Letture Condivise – Il pendolo di Foucault – U. Eco

Nel mese di Giugno 2018 è stata la volta de “Il Pendolo di Foucault”, uno dei capolavori di Umberto Eco. Prima di vedere insieme cosa ne pensano i nostri lettori, ecco la trama per chi ancora non la conoscesse:

Questo romanzo si svolge dall’inizio degli anni sessanta al 1984 tra una casa editrice milanese e un museo parigino dove è esposto il pendolo di Foucault. Si svolge dal 1943 al 1945 in un paesino tra Langhe e Monferrato. Si svolge tra il 1344 e il 2000 lungo il percorso del piano dei Templari e dei Rosa-Croce per la conquista del mondo. Si svolge interamente la notte del 23 giugno 1984, prima in piedi nella garitta del periscopio, poi in piedi nella garitta della statua della Libertà al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi. Si svolge la notte tra il 26 e il 27 giugno dello stesso anno nella stessa casa di campagna che Jacopo Belbo, il protagonista, ha ereditato da suo zio Carlo, mentre Pim rievoca le sequenze temporali di cui si è detto sopra. In sintesi: tre redattori editoriali, a Milano, dopo avere frequentato troppo a lungo autori “a proprie spese” che si dilettano di scienze occulte, società segrete e complotti cosmici, decidono di inventare, senza alcun senso di responsabilità, un Piano. Ma qualcuno li prende sul serio.

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Ed ecco i commenti apparsi sul nostro gruppo Facebook!

Alice Paragone: Cari compagni di lettura, benché fossi quasi a metà libro all’inizio della condivisa, mi mancano ancora circa 150 pagine. Sto facendo molta fatica, è mia abitudine leggere la sera/notte e di solito macino parecchie pagine, col Pendolo dopo 2 o 3 mi si chiudono gli occhi e non riesco più ad andare avanti. Sono molto rammaricata, l’argomento mi affascina e ho la sensazione di non goderlo nel modo giusto. Lo confesso, non mi ha conquistata, non riesco ad empatizzare con i protagonisti (cosa per me fondamentale), sento come se ci fosse una barriera fatta di una sovrabbondanza di informazioni che mi impedisce di sentirlo “mio”. Questa, ovviamente, è solo la mia esperienza. Lo finirò, sicuramente, ma temo che sforerò le vostre tempistiche. Grazie della compagnia, è stato bello fare questo viaggio con voi. Magari in un’altra condivisa “ci starò dentro”.

Fabiana Farina: Mi è piaciuto, non mi è piaciuto? Boh…
Sto ancora “metabolizzando” ciò che Eco ha cercato di dirci nel suo libro. La trama è complessa e il linguaggio utilizzato non è sempre a portata di mano considerando anche il fatto che in certi capitoli ci ha dato di brutto con le parole…
Io l’ho inteso come se il “Piano” fosse in realtà una ricerca personale, dove si è messo in risalto tutti i fanatismi, tutte le credenze che in un certo modo oscurano la mente dell’uomo ovvero meno so (tutti i “segreti” che bene o male ci sono dappertutto) più credo, e non solo di carattere religioso.
Nel libro Eco raccoglie una accozzaglia di eventi storici a prima vista incompatibili fra di loro e li presenta come l’esito di una folle ricerca ma che in qualche modo riescono a darci un quadro generale della storia mondiale e ci fa riflettere su fino a che punto può arrivare la stupidità dell’uomo. La risposta è ovvia: fino al limite estremo, fino a perdere la dignità e il raziocinio innato in noi.
E dove troviamo la risposta al grande segreto?.
La risposta a tutti questi quesiti la troviamo in un solo posto, dentro di noi.
Se poi analizzo i personaggi mi rendo conto che ognuno fa un viaggio, con le proprie storie e esperienze e che alla fine ciò che è stato è stato e che la fine di tutto è la morte.
Di tutte le frasi e passaggi che ho sottolineato, due sono quelle che mi hanno lasciato il segno. Una, in latino, “vestigia nulla retrorsum” e l’ultima frase, quella che conclude il libro, “E allora tanto vale star qui, attendere, e guardare la collina. È così bella.”

