La spia di Richelieu – M. G. Sinclair

Trama
Francia, XVII Secolo. Nato in un villaggio estremamente povero, Sebastian Morra è un nano ed è costretto a crescere in un mondo che non gli appartiene. Ha un cervello sopraffino, eppure tutti si fermano solo al suo aspetto, deridendolo e trattandolo come un abominio. La sua vita sembra segnata, ma grazie alla sua intelligenza e alla sua caparbietà riesce ad arrivare fino a Parigi, per diventare un giullare alla corte reale. Qui conoscerà un mondo totalmente diverso da quello a cui era abituato, un mondo fatto di ricchezze ma anche di terribili intrighi e segreti. Con i nemici che avanzano da tutte le parti e la salute del Cardinale Richelieu compromessa, il regno di Luigi XIII sembra avere i giorni contati. In maniera del tutto inaspettata Sebastian entrerà nella cerchia degli uomini più fidati del Cardinale, scoprendo che potrebbe essere l’unico ad avere le abilità giuste per salvare la Francia dai suoi nemici più letali. Grazie alla sua astuzia e alla sua sfrontatezza riuscirà a dimostrare al mondo intero che, nonostante la sua statura, la sua grandezza è ineguagliabile.

Recensione a cura di Roberto Orsi
La Corte Editore ci propone un nuovo romanzo storico ambientato nella Francia del XVII Secolo, con un protagonista inusuale. La copertina è di impatto, non c’è dubbio. Il ritratto di Don Sebastian Morra, nano prima alla corte di Luigi XIII e poi di Filippo IV di Spagna, esposto al museo del Prado di Madrid, è stata la fonte d’ispirazione per questo libro come racconta lo stesso M.G. Sinclair nella sua introduzione.
L’autore racconta di aver avuto una sorta di illuminazione davanti al dipinto di Velazquez. Un’attrazione incontenibile che lo porta ad iniziare una ricerca sulla storia di questo nano e a volerla raccontare con un romanzo.

E in quel momento presi coscienza di quante grandi menti nascano nel corpo sbagliato al momento sbagliato, di come, per ogni Archimede o Shakespeare, ci siano stati chissà quanti altri semi che hanno semplicemente avuto la fortuna di cadere su terreni più aspri.

Sebastian non ha una vita facile, non può averla. Come potrebbe? Vive nell’anormalità fin da piccolo. Le ossa non crescono, il suo corpo non si modifica in modo proporzionale. Intorno a lui tutto e tutti crescono, lui rimane a guardarli dal basso verso l’alto. La consapevolezza di essere diverso dagli altri arriva come una pugnalata nello sterno. I primi anni di vita sono difficili, una vessazione continua subita anche da chi dovrebbe essergli vicino. In famiglia solo la madre lo incoraggia a cercare una vita normale, per quanto possibile, e lo sostiene di fronte alle ingiustizie.

Non aveva lavoro, né amici, e nessuna speranza di cambiamento. E diventava ogni giorno più difficile opporsi ai dileggi dei passanti. La verità era che avevano ragione. Non era altro che un mezzo uomo, un insulto a Dio, uno scherzo della natura.

Eppure, il suo cervello ha qualcosa di più, quel guizzo che lo rende brillante e spesso un passo avanti agli altri. Per questo motivo viene avviato agli studi monastici grazie agli insegnamenti di Padre Jean nel suo paese d’origine, Camoches un villaggio nell’entroterra della Normandia. Al completamento degli studi, dopo aver stupito per acume e intelligenza, Padre Jean gli trova un impiego come ecclesiastico a Parigi. E sarà la svolta della sua vita.

Parigi era diversa da qualsiasi cosa che lui avesse mai visto, un mondo intero stipato in tre miglia. Nella guerra per lo spazio ognuno costruiva dove poteva, sopra, fuori, sotto, in mezzo.

