Il Santo Graal tra leggenda e realtà (Parte VI) – Dove si trova ora il Graal?

Laura Pitzalis è ancora in giro per il mondo alla ricerca del Santo Graal e oggi ci invia altre notizie relative alle possibili attuali ubicazioni della preziosa reliquia. Siete pronti per un nuovo viaggio? Ci recheremo addirittura negli Stati Uniti d’America!

Se vi siete persi il resto della rubrica

Castello di Montsegur

Andato disperso il culto di Zoroastro, la sua eredità e alcune delle sue dottrine passarono ai Manichei e in seguito ai Catari o Albigesi.

Questi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, attraversando la Turchia e i Balcani, quindi si erano stabiliti in Francia nel XII secolo. La loro storia volse al termine nel 1244, quando, dopo una lunga persecuzione da parte del Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro fortezza di Montsegur.Ipotizzando che i Catari avessero portato il Graal proprio a Montsegur questo dovrebbe ancora trovarsi in qualche impenetrabile nascondiglio proprio da quelle parti. Ancora una volta la letteratura arturiana ci offre uno spunto di riflessione, infatti il Castello del Graal viene chiamato “Munsalvaesche“, ovvero “Monte Salvato” oppure ” Monte Sicuro”. Sono stati in molti e per svariati motivi ad interessarsi al Castello di Montsegur, ultimo il colonnello delle SS Otto Rahn, il quale durante gli anni ’30 intraprese alcuni scavi proprio in questo sito, oltre che in altre fortezze Catare, e tutti sappiamo quanta importanza desse Hitler a questo tipo di reliquie.

Rimane però da ricordare che la storia dei Catari e lo stesso Castello di Montsegur, sono all’origine di altre teorie ancora più sorprendenti, anche se alla fine coerenti con quanto appena raccontato.

Si vocifera da più parti che i Catari non conservassero in realtà il Santo Graal, bensì il corpo di Maria Maddalena; questa teoria è stata lo spunto per molte opere di ricerche ma anche per altrettanti voli di fantasia. Il filone più proficuo nell’ambito della ricerca è stato sicuramente quello inerente ai fatti accaduti nel paesino di Rennes le Chateau, fatti che sembrano avere un sottile legame proprio con i Catari, la Maddalena e il Castello di Montsegur. La teoria che sposa tra loro queste vicende vuole Maria Maddalena come moglie di Gesù e madre della sua stirpe reale, il Sang Real o San Graal; ma in fondo il Graal sarebbe un calice, un contenitore e non assolve forse la stessa funzione il grembo di una madre?

Valencia

La tradizione aragonese narra che il Santo Graal fu usato dagli Apostoli a Gerusalemme anche dopo che Gesù lo utilizzò come calice dell’Ultima Cena. Pietro lo avrebbe poi portato ad Antiochia e quindi a Roma e qui utilizzato da numerosi Papi per il Rito fino a Sisto II  che, prima di essere messo a morte durante le persecuzioni contro i cristiani, lo avrebbe consegnato al diacono Lorenzo (il futuro San Lorenzo), il quale riuscì a farlo arrivare nella sua città natale, in Spagna, a Huesca. Siamo nel 258 d.C.

Inizialmente il Sacro Calice potrebbe essere stato nascosto nelle cavità delle montagne aragonesi , la prima data certa è il 1134, quando un canonico di Saragozza scrisse di aver visto la reliquia nel monastero di San Juan de la Peña e lo descrive come ‘Il Calice dell’Ultima Cena’.  Venuto a sapere che la reliquia si trovava in Spagna, il re Martino I convinse i monaci a donarglielo ed esiste la documentazione di questa donazione, datata 26 settembre 1399. Il re, che aveva una collezione di ‘reliquie’, lo portò a Saragozza, nel palazzo reale dell’Alajaferia,dove rimase vent’anni.