Fabiola Madaro: A malincuore devo dire che questa è stata la mia prima condivisa fallita. Purtroppo non solo non sono riuscita a finirlo, ma in pratica nemmeno ad iniziarlo. Nel senso che l’ho iniziato ben sette volte, e tutte le volte mi perdevo, avevo la testa altrove e la concentrazione (necessaria per questo tipo di lettura) era completamente sparita. Ho intenzione di leggerlo, in ogni caso, ma purtroppo credo che per me questo non sia il momento più adatto. Mi sono ritrovata a leggere più volte lo stesso periodo senza davvero comprenderne il senso…è stato frustrante. Chi mi conosce ha visto il mio disagio al punto da volermi regalare il cartaceo. E prima o poi lo leggerò! Grazie comunque a Sara e Roberto sempre per questa possibilità: ora so anche dove sono i miei limiti e fin dove posso arrivare.

Fabio Maiano: Di solito tutti i libri parlano di altri libri, in questo caso è il libro che parla di TUTTI i libri. La trama di per sè non è avvincente, i protagonisti sono perfino antipatici, per non parlare dei comprimari. L’ unico che si salva è l’ antagonista. Il linguaggio è difficile e i passi dei files di Belbo sono il delirio di un folle. Malgrado tutto ciò… Eco è un maestro affabulatore, nasconde tra le righe, i passaggi, le vicende un po’ di tutti noi e prende, affascina, crea dipendenza fino a far accettare qualsiasi birignao si trova nelle pagine successive.
Il pre-finale da pessimo romanzo d’ appendice, i lunghi flashback, le macchiette da commediaccia anni 70 (Garamond il “cumenda”, la svampita furba…) sono talmente kitsch da sembrare le “belle cose di pessimo gusto” di Gozzano; c’ è Pavese, c’è Candide di Voltaire (bisogna coltivare il proprio giardino), il ’68, la guerra mondiale, la Milano da bere e tanta filosofia, occultismo, storia, profezie… Non a piccoli sorsi, ma scaricata addosso al lettore come fosse un camion di ghiaia. O, meglio, una betoniera di miele dolce e vischioso.
Non è un libro da tutti i giorni ma, se iniziato nel momento giusto, dilania piacevolmente l’ anima.
Può indurre effetti collaterali: atarassia verso qualsiasi altro autore; sminuimento del “Cimitero di Praga”; allungamento della lista libri da leggere con titoli improbabili e introvabili; sospetti per qualsiasi croce patente incisa; smania di scrivere qualcosa di proprio.

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Roberto Salsi: “Se iniziato nel momento giusto dilania piacevolmente l’anima”, così scrive il compagno di lettura Fabio Maiano, e così è successo a me, dopo aver abbandonato il libro nel lontano 1989. Una lettura per la quale bisogna essere pronti, conoscere un po’ Eco in primis, il suo sarcasmo e la la sua capacità di dissacrare l’intoccabile, un po’ di cultura generale per non vivere il libro con l’enciclopedia in mano e una buona dose di incoscienza.
I protagonisti per quanto “poco simpatici” li trovo geniali e funzionali alla storia. È un romanzo che non mi ha suscitato particolare empatia verso un protagonista piuttosto che un altro; tuttavia mi sono sentito partecipe e fautore attivo del Piano. I continui rimandi e le citazioni di maestri del pensiero esoterico come Rene’ Guenon, Julius Evola ed Eliphas Levi mi hanno riportato indietro di vent’anni, quando mi dedicavo a questi studi; una tempesta di ricordi personali e passioni dimenticate che grazie al Pendolo sono riemerse dalle nebbie del Tempo. Ora come tanti reduci da questa lettura sono a rischio blocco, ma estremamente appagato. Grazie a Sara e Roberto per questa opportunità, volevo fortissimamente riprovare a prendere in mano questo libro ma temevo di non farcela (da solo).

Maria Marques: Un libro molto impegnativo. Avendo letto il nome della rosa ,mi aspettavo qualcosa di simile ,ma ho dovuto accettare che in realtà sono due libri completamente differenti ,non solo ovviamente per il periodo in cui si svolge la storia ,ma proprio per l’intera struttura del romanzo, in cui l’io narrante si alterna a documenti scritti sul computer da un altro dei protagonisti , che racconta la propria infanzia, la passione per una donna e dove traspare un senso di frustrazione, perché si considera incapace di scrivere, quando la realtà sembra smentire le affermazioni.
Un romanzo in cui Eco, sornione, gioca con il lettore, annoiandolo talvolta, per poi tirare fuori una zampata ferina e sorprenderlo con frasi lapidarie e sarcastiche. I primi capitoli sono un esercizio linguistico da brivido ed in quelli successivi l’autore riesce ad avere a tal punto il polso sugli avvenimenti storici, da poterli trasformare quasi in racconti umoristici o vignette. Impossibile soffermarsi su tutti i personaggi citati, sugli avvenimenti ,sui riferimenti esoterici, la Cabala, perché appena si cerca di approfondire ci si addentra in un mondo infinito di scatole cinesi. La trama è originale ed ha un suo percorso sinuoso, sembra portare da una parte per poi trovare tutt’altro, verso la fine del romanzo però il ritmo lento lascia il posto alla concitazione ed il finale mi ha lasciato una sensazione di malinconia,sebbene nessuno dei protagonisti sia simpatico e gradevole. Tuttavia la capacità che ha avuto l’autore di dissezionare la storia e ricostruirla a beneficio del Piano , di addentrarsi nelle trame dei complotto, nel vero e nel verosimile, è talmente perfetta che al termine della lettura, non si può fare a meno di restare senza parole .

