo risalì fin sulla cima della torre da cui poi cadde. Nella serie questa scena sarebbe risultata complicata da realizzare e inoltre avrebbe avuto un taglio un po’ troppo drammatico per il pubblico televisivo del prime time. In un romanzo invece non esistono problemi di questo tipo, e infatti nel mio ho provveduto a mantenere la storicità dell’evento e il personaggio reale, cosa che ha arricchito l’intreccio di una scena spettacolare di grande impatto. Il personaggio che muore nella serie, oltretutto, svolse invece storicamente un ruolo chiave in seguito, nella Congiura dei Pazzi, particolare che ho potuto mantenere nel romanzo.

Spero, con gli esempi che ho riportato, di aver soddisfatto almeno in parte la vostra curiosità e, magari, di avervi spinto ad approfondire la vicenda di Lorenzo il Magnifico… ma solo dopo che avrete letto il mio romanzo, naturalmente! 😉

a cura di Michele Gazo

 

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