Blu paonazzo – Giovanna Baldissin Molli

Trama

Donatello arrivò a Padova, da Firenze, alla fine del 1443. Il doge di Venezia Francesco Foscari, il signore di Firenze Cosimo de’ Medici, la famiglia di Erasmo da Narni, avevano richiesto il suo intervento per eseguire una tomba nella basilica di Sant’Antonio di Padova, destinata ad accogliere il corpo di Erasmo, capitano generale delle armate veneziane. Nella città, sottomessa a Venezia da circa quarant’anni, lo scontento della nobiltà contro la dominatrice lagunare serpeggiava e nella basilica di Sant’Antonio, divenuta luogo di frequentazione abituale per Donatello, un furto sacrilego scosse l’animo della comunità dei frati e dei padovani tutti, legatissimi a quella chiesa. Chiacchiere, sospetti, altri furti sacrileghi contribuirono a creare un clima di sospetti e ricatti, che coinvolsero anche Donatello. Solo nel 1453 la trama contorta trovò soluzione, ma a pagare un prezzo pesante non furono solo i colpevoli.

Recensione a cura di Roberto Orsi

          Ritratto di Donatello

“Blu paonazzo”. Un titolo curioso, non c’è che dire, per questo lavoro di Giovanna Baldissin Molli. Un libro che mi ha lasciato, in quanto lettore, più di quanto possa fare un semplice giallo storico.

Donatello, esimio scultore del XV secolo, viene inviato a Padova per eseguire una statua tombale in ricordo del comandante Erasmo da Narni, condottiero Veneziano da poco scomparso. Per l’amicizia che lega il doge Francesco Foscari al mecenate fiorentino Cosimo de’ Medici, quest’ultimo sceglie di affidare l’opera al suo artista più in voga in quel momento, per suggellare ancora una volta l’alleanza con la Serenissima.

Perché nessuno come voi ha dentro quel tendere di continuo alla vita, al suo carico di gioia e dolore, tristezza, disperazione, speranza e felicità, cattiveria e brutalità.

Queste le parole che Cosimo riserva a Donatello. Un biglietto da visita di un certo prestigio, non trovate?

L’autrice, docente di Storia delle arti applicate e dell’oreficeria nel Dipartimento dei Beni Culturali, ha studiato per lunghi anni le opere conservate all’interno della Basilica del Santo a Padova, soprattutto quelle che sono state realizzate proprio da Donatello.

Erano statue, le sue, tanto reali nei contenuti quanto capaci di trasfigurare gli aspetti del mondo naturale in una qualità più alta, bella, gentile, forte e ornata, misurata e insieme libera di accedere a nuove dimensioni di vita, tanto slegata dalle miserie umane quanto in grado di rivestirle di nuovi significati, di renderle degne e onorate, in grado di celebrare vita e morte.

  Crocifisso ligneo – Basilica del Santo a Padova

Durante la sua permanenza in quel di Padova, a Donatello viene chiesto di realizzare altre opere per la basilica di Sant’Antonio: il crocifisso ligneo e l’altare maggiore. Cosimo De’ Medici lo sprona a rimanere anche più del previsto, se necessario. Foscari ha bisogno di mantenere “calme le acque” tra i patavini. Ma la sparizione di due reliquie accresce la tensione in città e Donatello si trova, suo malgrado, coinvolto nelle indagini che ne conseguono.

Si potrebbe quasi dire che il giallo storico, in questo caso, faccia da sottofondo musicale a quello che ha tutta l’aria di essere un libro di storia dell’arte. Le descrizioni delle opere all’interno del romanzo hanno un fascino incredibile. Traspare l’approfondita conoscenza e l’amore per l’arte, che hanno ispirato l’autrice nella stesura di questo romanzo.

Incuriosito e affascinato da tali descrizioni mi sono sorpreso a cercare più di una volta le immagini di tali opere sul web, e a stupirmi della precisione delle parole utilizzate nel testo. Le fasi di realizzazione dell’altare maggiore della basilica di Sant’Antonio da Padova, solo per citare un esempio, spiegate direttamente da Donatello ai suoi assistenti lasciano meditare sulla grandezza e sulla grandiosità dei nostri artisti Italiani.

Donato non amava interrogarsi sui significati profondi delle immagini. Credeva che gli edifici – certo, anche le architetture – come le pitture, e le sculture, le vetrate, o ogni cosa ove fossero stati deposti colori e linee, alludessero a significati più o meno palesi, ma soprattutto colmassero l’andare verso la fantasia, la bellezza, l’ordine. Dove c’erano bellezza e armonia c’era un riflesso della creazione, della perfezione divina, verso cui bisognava tendere.

L’autrice ci regala un Donatello umano, con le sue ansie, i suoi timori, l’amore per la patria. La voglia di tornare a Firenze è forte, tanto da voler completare il prima possibile l’opera commissionata dalla famiglia di Erasmo da Narni e dal Doge Foscari e abbandonare la città di Padova. Ma i piani vengono sconvolti regolarmente e Donatello, invischiato nelle indagini per il furto di reliquie a stretto contatto con la nobiltà e la curia cittadina, si trova costretto a rimanere lontano da Firenze. A rendere meno amara la permanenza in terra patavina, la conoscenza di Ymiza, servetta della Generala Giacoma da Leonessa, vedova del condottiero Erasmo.

           Basilica di Sant’Antonio – Padova

Tanti personaggi reali dell’epoca prendono parte alle vicende narrate. Tra questi anche quell’Andrea Mantegna, pittore e incisore italiano, formatosi nella bottega padovana dello Squarcione, dove matura il gusto per la citazione archeologica; il Mantegna viene a contatto con le novità dei toscani di passaggio in città quali Filippo Lippi, Paolo Uccello, Andrea del Castagno e, soprattutto, il nostro Donatello, dai quali impara una precisa applicazione della prospettiva.

Una menzione particolare per i personaggi femminili del romanzo, a partire dalla Generala già menzionata, attraverso le parole dell’autrice Giovanna Baldissin che ne descrivono perfettamente le capacità e la forza:

Eppure in quella Padova, dove, come dovunque, erano gli uomini a decidere che cosa, quando, come e perché, a esibire come trofei e merce in vendita sul mercato matrimoniale ad alto prezzo le figlie, agghindate in modo tale da far tuonare i frati predicatori dell’Osservanza, ecco, in quella Padova affioravano, spesso grazie alle loro tombe, donne che avevano alzato la testa e usato l’intelligenza che aveva loro dato Dio, distribuendo talenti e difetti, credeva Donatello, con equità.

Blu Paonazzo è un libro che mi sento di consigliare caldamente agli amanti dell’arte, che spesso nel corso della storia ha regalato pagine da “giallo storico” d’autore.

 

Copertina flessibile: 184 pagine

Editore: Il Prato (12 dicembre 2017)

Collana: Storie venete

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8863364222

ISBN-13: 978-8863364224

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