Sara Valentino: “si nasce sempre sotto il segno sbagliato e stare al mondo in modo dignitoso vuol dire cambiare ogni giorno il proprio oroscopo”.
Una lettura incredibile, che lascia il segno e uno strascico, indimenticabile oserei dire.
Una lettura su diversi piani, non intendo temporali ma, mentali. Ci si trova catapultati in una trama, in un “piano”, certamente alla fine per me non c’è stata più la storia da seguire, io ero la storia stessa.
Credo che chi lo ha letto possa capire come la citazione che ho segnalato, posta nei primi capitoli, sia poi così calzante alla fine.
Eco è indubbiamente un genio indiscusso, ha giocato con noi lettori dall’inizio alla fine in una follia forse, ha saputo raccontare con un’ironia sottile la storia del mondo, dei miti antichi, dei templari, del settecento, fino ai giorni quasi nostri correlando a volte mentre spronando a riflettere altre.
Ha saputo dipingere scene incredibilmente veritiere portando il lettore in una stanza facendogli toccare con mano gli oggetti a disposizione.
È difficile definirlo, ogni lettura è stata diversa, questa volta ho colto particolari differenti , ho affrontato approfondimenti diversi.
Alla fine ti resta questa macabra consapevolezza di essere ignorante e pur sapendolo ora ne hai la certezza.
Il pendolo di Foucault non è un romanzo semplice, è una miriade di libri di conoscenze di pensieri.
Torno sulla collina.. a presto.

Monia Fratoni: ” Fu allora che vidi il Pendolo“.
Quest’ opera inizia con una visione che si trasforma in enigma, in un viaggio nei segreti dell’ umanità, un viaggio iniziatico nella storia, passando attraverso le tappe della Cabbala, sfiorando le dottrine filosofiche di secoli, attraversando la luce della conoscenza templare e i suoi misteri. Ho amato profondamente le mille analogie e corrispondenze in cui Eco ci trascina come in una fitta trama a ragnatela. Lui è il ragno che ci attira nella trappola ma poi non ci uccide ma ci permette di assaporare i suoi voli, ci mostra una visione reticolare e tentacolare del mondo. E una volta attirati in questa ragnatela, non ce se ne distacca più. Ecco allora che la sua prosa prolissa è un’ arte della sua scrittura raffinata che ci induce a guardare sempre ” oltre” fino ad arrivare agli ultimi capitoli in cui ho avuto la frenesia di finire e non finire, di distaccarmi e rimanere. Pochi autori mi hanno dato questa sensazione di essere e non essere, di trovare e nascondere. Posso dire solo che da allora la curiosità mi spinge sempre a vedere nei simboli significati nascosti, chiavi di letture diverse, connessioni improbabili ma poi, in questo grande vortice della mente e delle sue ricerche, forse è proprio la Vita il ” segretum segretorum” e che – come sostiene Eco- “tutto era lì, nelle pance di tutte le Lie del mondo” …ma ancora ho dubbi e sto cercando la trama sotterranea di tutto ciò…

