#Letturacondivisa Gennaio 2019: “Altai” del collettivo Wu Ming

Nel mese di Gennaio la nostra lettura condivisa sul gruppo “Thriller storici e dintorni” è stata “Altai”del collettivo Wu Ming.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato con il solito entusiasmo! Di seguito i commenti a fine lettura!

Trama
Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l’Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, “l’anima rigirata come un paio di brache”. Costantinopoli sarà l’approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d’Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell’impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l’ultimo appuntamento con la storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli. Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale. “Che segno è quando un arcobaleno appare, non c’è stata pioggia e l’aria è secca e tersa? È quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla”. Quindici anni dopo, l’epilogo di Q. Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò Luther Blissett, torna nel mondo del suo primo romanzo.

Michele Sbriscia
Parto dal presupposto che ho apprezzato infinitamente Q, reputato la miglior lettura del 2018; lo considero un diamante grezzo, forse per lo stile deciso e le tinte fosche e cupe.
Altai è invece come una pietra ben lavorata, un viaggio lento ma meditato, lungo e consapevole, più fine e le vicende sono narrate in maniera più matura e elaborata.
La storia, che ruota intorno alla vicende che portarono alla battaglia di Lepanto, finanziata dai giudei per ottenere “la terra promessa” di Cipro contro la flotta cristiana, è comunque sempre molto avvincente e incisiva.
La trama è ottima e scorrevole, personaggi principali e secondari costruiti ottimamente, ritmo in continua crescita fino all’epilogo, straordinario e struggente.
Una storia circolare, che parte da Venezia e raggiunge a Dubrovnik per poi culminare a Costantinopoli e ritornare in una conclusione drammatica nella Serenissima.
Come i falchi asiatici Altai ricevono brandelli di carne in compenso alla loro caccia dai loro padroni falconieri, gli ebrei sognano una terra, un rifugio che si possa chiamare casa, cercando di conquistarsela armando l’esercito ottomano.
Tra le citazioni che preferisco:
“Un lucchetto mi chiudeva la gola, e per quanti sforzi facessi, non riuscivo a deglutire. Nel vortice della mia esistenza, mi era mancato il tempo di capire, e soltanto ora mi accorgevo di quello che erano diventati per me. Le persone con cui attraversi gli inferi sono amici. Le persone con cui scampi agli inferi sono amici. Erano miei amici, e non li avrei rivisti mai più.”

Paola Nevola
Se Q è un libro eccezionale Altai è un libro profondo, intenso, riflessivo, senza la forza travolgente di Q ma senza nulla togliere al grande valore del libro.
Il gruppo di scrittori si rivelano degli ottimi conoscitori della cultura ebraica e orientale, con un grande lavoro di ricerca ci portano a conoscenza di usanze tradizioni e personaggi storici in maniera dettagliata e precisa. Un libro che mette in rilievo valori importanti quali la lealtà, l’amicizia, la solidarietà, la libertà.
Mi hanno incantata le splendide descrizioni dei luoghi con immagini da sogno come i tetti imbiancati di Costantinopoli o le notti di cieli stellati. Mi hanno impressionata quelle cruente della battaglia di Cipro e Lepanto o le violenze dei saccheggi e mi hanno affascinata il volo degli Altai cacciatori, stupende le metafore che portano a tante riflessioni.
Qual è il prezzo della libertà? I mezzi per raggiungerla sono importanti e possono cambiarne il fine?
L’immagine che più mi è rimasta impressa: un Altai un rapace con un piumaggio magnifico che si libra in volo libero e poi tenuto da un forte braccio. Il braccio di chi lo nutre ma lo tiene in pugno è come quella libertà immensa e magnifica tanto ambita tenuta in pugno dalle subdole manovre dei potenti, che nutrono col denaro e tengono in pugno uomini disposti a battersi e morire per quella libertà.
Manuel e Yussef hanno un sogno: la libertà di un popolo, sono quegli Altai vogliono volare sulle ali della libertà, e come la caccia degli Altai si fiondano a capofitto per conquistarla.
Però sono i potenti a prevalere e a trionfare è la morte, il sangue dei vinti e dei vincitori, e la sconfitta in senso completo come ideale, disegno di vita, di progetto.
La speranza in un futuro inverosimilmente alla fine sembra offrirla, nel bene e nel male, Manuel salvando un bambino, abbandona i suoi dadi che lo hanno lanciato in una nuova vita e vola incontro al suo obbiettivo e al suo destino. E ancora l’immagine di Ismail coi suoi compagni e il bambino che attraversano di nuovo il deserto: un vecchio, dei giovani e un bambino; un cammino, una speranza, la vita che va avanti.
Molto bello e interessante il gioco delle identità. Gracia, Ismail, Yussef, Manuel, Dana si adattano e cambiano i loro nomi, identità plasmate dalle necessità e dalle esigenze della vita, la narrazione è come un mesto preludio che li mette davanti a chi sono stati e a fare i conti con il loro io, con la vita.
A conclusione del libro mi è rimasta la consapevolezza di essermi arricchita insieme ad un senso di malinconia e amarezza.

