L’intervista di TSD – Fabio Dessole e Marta Tempra

Buongiorno Fabio e Marta, grazie per aver dato la vostra disponibilità per questa intervista doppia e grazie per il tempo che vorrete dedicarci!

Prima di tutto, vi vorremmo presentare ai nostri lettori…

Marta Tempra, classe 1991, è l’ultima di cinque figli. Nasce a Viterbo. Laureata in Energia Energetica, sta per specializzarsi in Energia Nucleare. Da sempre appas-sionata di scrittura, porta avanti parallelamente all’attività scolastica quella lette-raria, partecipando a concorsi e diffondendo via web i suoi lavori. Dice di sé: “È questo che mi piace dare, quando scrivo. Ritratti di esseri umani, delle loro emo-zioni in un particolare momento. Rapide pennellate di vita. Istantanee dell’anima. Mi piace che quando si legge un mio scritto, non si chieda di cosa parla, ma di chi parla. L’istante tra due battiti è la sua prima raccolta di racconti., cui hanno fat-to seguito: L’estate dei bucaneve, Il mare di nebbia sempre per Arpeggio Libero e il romanzo storico A.D. 1243 Un suo racconto inedito vince il primo premio al concorso Giallo Garda nel 2015

Furio Thot (pseudonimo di Fabio Dessole) è laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano, città dove è nato alla fine degli anni cinquanta. Oltre ad AD 1243 ha pubblicato fino ad oggi una raccolta di racconti e quattro romanzi (Il sogno di Euridice, Le cesoie di Atropo, Il destino di Psiche, L’abbraccio di Thanatos e Conspiratio) tutti per Arpeggio Libero. Ha partecipato, inoltre, con sette racconti, all’antologia Le teste di Cerbero con Anna Piazza e Simone Salvetti. Attualmente risiede a Lodi con la propria famiglia e dedica alla scrittura quasi ogni momento lasciatogli libero dalla propria professione. Marta Tempra e Fabio Dessole, autore e collaboratore di Arpeggio Libero, si incontrano a luglio el 2012 sul sito di self-publishing meetale. Inizia da lì una lunga collaborazione che porta alla pubblicazione dei due libri di Marta Tempra, “L’istante tra due battiti” e “L’estate dei bucaneve”, nonché a decine di presentazioni per tutta Italia. Ed è proprio durante una di queste, sulle rive del lago di Bolsena, che la nasce la prima bozza dell’idea che porterà alla stesura di AD 1243.
I successi incontrati da AD 1243 (Arpeggio libero vince il premio Buk 2017 grazie proprio al romanzo storico ambientato a Viterbo ¬ Gli autori sono stati invitati a Expo a presentare il libro allo stand della regione Lombaridia in rappresentanza della provincia di Lodi – Gli innumerevoli “sold out” alle varie fiere cui Arpeggio partecipa) e l’insistenza dei lettori, convincono Marta e Furio a iniziare la stesura de La nidiata dell’aquila che rappresenta un seguito del romanzo ambientato una quindicina di anni dopo il 1243.

Qual è stato il primo libro che ricordi di aver letto e quale ha dato l’impronta più forte per il tuo stile di scrittura?
F: In realtà non mi ricordo il titolo del libro, si trattava di una sorta di favola ambientata tra gli animali dell’Australia, credo di averlo letto qualche centinaio di volte al punto che ricordo ancora l’incipit. Non credo che vi sia un libro in particolare che abbia dato un’impronta al mio stile di scrittura, anche se ritengo il mio stile alquanto classicheggiante.

M: Domanda difficile, forse leggo da prima di avere memoria. Ricordo però il primo libro che mi fece stare sveglia fino al mattino, pur di finirlo: era “Orgoglio e Pregiudizio”, ed io avevo undici anni. Non posso dire poi che abbia influenzato il mio stile, ma di certo è stato un ottimo esempio di come sia importante creare personaggi autentici, con una psicologia approfondita e che sfuggano allo stereotipo. Cosa che cerco sempre di fare, quando scrivo.