Per un breve tempo fu brevemente trasferito a Barcellona, ma alla morte del re, secondo un documento dell’Archivio del Regno di Valencia, la sua vedova, Margarita de Prades, ne fece dono alla città di Valencia.

Nel 1424 il re Alfonso il Magnanimo donò il  Santo Calice alla cattedrale nel 1437 e da allora il Santo Graal non lasciò mai la sua nuova ubicazione, eccetto che per due periodi : tra il 1809 -1812 durante l’occupazione spagnola dell’esercito Napoleonico quando  fu portato a Ibiza, e la seconda nel 1936-’39 durante la Guerra Civile Spagnola quando pare sia stato conservato dalla gente di Valencia che se lo passava di casa in casa per farne perdere le tracce.

 León (Spagna)

Il calice di Doña Urraca, conservato nella basilica di San Isidoro a León, in Spagna, sarebbe secondo due studiosi spagnoli, Margarita Torres e José Manuel Ortega del Rio, il Santo Graal. La ricerca dei due, durata tre anni, ha portato a far affermare loro che quel calice di onice, adornato di gioielli, era proprio il calice che utilizzò il Cristo nell’ultima cena.

Ma come sono arrivati i due storici spagnoli a questo calice di Leon? I due ricercatori hanno iniziato i loro studi in Egitto, a Il Cairo, dove si sono imbattuti in delle pergamene arabe che raccontavano la storia del Santo Graal. Secondo gli scritti di queste pergamene, il Santo Graal era descritto come una coppa con decorazioni di gioielli, zeffiri, ornamenti vigorosi. Esso fu rubato dai musulmani da Gerusalemme durante le Crociate e portato a Il Cairo, dove, per mascherarlo, fu rivestito di gioielli vari.

Qualche secolo più tardi, sempre secondo i manoscritti, fu donato al re di Spagna, Ferdinando I di Castiglia, per ringraziarlo per un aiuto economico durante una carestia in Egitto. Probabilmente non fu donato come Santo Graal ma solo come una coppa dall’estimato valore visto i tanti gioielli che la rivestivano. Essa poi, fu donata dal re alla figlia Urraca, e dal 1050, quindi, è noto come “calice di Donna Urraca”.

Glastonbury (UK)

Dopo lunghe peregrinazioni, Giuseppe d’Arimatea giunse a Glastonbury, dove la tradizione vuole che abbia conficcato il proprio bastone nel terreno e che lo stesso bastone si sia miracolosamente trasformato in un roveto.

Questa è una delle tante tradizioni che legherebbero Glastonbury al Santo Graal; a rigor del vero, l’elemento narrativo del cespuglio magico ricorre nella letteratura locale fin dal 1520, identificandolo con il roveto di Wearyall Hill, che fioriva straordinariamente due volte all’anno: nel periodo di Natale e nel mese di Maggio. Il cespuglio venne distrutto durante la Guerra Civile Britannica, tuttavia, alcuni suoi germogli vennero recuperati e piantati nelle vicinanze dove fiorirono altrettante piante. Un team di botanici, esaminando i cespugli, concluse che la specie non era originaria della Gran Bretagna, bensì del Medio Oriente.

Proprio a Glastonbury Giuseppe d’Arimatea portò la Sacra Coppa e la affidò ad un gruppo di non ben identificati “Guardiani”, i cui discendenti l’avrebbero custodita fino ai nostri giorni.

Durante il primo millennio, alcuni monaci di Glastonbury, dichiararono di avere rinvenuto due ampolle che sarebbero state sepolte insieme a Giuseppe d’Arimatea e di cui è possibile ammirare la raffigurazione sulle vetrate della chiesa di S. John, sempre a Glastonbury. Purtroppo le due ampolle non vennero mai esposte al pubblico ed è quindi impossibile capire se siano permanete esistete.

La leggenda più popolare riguardo ai fatti accaduti in questo luogo della Gran Bretagna, racconta invece di come Giuseppe d’Arimatea prese coscienza dell’enorme potere della reliquia che si portava dietro e per evitare che cadesse nelle mani sbagliate, scavò un pozzo all’ombra di un maestoso albero e vi seppellì il Graal.