Parigi non è Camoches, non è la Normandia. Parigi è il fulcro della vita politica del paese, è intrigo, complotto e doppiogioco. Come in ogni grande corte d’Europa, le sorti dei personaggi si giocano su un filo sottile, spesso manovrato da un abile burattinaio, o più di uno, che più di altri hanno il senso politico e del controllo.
Sono gli anni del Duca di Richelieu, al secolo Armand Jean du Plessis de Richelieu. Cardinale, vescovo e politico Francese sotto il regno di Luigi XIII, ne sarà l’astuto consigliere, riuscendo a rafforzare la monarchia assolutistica del re. Per farlo non esitò a usare anche la forza nei confronti dei nobili e dei protestanti calvinisti (c.d. Ugonotti) che spesso intentavano delle ribellioni nei confronti dell’ordine costituito.
In una situazione politica molto tesa, sia internamente che esternamente con la Guerra dei Trent’anni in pieno svolgimento contro i nemici Spagnoli, il ruolo di spia assume un valore fondamentale.

Ma cosa diamine poteva offrire al Primo Ministro di Francia? Quale utilizzo poteva avere un uomo simile per qualcuno i cui unici talenti percepibili erano imbrogliare e mendicare? E poi, come sempre, l’ispirazione venne dal nulla, accompagnata da quell’impressione sconcertante che la sua mente fosse più brillante di lui, come se fosse un cavaliere mediocre abbastanza fortunato da essere in sella a un cavallo veloce.

Il lettore si trova quindi ad affrontare le sfide che Richelieu affida al fido Sebastian, molto spesso aiutato, ora sì, dalle sue condizioni fisiche ottime per nascondersi, celarsi agli sguardi di chi deve essere spiato, raccogliere le informazioni da riferire al suo nuovo Signore.
La vita di Sebastian, da insignificante quale era, si trasforma in un’avventura continua, rocambolesca e funambolica. Molto rischiosa per la sua incolumità. Il rischio di finire in mano ai nemici del Re e del Cardinale è sempre molto alto, ma l’astuzia e la tenacia del nano saranno delle alleate formidabili. Abituati a leggere di un Richelieu in accezione negativa da I tre moschettieri, alle rivisitazioni di film e cartoni animati, un personaggio spietato se vogliamo, nel romanzo di Sinclair ne esce anche una figura molto sensibile, per certi versi disilluso e disincantato, che con il passare degli anni e il declino inesorabile perde la sua sfrontatezza nei confronti di un’analisi intima del proprio essere e dell’esistenza.
Le parole di Richelieu a Sebastian in uno dei loro tanti colloqui:

Probabilmente ritieni che io sia arrogante. E forse hai ragione. Io sono un uomo solo contro un Paese. E tale è la natura del controllo… è fondamentalmente un’illusione. Può funzionare soltanto fino a quando il popolo vi crede. Non diversamente dalla religione, è un atto di fede.

Lo stesso atto di fede che Sebastian mantiene saldo lungo tutto l’arco del romanzo nei confronti di un uomo che lo ha saputo valorizzare, gli ha dato uno scopo nella vita, lo ha fatto sentire importante e parte di qualcosa.
Un romanzo che ci riporta alle avventure di Alexandre Dumas, tra complotti, raggiri, manovre politiche e intrighi che possono cambiare la sorte della famiglia reale e dell’intero paese.
L’autore ha il pregio di raccontare il tutto con un linguaggio molto semplice, permettendo al lettore di non perdere il filo della narrazione, e avendo ben chiari gli “schieramenti” in campo. Alcuni passaggi colpiscono per l’intensità dei ragionamenti che soprattutto il Cardinale Richelieu lascia al suo fedele Sebastian, sulla vita condotta a capo di una nazione così importante come la Francia.
Un racconto che ci ricorda con sapiente maestria, come la Storia non sia stata scritta solo dai grandi personaggi riportati nei libri di scuola, ma che questi spesso siano stati aiutati e assistiti da altri meno in vista, come in questo caso.

 

Editore: La Corte Editore (23 maggio 2019)
Collana: Millennium
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8885516548
ISBN-13: 978-8885516540
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