Hai la possibilità di cenare con un personaggio storico (o con uno scrittore del tempo che fu): chi sarebbe e cosa vorresti chiedergli?
F: A cena con uno scrittore del lontano passato ma che è stato una compagnia fissa per me per lunghi anni, sul mio comodino infatti ho sempre trovato un posto per gli Epigrammi di Marco Valerio Marziale.
Lo subisserei di domande sui costumi dell’epoca, che lui ha magistralmente descritto e fustigato con ironia.

M: avrei mille possibili risposte a questa domanda, ma devo dire che da una parte mi piacerebbe incontrare Selvaggia, la figlia naturale di Federico II. Di lei si hanno pochissime fonti, e nel nostro libro quindi ne abbiamo dovuto ipotizzare il carattere, la psicologia. Ecco, mi piacerebbe conoscere come fosse davvero. E perché no, chiederle cosa ne pensa della nostra trasposizione!

Il genere storico, pur considerato di nicchia, ha visto negli ultimi anni un forte sviluppo soprattutto per quanto riguarda il filone religioso/esoterico. Quanto conta essere assolutamente originali, secondo te?
F: per quanto mi riguarda, ho sempre amato il genere storico, devo però confessare che come lettore prediligo altre cose rispetto all’originalità, ossià la veridicità storica – o almeno la plausibilità storica dei fatti e dei personaggi di fantasia rispetto al contesto storico e la loro credibilità – i supereroi/eroine vanno bene nei fumetti, nei romanzi storici li trovo “ridicoli”.

M: Moltissimo. Scrivere cavalcando l’onda di un fenomeno passeggero può rendere sul breve periodo, ma di certo non andrei fiera di un libro-fotocopia, come se ne vedono spesso quando un certo genere sale alla ribalta. Per lo storico certo è importante distinguere, l’originalità non deve comunque scavalcare la veridicità , altrimenti si sfocia nel fantasy (e non c’è nulla di male, ma è un altro genere).

Quanto conta per te l’immedesimazione dello scrittore con i personaggi delle sue storie? E se conta, è sempre solo con il protagonista o anche con i comprimari?
F: Beh lo scrittore (almeno per chi come me scrive in terza) credo debba mantenere sempre un certo distacco dai propri personaggi per renderli più autentici, se si tratta di personaggi di fantasia, e il più obiettivo possibile se si tratta di personaggio storico reale. I comprimari sono essenziali, sono quelli che permettono di dare corpo alla storia e di calare il lettore nell’atmosfera del romanzo. (vale per tutti i generi a mio avviso, non solo per lo storico.)

M: Io invece, che spesso scrivo in prima persona, trovo che l’immedesimazione sia tutto, per rendere al meglio il personaggio. Ovviamente devi essere tu, autore, a entrare in lui, e non il viceversa. Per dirne una, a volte quando scrivo mi scopro ad avere in volto le stesse espressioni (tristi, gioiose, angosciate…) del personaggio che sto descrivendo. Quindi, nei miei personaggi non c’è nulla di me, ma in me porto un po’ di ognuno di loro, come fossero persone che ho realmente conosciuto.

Il libro che avresti voluto scrivere tu, e perché?
F: Partiamo dal perché. Cosa può volere uno scrittore in più dalla vita che: 1. Essere considerato, anche grazie a tale opera, il padre di una lingua. 2. Creare decine di vocaboli nuovi che entreranno poi nella lingua. 3. Le proprie invenzioni linguistiche sono entrate nel linguaggio comune per indicare l’atteggiamento descritto. 4. Esistono ancora persone che 700 anni dopo imparano a memoria interi brani della sua opera. Avete capito che parlo della Divina Commedia di Dante.

M: Credo di essere un po’ atipica, in questo: sono moltissimi gli scrittori che ammiro, dai grandi classici agli autori contemporanei. Tuttavia, così come non mi ispiro a qualcuno in particolare per lo stile, non scambierei la mia creatività con nessuno di loro: innanzitutto, è troppo bello scoprirli come lettrice. E poi chissà, magari un giorno riuscirò anch’io a dare un (minimo) contributo alla nostra letteratura. Sognare non costa nulla, no?

