Ipazia – i libri che parlano di lei

Sul gruppo Facebook abbiamo dedicato una intera settimana storica alla figura di Ipazia d’Alessandria.

Abbiamo parlato della sua vita, delle sue scoperte scientifiche, della sua uccisione; abbiamo raccontato aneddoti che la riguardano, letto e condiviso curiosità, analizzato il film e le relative “non verità” rispetto alla Storia.
Non potevamo non concludere questa settimana con dei consigli di lettura!

Se vorrete approfondire di più di questa grande protagonista della Storia, non vi resta che scegliere…

Tutto il III secolo dopo Cristo visse un periodo tumultuoso e difficile dal punto di vista religioso. La progressiva avanzata del Cristianesimo, verso la metà del secolo, si era tramutata in una disfatta del Paganesimo, forse ancora maggioritario nella popolazione, ma non più imperante e legalmente spinto in un angolo. Ma tutto il sistema politico-istituzionale era d’impronta pagana, e non poteva essere altrimenti, ancorato com’era, da secoli, alla commistione fra pubblico e privato, fra riti civili e riti religiosi. Lo smantellamento di questo sistema non poteva che essere progressivo, a cominciare proprio dai suoi segni più evidenti, quelli religiosi. D’altro canto, la riprova di questo difficile periodo di transizione è data dagli improvvisi ritorni di fiamma del Paganesimo, specie con l’ascesa al trono imperiale di Giuliano. Le blande convinzioni religiose della popolazione permettevano sia il rovesciamento degli idoli da parte di fanatici, che oggi chiameremmo integralisti, sia la restaurazione degli stessi con il compimento dei sacrifici rituali. Ma la fede pagana, per quanto diffusa, non era così forte come lo fu quella cristiana, temperata dal fuoco delle persecuzioni e dal sangue dei Martiri.

Astronoma, matematica, musicologa, medico, filosofa, erede della scuola alessandrina, fu fatta massacrare da Cirillo, vescovo di Alessandria. Con questo delitto la cultura occidentale ha definitivamente escluso la donne dalla sfera del sapere. La vita di Ipazia è una delle più antiche parabole su un conflitto secolare ma ancora attuale: fede e ragione, uomo e donna. Per secoli la scienza sperimentale moderna ha creduto di avere un solo padre, Galileo, quando in realtà possiede anche un madre, nata 1200 anni prima di Galileo: Ipazia. Il ritratto che ci è stato tramandato è quello di una donna di intelligenza e bellezza straordinarie. Fu l’inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio, oltre che la principale esponente alessandrina della scuola neoplatonica. Aggredita per strada, fu scarnificata con conchiglie affilate, accecata, smembrata e bruciata. Un assassinio considerato dallo storico Edward Gibbon “una macchia indelebile” nella storia del cristianesimo. All’inizio del III millennio l’UNESCO, dietro richiesta di 190 stati membri, ha creato un progetto internazionale, il progetto Ipazia, appunto, che intende favorire piani scientifici al femminile nati dall’unione delle donne di tutte le nazionalità.
Prefazione di Margherita Hack.

La Tartaruga editore

Poche donne nella storia ebbero la possibilità di distinguersi nelle discipline scientifiche, considerate appannaggio maschile. La più nota, nella tarda antichità, fu senza dubbio Ipazia, scienziata e filosofa, nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 d.C., inventrice di strumenti come il planisfero e l’astrolabio. Figlia del matematico Teone, e lei stessa primo matematico donna della storia, fu la più nota esponente alessandrina della scuola neoplatonica, circondata dal rispetto di allievi giunti da ogni angolo del mondo. La fama di Ipazia suscitò l’odio del vescovo Cirillo al punto da fargli tramare la sua uccisione, avvenuta nel 415. Aggredita da un gruppo di monaci fanatici, fu trascinata in una chiesa e uccisa a colpi di conchiglie affilate. Mentre ancora respirava, le cavarono gli occhi come punizione per aver osato studiare il cielo. Dopo averla fatta a pezzi cancellarono ogni traccia di lei bruciandola. Protagonista di una pagina poco nota della storia – raccontata anche nel film “Agorà” di Alejandro Amenàbar – Ipazia è oggi considerata la prima martire pagana del fanatismo cristiano. In questo romanzo l’autrice ricostruisce la vicenda umana della filosofa, con i suoi affetti, la sua sete di conoscenza e il suo bisogno di amore: una donna la cui volontà non diede mai segno di piegarsi a ciò che il destino e la sua epoca le avevano riservato.

