Intervista a Omero…Leggenda e realtà

Siamo sulle tracce di uno dei più grandi scrittori della letteratura greca, poche notizie certe su di lui.. vediamo se ci darà egli stesso le risposte che cerchiamo.

Omero…chi sei stato veramente? parlaci di te 

Si dice che io fui il discendente di Orfeo, ma anche che fui generato da una ninfa, altri sogliono definirmi un poeta non vedente che vagò senza meta alcuna.

Il mio nome significa: ostaggio!

Neppure gli anni in cui vissi paiono certi: alcuni credono che vissi nel VIII secolo a.c. altri ancora nel periodo della guerra di Troia, potrebbe essere che in realtà calcai le orme di questa terra ben duecento anni dopo.

Il luogo ove io vidi la luce è altrettanto incerto, ben sette città greche si presero l’onore di avermi dato i natali.

Si dice ch’io fui cantore alla corte di un principe della Troade che  si vantava di discendere da Enea, prova ne fu la profezia contenuta nel libro 20° dell’Iliade.

Pare che mio padre si chiamasse Meone, ma rimasi presto orfano, fui sempre povero durante la mia vita.

Appresi le lettere alla scuola di Femio e quando morì presi il suo posto di maestro.

Si dice che viaggiai tra Egitto, Libia , Spagna e Italia; soggiornai a Itaca dove forse una malattia mi rese cieco

Trovai la morte nell’isola di Io.

Cosa ci puoi dire della questione omerica?

Molti non credono che io abbia potuto scrivere entrambe le due opere che si suole attribuirmi: L’Iliade e L’Odissea, questo perché per lo stile e il contenuto sembrano dover avere paternità differenti.

Sulla mia vita o presunta tale, sono state scritte diverse biografie, le più conosciute sono quelle di Erodoto e Plutarco.

I critici sono dubbiosi persino sulla mia reale esistenza, alcuni sostengono che le due opere principali, a me attribuite, siano entrambe scritte effettivamente dalla mia persona, ma in stagioni differenti della mia vita.

Circa la mia reale esistenza vi sono tutt’ora ipotesi secondo le quali io non sia mai esistito ma che fui solo il simbolo della poesia greca dell’età antica.

“Gli uomini sono tratti in inganno riguardo alla conoscenza delle cose visibili allo stesso modo di Omero, il quale fu il più sapiente tra gli Elleni.Infatti dei bambini che uccidevano pidocchi lo trassero in inganno dicendogli: ciò che abbiamo visto e   abbiamo preso lo lasciamo, ciò che non abbiamo visto né preso lo portiamo” Eraclito

Che ci puoi dire del linguaggio delle tue presunte opere?

In entrambi i poemi utilizzai un linguaggio comune, il dialetto ionico, con qualche idioma del dialetto eolico.

Avendo miscelato una serie di dialetti, il linguaggio che utilizzai risulta atipico per quel periodo storico, sostanzialmente si tratta di una sorta di invenzione.

Grazie a Omero per averci raccontato qualcosa di sè.

 

 

 

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