L’enigma di Kaspar Hauser – parte terza

Siamo giunti al capitolo conclusivo della storia che riguarda questo enigmatico ragazzo di nome Kaspar Hauser.

Daniela “Storie su Misura”  che ci ha accompagnati alla scoperta di questo personaggio, aveva interrotto il suo racconto in questo modo:

Nel suo corpo, nelle sue ossa, egli portava l’impronta materializzata della sua prigionia. Ulteriormente, Preu raccolse tutte le sue constatazioni di ordine medico in un rapporto circostanziato in data 3 dicembre 1830. Ecco la conclusione generale: «Fin dalla più tenera infanzia Kaspar Hauser è stato veramente tenuto lontano dalla società degli uomini e rapito, nascosto agli occhi di tutti, in un luogo in cui la luce del giorno non poteva penetrare; ed è rimasto in questo stato fino al momento in cui, improvvisamente, apparve fra noi come se fosse caduto dal cielo. Il che, dal punto di vista anatomico e fisiologico, porterebbe la prova che Kaspar Hauser non è venuto da noi come truffatore».

Vediamo che ne è stato di lui.

Se vi siete persi le prime due puntate, potete trovarle qui! 

L’enigma di Kaspar Hauser – Parte prima

L’enigma di Kaspar Hauser – Parte seconda

A cura di Storie su Misura

Il suo caso destò l’interesse del pubblico che voleva vederlo, toccarlo, fare degli esperimenti, per cui Kaspar dopo due mesi iniziò a soffrire di nevrosi. Le autorità lo affidarono quindi alle cure del prof. Georg Friedrich Daumer, uno stimato insegnante della città (Steiner disse di stampo antroposofico). Questa fu una mossa felice, perché Kaspar poté imparare a parlare, leggere, scrivere, far di conto in pochi mesi, meditando perfino la propria autobiografia..

Ma Kaspar soffriva della sua situazione. Un giorno, mentre dall’alto di una montagna contemplava il panorama delle valli e delle colline, il ragazzo si fece improvvisamente triste e silenzioso. All’amico che era con lui e che gli chiese perché, Kaspar rispose: “Stavo pensando a quante cose belle ci sono al mondo e com’è duro per me aver già vissuto tanto e non aver visto nulla, e a come sono fortunati i bambini che hanno potuto vedere tutto ciò sin dai primi anni di vita. Io sono già così vecchio e ancora devo imparare quel che i bambini sanno da un pezzo. Vorrei non essere mai uscito dalla mia prigione, chi mi ci ha messo doveva anche lasciarmici. Così, non avendo visto niente, non avrei avuto rimpianti né mi sarei lamentato di non essere mai stato bambino e di aver visto così tardi il mondo”.

Quello stesso amico che aveva accompagnato Kaspar Hauser in montagna, il giurista Anselm von Feuerbach, scriverà di lì a poco: “Nessuno potrà mai consolarlo completamente del suo destino. È come un tenero virgulto privato della corona, roso alle radici da un verme. Nulla vi è più in lui di straordinario se non il suo destino e la sua indescrivibile bontà e gentilezza”.

Una mattina d’ottobre del 1829, Kaspar Hauser fu ritrovato ferito nella casa del professor Daumer. Ai soccorritori raccontò che un uomo mascherato, penetrato nell’abitazione approfittando dell’assenza dei suoi inquilini, lo aveva accoltellato ed era fuggito credendolo morto. L’inchiesta giudiziaria non riuscì a rintracciare il misterioso sicario, ma l’evento infittì l’enigma e moltiplicò gli interrogativi che aleggiavano intorno alla vicenda di Kaspar Hauser

Kaspar fu poi tolto dalle mani del prof. Daumer e passò da un egregio signore all’altro: un barone, un ricco uomo d’affari, un austero maestro di scuola, un “ambiguo” lord

Ormai ventenne, Kaspar fu trasferito nella città di Ansbach, a casa dell’ennesimo maestro e tutore, un uomo rigido e pedante, e gli venne dato un posto di copista al palazzo di giustizia.

La sera del 14 dicembre 1833  Kaspar tornò a casa ferito gravemente al petto. Quella mattina, disse, uno sconosciuto per strada gli aveva promesso importanti rivelazioni circa la sua vera origine e gli aveva dato appuntamento per il pomeriggio nei giardini del castello. Kaspar ci era andato, ma una volta là un uomo era sbucato da un cespuglio e lo aveva accoltellato. Di nuovo ci fu chi sospettò che si fosse ferito da solo, in un estremo tentativo di attirare l’attenzione su di sé, e che per errore avesse spinto il pugnale troppo a fondo. Kaspar Hauser agonizzò per tre giorni e infine morì, per la seconda volta.