Esiste in effetti, tra due bassi rilevi collinari, un luogo chiamato “The Tor” (in inglese, picco o sommità rocciosa) e sarebbe il luogo che la tradizione popolare ha designato come “The Chalice Hill” (La Collina del Calice); si tratta effettivamente di un pozzo noto come “The Chalice Well” (“Il Pozzo del Calice”).

La tradizione popolare, probabilmente, ha voluto identificare il Chalice Well con il pozzo di Giuseppe d’Arimatea a causa della curiosa colorazione rossastra dell’acqua contenuta nel primo, colorazione presumibilmente imputabile alla massiccia presenza di ossidi di ferro e associata dal folclore locale al sangue di Gesù.

Curiosamente, questa cavità è effettivamente legata addirittura non a una bensì a due antiche coppe: La prima , in legno d’ulivo, fu realmente rinvenuta nel pozzo qualche secolo fa ma risultò essere un artefatto rituale celtico; la seconda coppa fu invece oggetto di lunghe ed estenuanti ricerche da parte del celebre occultista John Dee il quale, nel 1582, si recò in più di un occasione a Glastonbury, poiché era fermamente convinto che il Pozzo del Calice fosse il nascondiglio segreto di un vaso contenente l’elisir dell’eterna giovinezza.

E’ anche importante precisare che la presenza nel I secolo di Giuseppe d’Arimatea in Gran Bretagna è stata storicamente provata, soprattutto da un documento del 1601 che riporta la trascrizione dell’arrivo di Giuseppe a Marsiglia e del proseguimento del suo viaggio alla volta della Britannia.

Altri documenti provano la sua presenza in Gallia e i suoi nuovi spostamenti sul suolo Inglese.

In seguito allo scisma del 1535 e alle continue persecuzioni anticlericali, i monaci di Glastonbury decisero di spostare il Graal, nascondendolo nel feudo di Nanteos Manor, nel Galles; , una antica tradizione relativa a questi fatti narra che, alla morte dell’ultimo dei monaci, custodi del Graal, la coppa venne affidata al feudatario.

Alcuni studiosi ritengono che questo “Graal”, una coppa in legno d’ulivo del diametro di circa quindici centimetri, alla morte dell’ultimo signorotto, avvenuta nel 1952, sia stato consegnato ad altre persone e che attualmente sia custodito nel caveau di una banca.

Oak Island ( Stati Uniti)

Una teoria molto affascinante si riferisce al Graal come ad un vero e proprio tesoro materiale, collocandone il nascondiglio su una piccola isola canadese situata presso Mahone Bay, Oak Island.

Narra la leggenda che nel 1795, Daniel Mc Ginnis (o Mc Innis) si accorse che al centro di una vistosa depressione del terreno si trovava un albero al quale era stata montata, su di un ramo, una carrucola. Era quello il periodo nel quale fiorivano le storie misteriose riguardanti l’isola di Oak, soprattutto quelle relativi ai tesori che vi si troverebbero; una depressione ed una carrucola erano sicuramente indizi riguardanti qualcosa di nascosto e viste le storie che si narravano, probabilmente si trattava di un tesoro.

Recatosi sul posto in compagnia di due amici, Daniel intraprese uno scavo, malgrado fosse vistosamente ostacolato dagli abitanti del luogo; l’opera alla fine dovette arrestarsi ma rimase la leggenda. Per lungo tempo lo scavo intrapreso da Mc Ginnis venne ricercato da esploratori e cacciatori di tesori, fino a quando un certo Simeon Lynds, riprese finalmente l’opera interrotta.