Consigliaci un bel libro storico da leggere, e invoglia anche noi a farlo
F: “Imperium” di Robert Harris un bel romanzo su Cicerone, riuscirà a farvi diventare simpatico l’uomo che tutti gli studenti hanno odiato a causa della difficoltà di tradurre la sua prosa.

M: Considero i lettori di TSD molto più esperti di me sui grandi romanzi storici, quindi vi consiglio un libro sconosciuto, scoperto per caso su una bancarella: “La sfera dell’indovina”, di J.M.Riley. Mi ha colpito soprattutto per l’originalità della protagonista: una giovane zoppa e poco avvenente, che si spaccia per veggente e inizia una scalata sociale fino ad arrivare alla corte del Re Sole.

Ed ora permetteteci qualche domanda sul vostro romanzo A.D. 1243 – L’ultimo assedio, un romanzo scritto a quattro mani: come siete riusciti ad amalgamare così sapientemente le vostre idee?

F: Per quanto mi riguarda devo dire che è stato sorprendente scoprire quanto collimassero le nostre idee sulla stesura della trama del romanzo.
M: Venendo dal racconto breve, ero abituata a trovare spunti, più che veri e propri intrecci. In questo, l’esperienza di Fabio è stata fondamentale. Una volta avviato il meccanismo, però, si è stabilita una sinergia creativa pazzesca, abbiamo discusso solo sul finale… ma non faccio spoiler su chi ha vinto!

In A.D. 1243 utilizzate un linguaggio particolare che sa si antico e di medioevale, che tipo di ricerche sono state fatte per riuscire a ricreare questo stile di scrittura?

F: Qui i complimenti vanno fatti a Marta perché per lei è stato un approccio nuovo (io lo avevo già sperimentato in “Conspiratio”) e con la doppia difficoltà della narrazione in prima persona, io mi sono limitato all’uso del linguaggio dal sapore antico nei dialoghi. A giudicare dalle reazioni dei lettori è stata una scelta particolarmente apprezzata che ha permesso di calarsi veramente nello spirito dell’epoca. Devo dire che abbiamo vinto un scommessa, non era infatti facile creare un linguaggio comprensibile, che avesse un vago “sapore” antico senza peraltro scadere nel grottesco/ridicolo.

M: Come ha detto Fabio, il linguaggio è stata una precisa scelta. Abbiamo fatto ricerche negli archivi e tra gli atti per vedere quali fossero epiteti e nomi effettivamente in uso in quegli anni. Per le parti in prima persona, poi, abbiamo controllato l’etimo di ogni termine, per verificare che non fosse posteriore. Insomma, un vero e proprio studio sul linguaggio.

La storia dell’assedio di Federico II a Viterbo con la battaglia campale, come è nata l’idea di scriverci un romanzo?
F: Beh Marta è di Viterbo e conosceva perfettamente questo episodio non così noto della storia italiana. Appena mi ha parlato della figura dello svevo mi sono entusiasmato e non è stato difficile sceglie di far ruotare il romanzo attorno a tale episodio.

M: Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese straordinario, dove ogni pietra può raccontare pagine di storia spesso, purtroppo, sconosciute o sottovalutate. Nel mio piccolo, ho cercato di dare il mio contributo per farle rivivere. E ringrazio Fabio per avermene dato il modo, lavorando con me a questo romanzo.

Sappiamo bene che non si chiede, omettete pure la domanda in caso non vogliate o possiate rispondere, ma c’è la possibilità di un seguito?
F: Chiedete chiedete pure… La fase di studio è già terminata e abbiamo anche iniziato la stesura di qualche capitolo, e (contrariamente al primo, cui trovammo il titolo a romanzo finito, qui abbiamo anche il titolo: “La nidiata dell’aquila”.

M: aggiungo soltanto che sarà ambientato una quindicina di anni dopo le vicende di A.D.1243, quindi troveremo personaggi conosciuti ma ne incontreremo anche di nuovi, così come cambieranno le tematiche affrontate. Siamo molto emozionati e soddisfatti anche di questa nuova avventura!

Grazie ancora del tempo che ci avete dedicato e al prossimo libro!!

  A.D. 1243 – L’ultimo assedio

 

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