Vincenzo Cortese:  Un libro per certi versi didascalico, in cui la trama sembra quasi essere il pretesto per un’apparentemente dispersiva digressione nell’universo cabalistico/esoterico di Eco, fatta talvolta di elenchi interminabili che possono lasciare senza fiato un lettore non assuefatto alla sua scrittura. Si può essere altresì colti dalla tentazione di fermarsi a ogni periodo, per approfondire un tema o una biografia, o proseguire a passo leggero tra quelle righe scoscese senza interrompere il percorso.
Avendo letto qualche mese prima “il cimitero di Praga” ho preferito questa seconda opzione, godendomi una scrittura ironica e, a tratti, dissacrante. Mi sono lasciato avviluppare dal Piano tanto che, a un certo punto, ho adottato il meccanismo mentale di Belbo trovando interpolazioni ovunque, perfino nella trama dei cartoni animati… un esempio?
Prendiamo Heidi. Sì, proprio la rubiconda bimbetta che da Francoforte (zona rosacrociana) parte per un percorso iniziatico che la porta alla baita del nonno, non a caso chiamato dagli abitanti della valle “il vecchio dell’alpe” o montagna che dir si voglia. Qui Heidi si libera dal disinganno della materia rappresentata da superflui indumenti quali le scarpe e instaura un rapporto privilegiato con Bianchina, una capra della quale è inutile richiamare il simbolismo, e Nebbia, un San Bernardo (chiaro riferimento ai templari) che si nutre di chiocciole la cui natura è una metafora della metafora del labirinto celtico. Il tutto è ostacolato da una “gesuitica” signorina Rottermeier, acerrima oppositrice del Piano dell’iniziata infante la quale, nonostante tutto, riesce a fare suoi proseliti Peter e Clara.
Se è proprio questo che l’autore voleva ottenere, beh si può tranquillamente affermare che abbia raggiunto il suo scopo.

Nicolò Giovanni Marino: Anch’io avevo letto il Nome della rosa di Umberto Eco e questo libro l’ho trovato unico, pieno di nozioni e un susseguirsi di emozioni che mi hanno a volte sconvolto. Ho concluso proprio ieri sera tardi la lettura e, chiudendo il libro, ho sentito come un peso che si liberasse dentro di me. Penso che leggere questo romanzo aiuta ad ampliare i propri orizzonti conoscitivi e ti eleva a un livello interiore che non potevi immaginare, come assaporare l’Iperuranio Platonico. La maestria nell’intrecciare le varie trame, da parte di Eco in questo libro è unica, come il suo stile narrativo.

Arianna Capponi: Ho faticato un po’ all’inizio ad orientarmi nelle fasi del racconto. Ho trovato invece un trovata piuttosto efficace presentare la storia dei Templari in modo ironico, raccontata come la trama di un film al bar, tra amici. Mi piace come l’autore si è destreggiato nelle diverse storie e leggende legate ai Monaci del Tempio ed i riferimenti che ha fatto con le culture antecedenti e lontane da quella mediterranea, miscelando la sua grande cultura e capacità narrativa. Pur trovando molti interessanti spunti di ricerca, nella lettura della prima parte del libro, i molti argomenti tirati in ballo dall’autore mi hanno spiazzato e quasi mi è sembrato che distogliessero dal reale obiettivo del racconto. Procedendo invece mi sono dovuta ricredere, perché i tasselli del puzzle hanno cominciato a dare forma a tutto l’ intero ed è stato evidente come l’autore non avesse raccontato nulla per caso e che ogni argomento e situazione era legata al fine ultimo, in una narrazione palindroma che solo leggendo fino alla fine avrebbe reso comprensibile ogni singola riga del racconto. Questo viaggio nella storia dei Templari è stato vastissimo per i numerosi riferimenti storici e per i personaggi menzionati che hanno continuato a mantenerne vivo il ricordo e la leggenda, una mappa tridimensionale nel tempo che ci fa vedere nello stesso momento tutti i tasselli di un virtuale puzzle, per individuare il fine ultimo ai giorni nostri. (anche se il libro è stato scritto negli anni 80). Una costruzione 3D in cui a poco a poco mi sono sentita immersa. Un planetario di avvenimenti storici e attuali che si muovono all’unisono come se ci si trovasse al centro dell’ Universo dove tutti i corpi celesti si presentano a noi, senza distinzione fra quelli creati prima e quelli dopo. Al centro del planetario virtuale in cui ci ha immerso l’autore ci siamo noi e il Pendolo che, oscillando ci dovrebbe indicare la direzione da seguire nel labirinto tridimensionale del tempo, alla ricerca del Segreto dei Segreti. Ma… cito le parole dell’autore: “Esiste un segreto così luminoso? Certo, a parte di non conoscerlo mai.” O forse è molto più semplice e pratico di quanto vogliamo immaginare. Il vero Segreto/Mistero sta nella vita stessa, la nascita e la morte e nel mezzo…il cammin di nostra vita…che decidiamo di percorrere.