Venne sepolto nel cimitero della cittadina bavarese. Oggi si arriva alla tomba seguendo un percorso segnalato:

Sulla sua lapide si legge:

(LA)

«Hic jacet Casparus Hauser, aenigma sui temporis. Ignota nativitas, occulta mors – MDCCCXXXIII»

(IT)

«Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la [sua] origine, misteriosa la [sua] morte – 1833»

Nei giardini dove fu accoltellato gli fu eretto in seguito un monumento, con una lapide che recita:

(LA)

«Hic occultus occulto occisus est»

(IT)

«Qui un uomo misterioso fu ucciso in modo misterioso»

La verità su  Kaspar Hauser

Chi aveva desiderato la morte di Kaspar Hauser? Era stato il gesto isolato di un folle o l’ennesimo tassello di un oscuro complotto che si protraeva dal 1812? E ancora: perché mai Kaspar era stato segregato fin dai primi anni di vita e poi inspiegabilmente liberato sedici anni dopo? Qual era la sua vera identità? Era forse il rampollo di una famiglia nobile che si era preferito togliere di mezzo per ragioni dinastiche? Ma allora perché non era stato semplicemente ucciso nella culla?

Anselm von Feuerbach (padre del più noto filosofo Ludwig Feuerbach) si era interrogato a lungo sulla   enigmatica vicenda di Kaspar Hauser e morì, forse avvelenato  pochi mesi prima del ragazzo. Gli indizi raccolti durante la sua indagine privata lo avevano indotto a pensare che Kaspar Hauser fosse l’erede al trono del Baden: nientemeno che il figlio del granduca Karl e della granduchessa Stephanie Beauharnais, la figlia adottiva di Napoleone. Secondo questa ipotesi, un altro ramo della famiglia, ostile a Karl e desideroso di succedergli, avrebbe cospirato per eliminare il suo ultimo erede legittimo: il piccolo Kaspar, appunto. Il figlio primogenito dei granduchi, nato proprio in quello stesso 1812, era stato dichiarato ufficialmente morto dopo pochi mesi in circostanze non chiare. Se la ricostruzione di Feuerbach fosse vera, i misteriosi carcerieri di Kaspar Hauser sarebbero stati, per assurdo, anche i suoi salvatori: lo sottrassero ai sicari, ma lo consegnarono a una vita morta, in una cella isolata dal mondo, per anni e anni, fino alla sua liberazione, quando ormai i suoi nemici avevano raggiunto il loro scopo.

Ci fu chi accusò Kaspar Hauser di essere un mitomane, un mistificatore squilibrato, un bugiardo patologico. Come Lord Stanhope, che passò il resto della sua vita a cercare di convincere l’opinione pubblica che Kaspar Hauser non era stato altro che un truffatore. Se così fosse, dovremmo concludere piuttosto che è stato il più grande attore della storia. Un attore così geniale da recitare la parte più estrema che si possa immaginare per anni senza una sbavatura, senza mai tradirsi, fino al punto di uccidersi pur di spacciarla per vera. Si può credere a una cosa del genere? Nel 1982, durante alcuni lavori di restauro del vecchio castello di Pilsach, vicino a Norimberga, i carpentieri si imbatterono in stanze e soffitte murate di cui nessuno ricordava più l’esistenza. In una di queste fu ritrovato un piccolo cavallino di legno dipinto di bianco.

Su di lui sono stati scritti più di 8.000 libri e 23.000 articoli e sono stati realizzati alcuni film:

Kaspar Hauser di Kurt Matull del 1915,

L’enigma di Kaspar Hauser di Werner Herzog del 1974,

Kaspar Hauser di Peter Sehr del 1993,

La leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli del 2012

e numerose pièce teatrali.

 

 

Fonti :

Kaspar Hauser: l’incredibile Mistero del “Fanciullo d’Europa” dell’800  – Matteo  Lancellotti

KASPAR HAUSER (o la lotta per lo spirito) Ed. L’Opera – 1997 – Peter Tradowsky

La leggenda di Kaspar Hauser – Davide Manuli

Kaspar  Hauser. Un delitto esemplare contro l’anima – Anselm von Feuerbach

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