Luca Buggio
“Gli uomini si abbarbicano alla vita con tutti i mezzi, sono come fiori o erbacce che affondan radici nella poca terra sul ciglio di un orrido, e sperano che la prossima tempesta non li travolga. (Altai)”
Prima ancora di parlare del libro devo dire che mi ha colpito molto vedere il risultato di un collettivo di scrittori. Pensavo di rendermi conto più facilmente dei passaggi di stile da una mano all’altra, mentre invece non è stato così. Bravi dunque gli autori a saper mettere le proprie unicità al servizio di un progetto comune rendendolo nel suo insieme uniforme.
Veniamo dunque al libro: lo sfondo dell’ambientazione è storicamente fondato, con figure storiche vissute nella realtà ed eventi accertati come l’assedio di Famagosta e la battaglia di Lepanto. L’intreccio cerca di andare ai motivi scatenanti del conflitto tra cristiani e ottomani, mettendo in mezzo la terza grande religione monoteistica. L’ambizione spregiudicata di Yussef Nasi, il suo sogno utopistico di creare un regno ebraico a Cipro, le finanze dei giudei e gli intrighi politici muovono la potenza militare ottomana e costringono i cristiani (in primis Venezia) a contrapporsi e a determinare eventi decisivi per la storia delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. Personalmente ho avuto bisogno di un po’ di capitoli per appassionarmi alla storia. Le prime pagine scorrono a mio gusto troppo in fretta, nello sforzo di far arrivare il protagonista a Costantinopoli “senza far perdere tempo al lettore”: che però si vede scorrere davanti visi, luoghi e concetti che (ripeto, sempre a mio gusto) finiscono per essere un po’ buttati lì. Da quando si arriva a Costantinopoli si cambia decisamente registro. La storia prende quota e respiro. Mi piace moltissimo il modo di raccontare i luoghi, dove restano impressi gli aspetti uditivi e olfattivi, mentre quelli visivi si limitano a semplici pennellate. Mi ha colpito il ruolo giocato dai personaggi femminili e per questo mi spiace che abbiano avuto relativamente poco spazio. Ben più di un sorriso mi ha suscitato il personaggio del pirata barese, con i suoi modi spicci e i modi di dire pugliesi, anche se forse viene ridotto macchiettaIl messaggio, infine, che per lo meno a me è entrato quasi sottopelle: il racconto dell’integrazione, culturale e sociale, della Costantinopoli dell’epoca dove convivono etnie e religioni diverse. Un vero, illuminato esempio di tolleranza che dovrebbe ispirare qualunque società civile.

Grazia Maria Francese
Mi è piaciuto ma, come avevo già detto, non mi ha entusiasmata. Ho riscontrato una certa disomogeneità di stile nelle diverse parti, alcune delle quali funzionano benissimo (soprattutto verso la fine) e altre meno. L’evoluzione psicologica del protagonista non mi ha del tutto convinta come pure i personaggi secondari, in particolare quelli femminili… sono troppo difficile?

Roberto Orsi
Altai è un bel romanzo, mi è piaciuto ma a mio parere, per ritmo e dimensione storica una spanna sotto Q, dello stesso collettivo di autori. Tra le tre parti in cui è diviso il libro, forse la seconda è quella che più mi è sembrata rallentare eccessivamente la lettura. Non si tratta per forza di una cosa negativa, questo rallentare può aiutare ad entrare più a fondo nella psicologia dei personaggi ed è il preludio per una terza parte finale incalzante e decisiva. Bellissimi i riferimenti alla vita precedente di Ismail, protagonista del precedente libro Q.
Mi sono appassionato alle vicende della famiglia Nasi, alla loro abilità politica e commerciale, giudei in un territorio islamico, cosi vicini al Sultano e alle sorti dell’impero Ottomano. Ho potuto approfondire molti aspetti della storia di Venezia e dei rapporti con i Turchi, fatti di commerci, intense relazioni e anche sanguinose battaglie. Un buon romanzo che mi sento di consigliare!