Andando sempre più in profondità, ci si accorse che vi erano strati di legno ad intervalli regolari, ogni 10 piedi, e strati di materiale non sedimentario; giunti a 90 piedi venne fuori una pietra lavorata, recante una incisione mai decifrata. Quando ormai sembrava che il tesoro fosse vicino, lo scavo si allagò e malgrado gli interventi per tentare di ripristinarlo l’opera venne di fatto interrotta.

Da quel momento ad oggi molti hanno sfidato il mistero dell’isola di Oak ma nessuno è riuscito a venirne a capo; quella che sembra a prima vista una facile impresa si è rivelata nel tempo una vera e propria sfida, infatti, più si scende nello scavo più diventa difficile continuarlo. Chi architettò un così ingegnoso nascondiglio? A quale scopo? E, soprattutto, per proteggere cosa?

Un tunnel, costruito con immane sforzo, rende impossibile lo scavo, allagando il sito non appena si giunge ad una certa profondità; un tale ingegnoso meccanismo non può essere nato per nascondere qualcosa di poco conto; in questo senso molti pensano si tratti del Santo Graal.

Cappella di Rosslyn (Scozia)

Eretta da Sir William Sinclair, la Cappella di Rosslyn è stata citata e osannata da grandi personaggi e da sempre è rimasta al centro di molti misteri.

Durante l’epoca della Riforma, l’edificio venne abbandonato e le statue che l’adornavano nascoste e mai più ritrovate.

La Rosslyn Chapel, detta anche Collegiata di San Matteo, è riccamente decorata con simboli biblici, massonici, pagani e appartenenti alla tradizione dei templari. Elementi decorativi rappresentanti scene della vita di Gesù si amalgamano con figure umane, angeli, margherite, rose, gigli, stelle, foglie, piante di mais. Proprio il mais rappresenta uno dei tanti misteri di Rosslyn, poiché al tempo della sua costruzione questa pianta non era stata ancora scoperta.

La leggenda narra che Sir William costruì la Cappella servendosi di templari travestiti da scalpellini, gli stessi templari sfuggiti alla persecuzione del 1307; questo racconto è stato il supporto principale alla tesi che il Graal si trovi proprio nei sotterranei dell’edificio, qualcuno sostiene che qui si celi un segno segreto il quale, una volta decifrato, rivelerebbe l’ubicazione del Santo Graal oppure il famoso Tesoro dei Cavalieri Templari.

Esistono anche sostenitori della tesi che Rosslyn sia il punto di partenza delle famose “lay lines”, linee di energia che attraverserebbero la Gran Bretagna e l’intero pianeta, tradizione molto antica e conosciuta già in Oriente.

Ci sono inoltre coloro che affermano che la Rosslyn Chapel riproduca la struttura originale del Tempio di Salomone a Gerusalemme, e, per provarlo, indicano come la Colonna dell’Apprendista , la colonna più ornata di tutta la cappella e rappresentante figure tratte dalla mitologia nordica, e la Colonna del Maestro, rappresentino le colonne di Boaz e Joachim situate nel Tempio di Salomone.

 

Le fonti

 

https://www.fashionfortravel.com/santo-graal-cattedrale-valencia/

https://it.blastingnews.com/cronaca/2014/04/trovato-il-calice-del-santo-graal-a-sostenerlo-due-storici-spagnoli-0080755.html

http://www.templaricavalieri.it/santo_graal.htm

https://siviaggia.it/borghi/borgo-basilicata-sacro-graal/206548/

https://www.goticomania.it/misteri-del-gotico/i-segreti-di-glastonbury.html

https://lupoedraghina.wordpress.com/tag/la-leggenda-del-re-pescatore/

http://www.acam.it/dove-si-trova-il-sacro-graal-i-luoghi/

http://www.cerchinelgrano.info/sacro_graal.htm

http://www.viaggizainoinspalla.com/2016/08/10/valencia-santo-graal/

https://www.focus.it/cultura/mistero/dove-nascosto-il-sacro-graal

https://napolipiu.com/la-ricerca-del-sacro-graal-porta-a-napoli-al-maschio-angioino

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