Alberto Avanzi: Un libro immenso e profetico, una sorta di parodia dei libri venuti dopo di lui. Mille temi toccati, con leggerezza e profondità al tempo stesso. Una mole incredibile di argomenti narrati, tutti funizionali alla trama (che ha come elemento principale le società segrete, i misteri e i complotti), anche nei momenti apparentemente di intermezzo: l’infanzia e giovinezza del protagonista, l’impegno politico, l’amore, le società segrete, il mondo dell’editoria, e molto altro. Nonostante la mole e l’oggettiva complessità di alcuni passi, l’ho trovato estremamente scorrevole, Eco conferma come nel Nome della Rosa di essere non solo persona di grandissima cultura ma anche ottimo narratore, Passi come “Non è che l’incredulo non debba credere a nulla. Non crede a tutto. Crede a una cosa per volta, e a una seconda solo se in qualche modo di-scende dalla prima. Procede in modo miope, metodico, non azzarda orizzonti. Di due cose che non stiano insieme, crederle tutte e due, e con l’idea che da qualche parte ve ne sia una terza, occulta, che le unisce, questa è la credulità” da soli ti fanno dire “è valsa la pena” di leggere il libro.

Viola Dalmare: Difficile fare un commento su un libro come questo, perché racchiude dentro tante cose. Leggerlo è stato come intraprendere un lungo viaggio, osservando i tre protagonisti Casaubon, Belbo e Diotallevi.
Sinceramente, mi sono avvicinata a questa lettura con un po’ di timore, non avendo una conoscenza approfondita dell’autore. Di Eco avevo letto in passato Il nome della rosa, del quale ho un ricordo lievissimo.
Il Pendolo è riuscito a catturarmi per la sua prosa, per l’abile commistione tra arte, religione, storia, scienze, esoterismo e in un certo senso ha rappresentato una sfida.
Credo che leggere e cercare di capire il significato di un simile testo sia davvero una sfida. Una lettura non basta. È un romanzo che va riletto, perché ad ogni riga comunica qualcosa.

Eliana Corrado: Una lettura sicuramente impegnativa, ma straordinaria. Un libro di cui è impossibile raccontarne la trama (ma c’è poi una trama intesa in senso stretto?) in cui il vero protagonista, a mio avviso, è il Piano che si offre a più piani di lettura, religioso, esoterico, scientifico, linguistico; Eco ci fa capire come “giocando” con le parole, spostando lettere, leggendo le cose in maniera diversa, interpretandole e interpolandole si possono creare deliri assurdi, ma anche giungere a verità profonde, plausibili, verosimili. Servendosi di una ironia acuta, sottile, profonda ci fa capire di come il complotto sia dietro l’angolo in ogni cosa, in ogni frammento storico, e che la verità, che tutti ci affanniamo a cercare, che inseguiamo come una fonte di vita e di salvezza, potrebbe anche non esserci o non essere l’unica possibile. Ma alla fine ci importa davvero saperla, la verità? O non è più affascinante il percorso che facciamo, la linea che dai Templari ci porta fino al nazismo, alle persecuzioni degli ebrei, passando per una miriade di altre storie. O forse la verità sta non nel fine, ma nella lunga corda che dal punto di inizio ti porta alla sua conclusione. Forse è questa la metafora del pendolo?
Eco è un maestro, un genio indiscusso persino nella sua a tratti boriosa saccenteria con la quale più volte ti fa sentire piccolo, stupido, ignorante fin quasi a escluderti dalla storia, quasi volesse tenerti lontano dal Piano, dalla conoscenza, dal sapere. Ti porta a compiere un percorso di iniziazione unico, tra saperi taciuti, manipolati, misteriosi, storie millenarie, e come un percorso iniziatico è una prova quasi di resistenza: all’inizio la lettura è ostica, difficile, da perdersi, da rinunciare, ma se sei forte, se hai curiosità e vivacità mentale e culturale, e vai avanti, e abbandoni la presunzione tutta umana di voler capire tutto, di non impantanarti in parti noiose, in pagine che non scorrono, allora compirai un viaggio meraviglioso dal quale impossibile non uscirne soddisfatti, ma anche desiderosi di rituffarcisi dentro.
“Il pendolo di Focault” è, a mio avviso una lettura che fa crescere. e come tutti i momenti di crescita deve essere affrontata nel momento giusto.

Grazie a tutti per aver partecipato con entusiasmo!!

 

Formato: Formato Kindle

Dimensioni file: 2350 KB

Lunghezza stampa: 704

Editore: Bompiani (15 maggio 2013)

Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.

Lingua: Italiano

ASIN: B00CS5K4V0

Link d’acquisto: Il pendolo di Foucault

 

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