Cinzia Cogni
Altai è un romanzo che mi ha coinvolto lentamente, facendomi entrare “in punta di piedi” nella psicologia del protagonista, viaggiando e cambiando con lui, permettendomi di vedere coi suoi occhi il mondo del XVI sec. fra Venezia e Costantinopoli.
Procedendo nella lettura, il ritmo ed i colpi di scena si fanno più serrati, aumentando nel lettore, la curiosità di conoscere il finale.
Manuel De Zante, costretto a fuggire da Venezia perché accusato di alto tradimento, si rifugerà a Costantinopoli diventando amico di Yosef Nasi, personaggio realmente esistito, nemico dell’Occidente che sogna di ridare una Patria agli ebrei.
Il protagonista dovrà scontrarsi con le sue origini ebree, da lui rinnegate, per poter far pace col suo passato e quindi con se stesso, per guardare il suo futuro con occhi diversi.
Ho apprezzato le descrizioni meticolose dei luoghi e della loro cultura, i termini tecnici, il realismo con cui vengono raccontate le battaglie (spettacolare quella di Lepanto) e la crudezza di certe scene (la morte di Bragadin ad esempio); ma in mezzo a tutto questo a primeggiare c’è comunque l’amicizia e l’amore.
Unica nota negativa, i personaggi femminili che non vengono approfonditi, eppure hanno ruoli complessi ed importanti: peccato!
In compenso è un libro ricco di citazioni e spunti di riflessione, dove eventi del passato richiamano al nostro presente, una storia ben scritta e molto piacevole da leggere.
Degno di nota è la scelta del titolo: enigmatico, originale, curioso…solo a metà libro infatti, ci si rende conto dell’analogia fra questo falco predatore ed il protagonista.
Ogni lettura è un viaggio e ogni volta mi regala qualcosa, mi arricchisce, mi cambia e lo sa bene “Il viaggiatore del mondo”:
“…prende anche un frammento di specchio, per esser certo di riconoscersi alla fine del viaggio”!

Maria Marques
Altai racchiude la storia di una crescita personale. Affrontare, suo malgrado, i fantasmi del passato, porterà Emanuele de Zante a ricostruire una esistenza e persino un nome dimenticati. L’incontro con Giuseppe Nasi,figura controversa e dolente, accompagnerà il protagonista verso una visione più ampia della vita ed infine a sognare di poter realizzare un regno.
La Storia si dipana attraverso le pagine del romanzo accompagnando il lettore da Venezia a Costantinopoli, dal palazzo del sultano ai vicoli dei quartieri commerciali, in mezzo ad una umanità di varie nazionalità e lingue. Politica, commerci creano un intreccio veramente interessante per descrivere un’epoca in fermento, quale doveva essere la seconda metà del XVI secolo, coprendo gli anni che vanno dall’incendio dell’Arsenale nella laguna alla battaglia di Lepanto.
I personaggi del romanzo si scoprono poco per volta,pagina dopo pagina, con luci e molte ombre, ma nessuno di essi, raggiunge Ismail, che rimane, seppure nella sua vecchiaia, ineguagliabile.
Tuttavia al libro manca qualcosa, personaggi interessanti ma con cui, da parte mia, non sono scattate quelle vivide emozioni che dovrebbero permettere al lettore di calarsi in mezzo a loro e partecipare alla loro avventura. Questo vale sia per gli uomini che per le donne, come se alla fine, fossero solo dei puntini, in una storia molto più grande di loro perennemente in movimento. Lo stesso stile narrativo adottato dagli autori, molto fluido, regala ben poco della lucentezza emotiva che mi ha incantato durante la lettura di Q, scritto dallo stesso collettivo. A lettura conclusa, tuttavia Altai mi ha conquistato facendomi riflettere sulla parabola umana del protagonista, questo falco che vola in alto convinto della propria libertà, ma costretto poi a piegarsi ai richiami della coscienza ed a ritornare nel caos, nella polvere, ma sempre sognando gli spazi immensi.

Roberto Salsi
Ho ritrovato in questo romanzo la narrazione travolgente e poetica di Q, la stessa cura nell’ambientazione, e tanti personaggi a tutto tondo da portare nel cuore. Come il romanzo precedente anche Altai narra un’epopea, la conquista della Terra Promessa da parte degli Ebrei, per ottenere la quale sono disposti ad allearsi con gli Ottomani. Gli Ebrei, il popolo errante, con i bagagli sempre pronti vicino alla porta, disposto a cambiare identità, nascondere la propria fede, ma così unito e saldo in una cultura e ritualità millenaria, ci è stato rappresentato in maniera sublime dai personaggi di Yosef Nasi in primis, ma anche di Manuel, di Dana, e di Gracia Nasi che già avevamo conosciuto in Q. Ho apprezzato particolarmente le ambientazioni nel Mediterraneo orientale, perché sono zone che ho conosciuto, in cui ho viaggiato e delle quali ho potuto ammirare la vivacità artistica e culturale , frutto di un mix etnico che si è sedimentato nei secoli.
Sublime la figura di Ismail, questo vecchio saggio e generoso che si ripresenta sulla scena dopo aver attraversato in lungo e in largo l’Europa devastata dalle guerre di religione.
Anche questo è un romanzo che non si dimentica facilmente per la.profondità dei pensieri e la poetica della scrittura.


