Inquisizione Spagnola – quarta parte

A cura di Sara Valentino

L’accusato, nella maggior parte dei casi si trovava dinanzi al tribunale senza sapere ancora per cosa doveva essere inquisito, né chi erano i suoi accusatori e delatori. Obbligato a giurare la verità delle sue affermazioni, veniva interrogato sulle sue usanze, sui suoi comportamenti, sulle sue conoscenze tenuti ultimamente. Oltre al rogo, poteva essere condannato alla memoria dell’infamia, all’ostensione, cioè, dei “sanbenitos”, tuniche di colore giallo (o nero, nel caso delle condanne a morte) con una croce rossa al centro, che dovevano essere portate, in molti casi, per tutta la vita (oppure venivano appesi nella chiesa con, ricamati in modo visibile a tutti, i nomi dei penitenti). Altra pena temuta era la dichiarazione di inabilità, ovvero la privazione dei diritti civili e, quindi, la possibilità di svolgere professioni pubbliche civili o religiose. Infine potevano essere confiscati anche tutti i suoi beni, facendo cadere sul lastrico intere famiglie. A onor del vero va detto che la Chiesa si oppose ai metodi portati avanti dall’Inquisizione spagnola. Molti furono gli ecclesiastici che si indignarono contro i suoi procedimenti brutali. Lo stesso successore di Sisto, Innocenzo VIII, scrisse, invano, due volte al re per invocare compassione e clemenza per i conversos.In questo vortice crescente di abusi giuridici e civili da parte dell’Inquisizione spagnola, crebbe anche il risentimento popolare contro gli ebrei e, un po’ in tutto il paese, cominciarono a circolare voci infondate per cui gli ebrei stavano segretamente riconducendo i conversos alla loro vecchia fede. Queste voci giunsero anche alla corte di Ferdinando e Isabella ne e ne furono fortemente influenzati, nonostante entrambi i monarchi avessero amici e confidenti ebrei. A partire dal 1482, cominciarono le espulsioni degli ebrei nelle zone di maggiore influenza e diffusione, fino ad arrivare all’editto del 31 marzo 1492 in cui veniva decretata l’espulsione indiscriminata di tutti gli ebrei dal Regno di Spagna (tra i colpiti ci fu anche uno dei finan­ziatori della spedizione di Cristoforo Colombo). Questo editto costrinse migliaia di ebrei alla conversione e al battesimo forzato, ma molti furono quelli che, senza rinnegare la propria fede, abbandonarono tutto. Giusto per fornire alcuni esempi significativi del clima di intolleranza a cui si era potuti arrivare, ricordiamo che nella sola Saragozza, tra il 1486 e il 1490, ben 307 persone vennero sottoposte ad auto da fé, mentre nella sola Maiorca, tra il 1488 e il 1499, i roghi furono ben 347. Dopo la riconquista di Granada, nel 1492, si pose anche il problema dei rapporti con la popolazione di origine araba, ormai divenuti a pieno titolo parte integrante della popolazio­ne e della società spagnola. La guerra ispanico-araba si era, infatti, conclusa con la stipulazione di patti che accordavano agli islamici la libertà di culto. Ma, passati dieci anni dalla Riconquista, Isabella di Castiglia si fece promotrice di un’ordinanza con la quale obbligava i cittadini di fede musulmana a scegliere, come gli ebrei, tra esilio e battesimo, ricreando con i “moriscos”, gli arabi convertiti, lo stesso problema dei conversos.

 

 

Questa forma di isterismo nei confronti dei giudei durò fino ai primi anni del Cinquecento. Sotto la direzione di Torquemada, più di 2.000 conversos vennero condannati al rogo e bruciati. Fu con il suo successore, il cardinale arcivescovo di Toledo Francisco Jiménez de Cisneros, che si iniziò a riformare l’Inquisizione. Ad ogni tribunale, sotto la guida di due inquisitori domenicani, vennero affidati ufficiali reali, esperti e colti primo fra tutti un consulente legale, un conestabile, un accusatore e un certo numero di assistenti. Sempre più le condanne inflitte dall’Inquisizione spagnola consistettero in confische piuttosto che roghi o altre forme di repressione cruenta e spettacolare. Le esecuzioni e le torture si fecero più rare (fra il 1540 e il 1700, secondo degli studi dello storico danese Gustav Henningsen, su oltre quarantamila casi di inquisiti, circa l’1% di essi fu giustiziato); piuttosto la sua attenzione si rivolse nelle terre spagnole del Nuovo Mondo, dove, comunque, vennero commesse atrocità di ogni tipo. Gran parte dell’immagine negativa sull’Inquisizione spagnola dei secoli successivi, dalla seconda metà del XVI secolo in poi, la si deve anche alla propaganda protestante. L’aspetto forse più curioso dell’Inquisizione spagnola fu la relativa mitezza tenuta nei confronti della stregoneria, mentre un po’ in tutta Europa dilagava la caccia alle streghe. Questo si spiega, in parte, per il fatto che la stregoneria fu un problema secondario rispetto a quello, molto più pressante, della presenza dei conversos e dei moriscos.

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