Ipazia. La vera storia
Silvia Ronchey
Bur

“C’era una donna quindici secoli fa ad Alessandria d’Egitto il cui nome era Ipazia.” Fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. Fu bellissima e amata dai suoi discepoli, pur respingendoli sempre. Fu fonte di scandalo e oracolo di moderazione. La sua femminile eminenza accese l’invidia del vescovo Cirillo, che ne provocò la morte, e la fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi, che la fecero rivivere. Fu celebrata e idealizzata, ma anche mistificata e fraintesa. Della sua vita si è detto di tutto, ma ancora di più della sua morte. Fu aggredita, denudata, dilaniata. Il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo. A farlo furono fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell’impero romano bizantino: il cristianesimo. Perché? Con rigore filologico e storiografico e grande abilità narrativa, Silvia Ronchey ricostruisce in tutti i suoi aspetti l’avventura esistenziale e intellettuale di Ipazia, inserendola nella realtà culturale e sociale del mondo tardoantico, sullo sfondo del tumultuoso passaggio di consegne tra il paganesimo e il cristianesimo. Partendo dalle testimonianze antiche, l’autrice ci restituisce la vera immagine di questa donna che mai dall’antichità ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie di ogni tempo e orientamento.

Editori Riuniti

Pubblicato per la prima volta nel 1993, il libro propone la ricostruzione storica della vita e del pensiero di Ipazia di Alessandria sullo sfondo dei conflitti politici e religiosi che caratterizzarono la sua epoca (IV-V sec. d.C). Filosofa e politica di prestigio, Ipazia fu una dei più importanti protagonisti di un movimento di rinascita politica e culturale che si ispirava ai valori della tradizione classica e si contrapponeva alla politica della chiesa gerarchica degli episcopi. Da alcuni suoi contemporanei fu riconosciuta come la terza grande caposcuola del platonismo dopo Platone e Plotino. Fu l’ultima grande astronoma dell’antica scuola matematica di Alessandria. Morì assassinata sulle strade della sua città natale nel marzo del 415.

 

Edizioni Aurora Boreale

In una giornata di Marzo di milleseicentotre anni or sono, ad Alessandria d’Egitto, un’orda di monaci fanatici istigati dal Patriarca Cirillo violentava, uccideva e faceva letteralmente a pezzi una donna, Ipazia, una stimata filosofa e scienziata, ma soprattutto una grande Iniziata. Sia gli esecutori che i mandanti di questo efferato delitto restarono impuniti, perché ormai già da tempo, sia in Egitto che nelle altre province dell’Impero Romano, il vento era cambiato ed era stata imposta una nuova religione costruita ad arte per soddisfare un preciso disegno di dominio e di controllo sociale. Ipazia ebbe il destino di vivere proprio in questa terribile congiuntura storica ed operava, con i suoi insegnamenti, per la liberazione dell’umanità dalle proprie catene. Rappresentava un fascio di luce capace di squarciare le tenebre dell’oscurantismo, del dogmatismo e dell’ignoranza e per questo faceva tanta paura ai burattinai del “sistema” e andava a tutti i costi fatta tacere per sempre. Troppo vasta però era la sua fama perché la sua memoria potesse essere cancellata con un semplice tratto di penna. La Chiesa dovette così ricorrere a una mistificazione, inventando una figura che ne rivestisse, seppur invertite e ribaltate nei contenuti, le principali caratteristiche. Stiamo parlando di Santa Caterina di Alessandria, un personaggio mai esistito, costruito a tavolino per sostituire la figura della grande Filosofa ed Iniziata nell’immaginario collettivo delle future generazioni.

Lupetti editore

La storia di Ipazia, che nella versione anglosassone comparve con il titolo completo di “Hypatia, or New foes with an old face” (Nuovi nemici dal vecchio volto) narrata in prosa dalla sapiente penna dello scrittore Charles Kingsley, viene riproposta al pubblico italiano in nuova traduzione dopo più di settantanni dall’unica versione italiana (tradotta dal tedesco) pubblicata per i tipi di Sonzogno prima del secondo conflitto mondiale. Tornata alla luce della storiografia e all’attenzione del grande pubblico in seguito al recente film di Alejandrò Amenàbar, Agorà, la figura della scienziata e filosofa alessandrina – martire del sapere e della libertà e vittima del cristianissimo Cirillo – era stata riproposta dal filosofo inglese John Toland nell’omonimo libretto che recava il sottotitolo di “Donna colta e bellissima fatta a pezzi dal clero”. Donna bellissima che non tardò a essere dipinta dal pittore Charles William Mitchell, ispirato proprio dal libro di Kingsley e dalla sua raffinatezza letteraria, capace di restituire al lettore, con la competenza dello storico e la verve del romanziere, voci clima culturale e religioso straordinariamente complesso e dagli esiti drammatici.

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