I misteri dei Montefeltro nella “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca – prima parte

A cura di Monia Fratoni

Nel Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche, c’è un’opera misteriosa,
considerata un enigma nella storia dell’arte perché vari studiosi hanno scritto più di quaranta libri nel
tentativo di decifrare l’identità dei personaggi che vi sono raffigurati. L’opera è la “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca. È una piccola tavola di 60 x 80 cm capace di rapire e intrigare l’immaginario collettivo per il mistero che l’avvolge, indecifrato da tanti secoli. L’opera è nata a Urbino, pensata come una scatola perfetta di prospettiva che rappresenta, a sinistra il momento della flagellazione di Cristo e a destra tre misteriosi personaggi che sembrano, in abiti rinascimentali, conversare tra loro in un muto colloquio, avvolti in un senso di immobile staticità. Perché, si sono chiesti gli storici dell’arte, la scena che dà il titolo all’opera è stata dipinta in secondo piano rispetto alle tre figure che sicuramente alludevano alla contemporaneità del pittore?

Per secoli ci si è interrogati sull’identità dei tre personaggi in primo piano, avanzando mille ipotesi. Voglio proporvi una tesi, meno nota al grande pubblico, ma sicuramente affascinante, sulle cui fonti storiche molti studiosi locali hanno trovato carte inedite che ci raccontano una storia diversa. Una storia particolare che racchiude un mistero su una figura storica sconosciuta ai più e legata al duca Federico da Montefeltro e alla splendida corte urbinate. Innanzitutto la tavola della Flagellazione fu scoperta nella sagrestia del duomo e una particolarità la lega alla storia di Urbino: non è mai uscita dalla se non nel 1975, quando venne rubata insieme alla Madonna di Senigallia e alla Muta di Raffaello e ritrovata miracolosamente in Svizzera. Sulla tavola c’era un’iscrizione “CONVENERUNT IN UNUM”, oggi scomparsa.

Federico da Montefeltro

La Flagellazione è, quindi, sicuramente legata alla storia di Urbino. Questa tesi identifica la figura centrale, il giovane biondo, vestito di rosso, con Oddantonio da Montefeltro, primo duca di Urbino. Si riteneva infatti Federico, secondo la storiografia ufficiale, un figlio illegittimo del conte Guidantonio da Montefeltro con una donna del popolo. Quest’ultimo, non potendo avere figli (solo in tarda età la moglie Caterina Colonna dette il tanto desiderato erede maschio Oddantonio) aveva legittimato Federico per la successione del governo di Urbino e di tutto il Montefeltro. Nel momento dell’arrivo dell’erede legittimo Oddantonio, Federico venne allontanato da Urbino e mandato a Venezia e poi alla scuola di Vittorino da Feltre. Egli divenne un grande capitano di ventura e un grande umanista.

Alla morte del conte Guidantonio nel 1443, Oddantonio divenne primo duca d’Urbino. Ma il governo di Oddantonio durò appena un anno perché nel 1444, con la congiura dei Serafini, precisamente nella notte del 23 luglio, il duca venne ucciso e defenestrato da Palazzo Ducale. Il suo corpo venne trascinato con violenza nelle strade di Urbino, privato dei genitali, perché non solo era accusato di

Giovanni Bessarione

malgoverno ma anche di aver stuprato alcune nobildonne sposate con ricchi signori d’Urbino. In quel momento Federico, che si trovava nei pressi di Pesaro venne chiamato a Urbino e acclamato da tutti come signore della città e di tutto il Montefeltro.

Il personaggio a sinistra nella tavola pierfrancescana è identificato come Giovanni Bessarione, uno spirito illuminato, un greco. Lo si capisce anche dal copricapo orientale, colui che era stato uno dei promotori della conciliazione tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente nel concilio che si tenne a Firenze nel 1439.

Ma la figura più enigmatica è sicuramente quella che si trova all’estrema destra dell’opera di Piero: il personaggio vestito con un abito di broccato blu e oro (i colori dello stemma dei Montefeltro) e con i capelli rasati. L’identità di questo personaggio viene rivelata da altri segni. Da alcuni studi, nella Flagellazione risalta la ripetizione costante del numero 8:

  • I personaggi sono otto
  • La stella a otto punte del pavimento in prospettiva immaginato di essere visto dall’alto
  • Otto sono le volute dei capitelli
  • Otto le aperture del campanile (due per ogni lato) nella parte dove si trovano i tre personaggi
  • Uso della sezione aurea con la sequenza numerica aurea del 3 (tre persone in primo piano- 5 persone nel pretorio e 8 quelle totali)

Chi è la terza persona raffigurata in primo piano nel dipinto? E che riferimento ci sarebbe con la ripetizione del numero 8? Ve lo svelerò nel prossimo articolo, ma se intanto volete provare a documentarvi….

 

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