L’acquaiola – Carla Maria Russo

L’acquaiola – Carla Maria Russo

Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell’Appennino centro meridionale d’Italia e mantiene se stessa e l’anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall’infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà.

I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.

Con il romanzo L’acquaiolaCarla Maria Russo fornisce una prova di grande maturità letteraria e regala ai lettori un personaggio grandioso, che merita un posto di rilievo nella storia della narrativa italiana e sta alla pari delle grandi protagoniste della letteratura del Novecento.

Recensione a cura di Flavia Zaggia

Non sa immaginare Maria. Non sa pensare al futuro come a un’entità autonoma, diversa dal presente, a uno spazio vuoto che può essere riempito di sogni, speranze e desideri. Per lei il tempo più lontano è l’alba del giorno successivo, le speranze e i desideri spaziano nell’ambito angusto della sopravvivenza: che l’asino, ormai vecchio, resti in buona salute, che il freddo domani non sia così intenso da spaccare le mani, che riesca a trovare un lavoro da sbrigare, uno qualunque, non importa quanto faticoso, per poter sfamare se stessa e il padre malato.

È quando ho letto queste parole, che si incontrano nella prima pagina di questo meraviglioso racconto, che ho capito di essere di fronte ad una storia che avrei amato senza riserve. E così è stato, tanto che faccio fatica ora a scrivere le mie impressioni perché ho quasi paura di rovinare la magia e l’atmosfera che un libro come questo non può che suscitare in chi ama conoscere, immaginare e rivivere la storia dell’Italia contadina di fine ‘800.

Maria. È lei l’acquaiola e quindi la protagonista indiscussa di questa storia, è attraverso i suoi occhi, le sue sofferenze e i suoi sentimenti che l’autrice ci racconta un’epoca che sembra così lontana e per alcuni versi incomprensibile al giorno d’oggi.

Carla Maria Russo disegna, pennella in modo perfetto e senza nessuna sbavatura un ritratto meraviglioso di una donna forte, ostinata, rigida, con un forte senso del dovere ma nello stesso tempo impaurita, sola, umile. Una donna che non si arrende mai, che non molla, che a modo suo combatte con orgoglio per tutta la vita convinta di dovercela fare da sola. Una donna quindi “diversa” da tutte le altre, che non si piega alla consuetudine di dover essere comandata da un marito e che per questo viene vista in paese dagli uomini con diffidenza e disappunto.

….tutti ne sono intimiditi perché lei esce dagli schemi, dalle abitudini consolidate, dalle certezze scolpite nel tempo. Lavora più di un uomo e, come un uomo, porta a casa la paga, campa la famiglia. Non mostra nessuna ansia di sistemarsi, sembra non pensare, come le sue coetanee, che sia indispensabile un marito per assicurarsi la sopravvivenza e contare qualcosa in quel loro mondo, che disprezza le donne non maritate e le condanna al ruolo di zitelle, peso e imbarazzo per la famiglia…..

Scritto in modo scorrevole, semplice e mai banale questo libro emoziona, commuove e fa riflettere perché affronta temi importanti senza mai diventare pesante e noioso. I capitoli sono brevi ma intensi e raccontano via via la storia di altri personaggi che hanno in comune con Maria la povertà, la mancanza di affetto, l’analfabetismo, l’incertezza del futuro, l’incredulità di fronte all’arrivo di un treno che porta con se l’inizio del progresso o la paura per un viaggio infinito su un piroscafo con in mente la speranza di una vita migliore nella “Merica”.

È una storia che parla di persone semplici ma soprattutto di donne forti e determinate, quelle donne che conoscono il significato dell’amicizia, della solidarietà (quella vera) che arriva nel momento del bisogno, della malattia quando tutte sono in prima linea per aiutare, sostenere, incoraggiare e proteggere chi è in difficoltà perché il dolore di una diventa un dolore comune e la sconfitta di una significherebbe per tutte loro perdere la speranza di riuscire ad andare avanti nonostante tutto.

Un romanzo storico diverso in cui non ci sono date che a cui fare riferimento, in cui il trascorrere del tempo è scandito dai passi di Maria che ogni giorno dopo una giornata di durissimo lavoro rientra nella sua modesta casa “nella parte alta del paese, destinata ai poveri, dove non ci sono strade selciate, come nella parte bassa, riservata ai galantuomini, ma solo scalini pavimentati di lisce, le pietre comuni di cui la zona abbonda”. A mio parere un romanzo perfetto a cui riservare un posto d’onore nella libreria.

 

Copertina rigida:249 pagine

Editore:Piemme (2 ottobre 2018)

Collana:Piemme

Lingua:Italiano

ISBN-10:8856667061

ISBN-13:978-8856667066

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