Era solo il mio nome – Salvo Salerno

Trama

In questo libro si racconta di una mitica “coppia perduta“, due celeberrimi personaggi fatali dell’epica. Un’atmosfera rarefatta e visionaria pervade questa storia originale, che, narrando il tormentato dialogo sentimentale tra i due, li intravede precursori delle spedizioni elleniche verso l’Occidente fino a una mitica fondazione… Un tributo devozionale di Salvo Salerno alle origini culturali della sua città e del nostro mondo “illuministico” in senso più generale. Per raccontarlo, l’autore si è interamente immerso nella più pura e audace traslazione stilistico-narrativa, adoperando appositamente una raffinata formula di scrittura staccata dalla contemporaneità. «Si tratta di una scelta stilistica precisa che ha rispondenze anche con la struttura stessa del racconto… non sarà difficile osservare, infatti, che una forma di isolamento linguistico sottolinea a sua volta un parallelo isolamento narrativo… a ben vedere, un mondo a parte… Perché il mito, sotto la sua penna, assume ora anche questa nuova funzione, quella di guardare al futuro riscrivendo il proprio passato, che è come dire ricostruire una coscienza a partire da un’altra coscienza». (Gian Paolo Renello)

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

Scrivere una recensione da comune lettrice, quale io sono, dopo aver letto la disamina assolutamente perfetta di Gianpaolo Renello alla fine del libro, mi riesce veramente difficile. Proverò a dare un giudizio puntando, come sempre, sulle sensazioni che mi ha lasciato questo romanzo.

La cosa che colpisce subito è l’introduzione “eroi capovolti” che fa l’autore ed è un vero e proprio piccolo saggio di filologia. Salvo Salerno ricostruisce un verosimile dialogo tra Elena ed Ulisse, una sorta di confronto tra queste due figure mitologiche, all’alba della distruzione di Troia. La scena si svolge sulla spiaggia, nella tenda di Ulisse,  la città che ancora brucia alle loro spalle. L’autore ha la capacità di descriverli in maniera vivida, come se li avessimo davanti mentre si snoda il racconto.

Su di loro aleggia la presenza della saggia dea Atena, che è la voce narrante del racconto e che prende parte al dialogo come muta spettatrice, mossa da mera curiosità verso i due amanti mancati:

“Non puoi nascondere a me, la civetta che vede nel buio, il progetto che stai covando …. Apposta sono venuta qui a sostenerti mentre tessi la tua ultima trama …. Ulisse lo stratego degli artifizi che suscitano stupore ai mortali e irritano gli immortali.”

I due protagonisti si interrogano sul loro passato e sul mito legato al loro nome, Elena distruttrice di popoli, l’adultera dalla sfolgorante bellezza e Ulisse l’ingannatore scaltro. Il racconto si svolge tutto in una notte durante la quale, i due, ripercorrono tutte le traversie che li hanno portati a quel punto, l’uno di fronte all’altra come fossero nudi: il loro primo incontro avvenuto a Sparta, Ulisse era tra i pretendenti alla mano di Elena, il suo ingegnoso patto di muto soccorso tra tutti i convenuti nel caso si fosse verificato un attacco, il suo stratagemma per non partire per la guerra e il suo magistrale progetto del cavallo per espugnare la città.

Ma quello che più di tutto mi ha colpita ed emozionata è la figura di Elena resa dall’autore. Salvo Salerno con parole delicate e sensibili ci racconta di questa donna, dei suoi rapimenti, della scelta del marito, del suo folle gesto di scappare abbandonando anche la figlioletta, del suo rendersi conto di aver commesso un errore a concedersi a Paride, rivelatosi subito un inetto, e poi costretta da Priamo a risposarsi con il cognato Deifobo, alla morte del fratello e infine tratta in salvo da Ulisse e portata al riparo nella sua tenda.

E’ come se l’autore volesse ridare dignità a questo personaggio bistrattato dalla storia : “cagna” la definisce più volte Omero. Mentre l’autore la descrive così:

“Rapita, mi trovo, ancora una volta, questo è il mio sortilegio che non finisce mai. Ma tu cosa vuoi da me, dalla cagna perversa, come tutti mi chiamano, conducimi ora al consorte, tuo compagno di vendette e si prenda pure le sue soddisfazioni …. Che si metta una fine a questa storia allucinante, non aspetto più altro …. Prima sposata con la ragione del partito e poi svanita come una baccante invasata …. (con questa bella frase ad effetto la definisce Ulisse, il vanax)   …..Così proprio io che avevo voluto essere libera invece restai prigioniera della mia ribellione …. Con la consapevolezza  che il trofeo conteso da assalitori e difensori, non ero io, era solo il mio nome … non ero mai stata la ragione della vostra guerra, ma lo furono certamente le vendette e le ambizioni di conquista dei re coalizzati.”

In quella tenda si instaura una sorta di intimità tra i due, è lì che Ulisse pensa un altro piano, dove si intravede una via di fuga , un’isola nell’isola: la mitica città di Ortigia in Sicilia all’alba di un nuovo mondo sorretto da nuove regole, dove possono finalmente liberarsi dal fardello del loro nome. Elena deve solo decidere se prendere parte a questa nuova avventura che lui gli propone, un altro inganno che potrebbe portarli lontano, verso un possibile futuro insieme. A lei spetta solo l’ardua scelta, una scelta ardita forse, ma ricca di enfasi.

Il racconto termina con un originale finale a sorpresa che mi guardo bene dallo svelare, ma che lascia intravedere un piccolissimo spiraglio, dove io spero di trovare un seguito in un prossimo futuro. Sarebbe fantastico se il racconto si trasformasse in un vero e proprio romanzo sulla coppia perduta.

Questo non è un romanzo semplice ma molto profondo, pieno di sottintesi e di rimandi a episodi della mitologia. Una scrittura raffinata, sensibile e al tempo stesso elaborata. Per capire appieno il libro l’ho letto due volte, mossa, non solo dal piacere di gustare ogni sua parte, ma anche per cogliere e studiare bene tutto “ il tra le righe” di questi due amanti mancati di cui si percepisce ancora la forte attrazione che li lega.

Copertina flessibile: 112 pagine

Editore: Algra (2 maggio 2017)

ISBN-10: 8893411148

ISBN-13: 978-8893411141

Link d’acquisto: Era solo il mio nome

 

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