Il devoto giacobino – Pierpaolo Garbaccio Bugin

Trama
Maggio 1799. Nel borgo di Mosso Santa Maria, nel Biellese, Don Pietro, dopo essere stato esiliato da Biella, a seguito dell’assedio di un convento da parte di giacobini, collabora con il parroco Don Antonio. Di ritorno dalla messa la perpetua Onorina lo informa che il notaio Gallis è stato ucciso sulla strada. Don Pietro nel raggiungere il luogo del delitto incontra un soldato francese, una vedova e un carbonaio. In canonica si discute del misfatto. Fra gli altri sospetti ci sono un funzionario piemontese dall’accento francese e la moglie dell’avvocato Decanti, presunta adultera. Fra pedinamenti, ricatti, traffici d’armi e spionaggio, la microstoria di un villaggio montano s’intreccia con la grande Storia che si muove nella pianura.

 

Recensione a cura di Daniela Anna Dutto
La vicenda è ambientata in un microcosmo, il borgo di Mosso Santa Maria, nel biellese, un paese arroccato sulle colline di argilla…

acide, piene di argilla, a ogni rovescio d’acqua dovevano essere riportate in ordine. In più, smottamenti e rivoli ne portavano a valle ampie fette

Abitate da pastori e contadini, gente dura, temprata, povera che per sopravvivere integrano i magri pasti persino con i serpenti.

vide addirittura alcuni margari scuoiare e mangiare i serpenti.

I luoghi riportati nel romanzo, come l’oratorio di San Lorenzo e Santa Liberata, la piazza antistante la chiesa e il cimitero della città sono stati descritti, come indicato dall’autore, sulla base di documenti e riproduzioni dell’epoca.
Ed è qui tra questi sentieri, stradine di campagna e il centro del paese con la chiesa, la canonica e la piazza principale che si sviluppa la vicenda narrata; è un thriller perché il notaio Gallis viene rinvenuto cadavere ed è stato piacevole ritrovare il mio dialetto piemontese in alcuni dialoghi:

«L’nodar Gallis. Massà!» la bocca era sbarrata e il giovane volto appariva d’un tratto invecchiato e tirato, come se avesse visto il demonio

Ma i personaggi sono degni di una commedia noir: Don Pietro improvvisato detective; Rosa una giovane vedova troppo gentile con i soldati di Napoleone; la moglie dell’avvocato Decanti, più interessata all’insegnante dei figli che al marito; la Sandrina allegra e civettuola serva della taverna; un sospetto funzionario venuto da un altro paese “un forestiero” tale Giovanni Malperga; un carbonaio dall’atteggiamento ambiguo
L’autore ci regala il brivido della ricerca dell’assassino ma accompagnato da scene esilaranti.
E così ritroviamo Don Pietro nascosto in una stalla puzzolente per origliare i racconti di due sospettati trattenendo il fiato e rischiando di soffocare dalla puzza, o lo vediamo imbarazzato quando interroga la servetta che lo provoca mostrando il petto generoso; seguiamo Ermenegildo Groppello, il precettore del ricco signore del paese, che trascorre il tempo a raccogliere pettegolezzi dalla servitù anziché svolgere il suo lavoro di insegnante.

La storia si sviluppa tra pedinamenti sulle colline, sospetti, ricatti, vecchi dissapori di famiglia che tornano a galla, segreti e alla fine, con un colpo di scena, si scopre che in quel paesino nessuno è in realtà quello che appare.
Sullo sfondo la lotta dei giacobini nella grandi città come Biella e Torino i cui echi arrivano fin nei piccoli villaggi. Lo stesso Don Pietro ha dovuto abbondare il convento di Biella per quelli che avevano la “fisima della coccarda”. Si avverte l’ondata di diffidenza e paura che pervade il paese e questo, in parte, andrà ad annebbiare il giudizio dei Don Pietro nella ricerca del colpevole.

In questo romanzo ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi precisa, dettagliata ma con una vena ironica e divertente. E così ci viene descritto Don Antonio a volte più interessato al buon cibo che alla preghiera

Don Antonio (…) stava chiedendo al signore di dargli la forza di non cadere più nei peccati di gola: lo spezzatino dell’Onorina, il formaggio fritto, la palla di polenta…

La Maddalena Decanti, moglie dell’avvocato, altezzosa e sempre attenta a non confondersi con i suoi compaesani da lei definiti sporchi zoticoni.

Non lasciava trapelare nessuna emozione, teneva la testa inclinata a mo’ di Madonna sofferente. Roteava impercettibilmente gli occhi scuri, dello stesso tono dei capelli raccolti…

Don Pietro quel prete ancora giovane e fresco, dai modi distaccati ma addolciti dalle buone maniere, dal tono di voce convincente, era riuscito a farsi ben volere da quel gregge di montanari.

Il mio augurio è che lo scrittore non interrompa la sua produzione e ci regali altre “inchieste di Don Pietro”.

Copertina flessibile: 87 pagine
Editore: Il Seme Bianco (3 maggio 2019)
Collana: Arenaria
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8833611493
ISBN-13: 978-8833611495
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