Fabiana Farina
Premetto che mi è piaciuto e che l’ho trovato delizioso, interessante, profondo e molto coinvolgente ma non all’altezza di Q pur essendo Altai il suo seguito non seguito perché si può leggere tranquillamente da solo senza aver letto prima Q.
Le vicende narrate, dallo scoppio dell’arsenale a Venezia alla battaglia di Lepanto, le sconfitte subite dalla Serenissima, la descrizione del mondo israeliano e musulmano dell’epoca e le guerre di religione dimostrano con quanta maestria il collettivo Wu Ming sia stato in grado di raccontarci i rapporti conflittuali che hanno avuto da quasi sempre il mondo occidentale e quello orientale. L’analisi storica è il punto di forza degli autori e rende del tutto veritiera la trama ed i personaggi.
Tra i personaggi, alcuni già incontrati in Q e altri nuovi, troviamo Emanuele Cardoso (Manuel Zante al tempo in cui era a soldo della Serenissima) che da predatore diventa preda e questa nuova situazione le permette di compiere un lungo percorso di maturità interiore mentre i personaggi femminili passano in secondo piano pur essendo parti fondamentali nella storia e nel racconto.
Il finale lascia un po’ l’amaro in bocca ma d’altronde non poteva che essere quello.
Di certo è un libro che lascia il segno e del quale consiglio la sua lettura.

Patty Bra
In questo libro c’è qualche collegamento con Q perché ritroviamo alcuni personaggi. La lettura l’ho trovata piacevole, la prosa scorrevole, arricchita da passaggi in vari dialetti che, secondo me, hanno evidenziato bene l’incontro tra due ceti sociali diversi, regalando il giusto equilibrio e una vena più realistica alla storia. Ho apprezzato molto anche lo scontro personale, e non, tra diverse culture, nati in oriente, ma cristiani e viceversa. Gli autori hanno lavorato molto su questo punto, non solo dal punto di vista conflittuale tra due città ben distinte, ma sviscerando l’animo dei protagonisti e trasmettendo al lettore questi sentimenti di credenza e appartenenza. Nonostante gli ideali siano forti, li ho trovati meno incisivi rispetto a Q, questo non toglie che sia scritto molto bene, ricostruzioni storiche precise, descrizioni di persone e luoghi dettagliate che aiutano a immergerti nella storia e ti trasportano lontano con la mente e il corpo. I personaggi sono tutti carismatici e ognuno ha un ruolo preciso, anche se il protagonista indiscusso è Manuel Zante/Emanuele Cardoso, una doppia identità per una doppia vita. I sentimenti sono sempre parole chiave di questi autori che li richiamano coralmente: odio, paura, invidia, vendetta, coraggio, passione, sacrificio, ma soprattutto l’amore che è quello che fa girare tutto. Una lettura che consiglio e che trovo adatta a tutti, sono contenta di aver partecipato a questa condivisa e grazie a tutte le persone che hanno approfondito argomenti e luoghi.

Flavia Zaggia
Altai è un romanzo molto particolare. Mi è piaciuto moltissimo e l’ho letto d’un fiato. L’ho trovato molto diverso da Q anche se è il suo seguito. Il primo a mio parere era un romanzo corale mentre in questo libro si segue la storia di un protagonista e della sua conversione interiore. La seconda parte è sicuramente più avvincente perché più basata sull’azione ma io ho amato moltissimo le descrizioni dei luoghi, le similitudini e i passaggi in cui il protagonista ricorda la sua giovinezza. Scorrevole e ben scritto, è un libro che non sembra creato dall’unione di più scrittori.

Cristina Pozzi
L’ho letto all’inizio di gennaio, in una settimana. La scelta del periodo storico – il Cinquecento – e il fascino dei luoghi dove si svolge – Venezia e Costantinopoli – uniti a una scrittura profonda ma scorrevole e chiara lo rendono uno dei migliori libri storici da me letti ultimamente. Ritengo molto moderno anche l’incontro scontro tra le tre religioni, nonché culture, ebraica, cristiana, mussulmana, che sfocia nel finale, a fronte del sogno utopistico della riunificazione ebraica da parte di Giuseppe Nasi, nell’assedio di Famagosta e nella terribile battaglia di Lepanto. La descrizione della battaglia navale merita da sola la lettura del libro. Come già in Q la documentazione storica è perfetta e le riflessioni o gli spunti di ulteriori approfondimenti sono tantissimi (uno per tutti la vita di Nasi, ebreo, alla corte di Istanbul), leggendolo viene voglia di documentarsi sui luoghi e sugli avvenimenti descritti.

Eliana Corrado
“Un regno non può dirsi libero finché non è in grado di difendere da sé la propria libertà. È una verità inoppugnabile. Ma laddove non arriva la forza di un esercito, può arrivare l’ingegno”.
In questa citazione, per me, è racchiuso tutto il senso di Altai! Un libro che non vince (e non avvince) con la forza ma con l’ingegno.
Fa arrivare il lettore piano piano, lento pede, alla parte più saliente (la terza) del libro e della storia narrata.
Prepara il lettore, come su un ring, a ciò che sarà la “scazzottata” finale. Prima ti fa capire da dove viene e da dove nasce tutto: ti incanta, ti fa vedere Venezia ti istruisce sull’avversario col quale Venezia, il protagonista e tu lettore andrai a “gareggiare”, (la Turchia, la sua cultura, la sua religione, i suoi costumi) così come se ti stesse facendo scoprire i punti forti e deboli dell’avversario. Parti che magari sono un po’ noiose, a tratti lente, ripetitive, come la teoria, perché tu lettore vuoi la grinta, vuoi salire sul ring… soprattutto se vieni da Q, ti domandi: sì, ok, ma…?
Poi, però, ti fa salire sul ring, ti incita a lottare, a mostrare l’acume e l’intelligenza più che la potenza. Potenza narrativa e stilistica, di parole, di costrutti, di trama. Ma per far questo, per poter lottare contro i Turchi, hai bisogno di un coach… ed eccolo lì, lui, il vecchio, il nostro amato protagonista di Q, comparire in interludi carichi di bellezza e di magia… di poche parole, di grande senso. Lui, il vecchio, è significato e significante insieme. È potenza, forza… e intelligenza. Perché solo così puoi affrontare tutto, colpi sghembi della fortuna e dell’avversario, ma anche i successi!
Nel complesso una bella e buona lettura (che ho amato di più e affrontato meglio proprio perché in gruppo, perché gli approfondimenti altrui mi sono stati di grande aiuto) ma che, personalmente, mi ha convinto e avvinto meno di Q che resta per me di livello di gran lunga superiore e del quale ho ritrovato poco. Ma come in Q ho trovato anche in Altai un modo di trattare le figure femminile in maniera meravigliosa. Emergono potenti sebbene non siano protagoniste.

Flora Vanin
Premetto che Q non l’ho letto, e quindi non posso fare paragoni. Essendo veneta e amando particolarmente Venezia,ho adorato le parti in dialetto Veneziano. Il libro è avvincente, con riferimenti storici e riflessioni profonde. Interessante lo sfondo religioso, che,tuttavia,resta solo abbozzato.

Giovanna Cosatto
Bello! mi è piaciuto molto… il periodo… l’incontro con i musulmani… con Ismail… le sue radici…
Grazie per questa lettura e grazie dei vostri commenti che mi aiutano a vedere sempre altri lati del libro

Luciana Morganti
Ho trovato in questo romanzo una scrittura come al solito impeccabile e la parte storica accurata.
Come per Q devo dividere il libro in diverse parti: la 1^ e 3^ sono veloci e interessanti, mentre ho trovato la parte centrale sempre interessante ma un po’ monotona, troppo asettica, mentre leggevo mi è venuta in mente una frase attribuita (forse erroneamente) a Stalin: “una morte è una tragedia, un milione di morti sono una statistica”. Insomma non mi trasmetteva nessuna emozione, come leggere un libro di storia. Poi, durante la presa di Cipro, la narrazione è cambiata, mi è piaciuto molto l’inserimento del ritrovamento del bambino che offre emozioni umane e speranza insieme all’orrore.

Mariagrazia Dicarlo
Non ho letto Q ma non mi è pesato… Altai è un libro dalla trama che ti prende piano piano… linguaggio scorrevole e veloce… molto interessante e intrigante… mi sono piaciute anche le frasi in dialetto…quindi posso dire che è una lettura da consigliare.

Titolo: Altai
Autore:
Wu Ming
Copertina flessibile:
 420 pagine
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Lingua: Italiano
Link d’acquisto volume cartaceo: Altai

 

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