Mosaico: le due croci – Marco De Luca

Trama

Anno Domini 1581. Il Vicerè di Napoli è disposto a tutto pur di conquistare Venezia, la regina del Mediterraneo. Alfredo Dandolo, nobile veneziano senza scrupoli, è l’uomo adatto per colpire la città dei Dogi dall’interno. Una reliquia custodita a Costantinopoli è la merce di scambio richiesta all’uomo per diventare Doge; Iñacio Cortés il mercante scelto per riportarla a Venezia. Tra intrighi e inganni, Cortés verrà catapultato nella Mantova dei Gonzaga, città tanto bella quanto pericolosa. Passando da pedina a giocatore, accompagnato da due donne, sarà lui a dover fermare l’avanzata spagnola. Ci riuscirà?
La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, seducenti cortigiane, sicari senza scrupoli, avidi mercanti e cospiratori visionari.

Recensione a cura di Roberto Orsi

Torna Marco De Luca con il suo secondo romanzo storico “Mosaico: le due croci”, un seguito che è in realtà il prequel del precedente “Mosaico: una storia Veneziana”.

Il lettore ritrova i protagonisti ammirati nel primo episodio, Inacio Cortès, Inès Flandres e Chiara Fracassa, oltre a Fabio Florian, ma due anni prima, in un’avventura che segnerà il loro primo incontro e legherà in modo indissolubile i loro destini.

L’autore ci racconta le origini dei personaggi di quella che diventerà tra qualche mese una trilogia. Inacio Cortès è un portoghese che vive la sua infanzia in Spagna. Messo nel mirino dall’Inquisizione Spagnola, per alcune battute inopportune sulla religione cattolica, è costretto ad esiliare. Si arruola quindi sulla nave del Capitano Alvares, che tratta schiavi con i Turchi di Costantinopoli.

In questo secondo romanzo, il mercante di origine portoghese si ritrova invischiato in un affare di Stato, che potrebbe soverchiare il potere nella Repubblica Veneziana. Gli Spagnoli, alleati dei Gonzaga di Mantova hanno messo gli occhi sulla Regina del Mediterraneo. La posizione strategica, i commerci e il prestigio della Serenissima fanno gola a questa potenza internazionale.

La pedina da giocarsi, come una partita a scacchi, è stata trovata: Alfredo Dandolo, nobiluomo veneziano, avido e doppiogiochista, disposto a tutto per il potere. L’alleanza è fatta, Cortès, a sua volta pedina nelle mani di un’altra pedina, viene scelto per riportare una sacra reliquia da Costantinopoli, per conto di Dandolo, quale merce di scambio con gli Spagnoli per assicurare al nobiluomo la nomina a Doge.

Compreso il vero obiettivo di Alfredo Dandolo, Cortès non ne vuole sapere e si ribella al nobiluomo cercando di tirarsi fuori dalla mischia. Ed è proprio in questo istante che il gioco del portoghese cambia. Le carte in tavola vengono mischiate, si cambia fazione, e con l’aiuto di due splendide compagne di viaggio, Inès Flandres e Chiara Fracassa, sarà incaricato di sventare la congiura.

Le parole dell’avogador Lippomano sulla figura di Cortès, nel suggerire a Fabio Florian la strategia da seguire contro Dandolo, sono emblematiche:

«Se prendi un uomo affamato e lo sfami, prima o poi ti morderà; se prendi un cane e lo sfami, ne farai un animale fedele per il resto della sua vita.»

Il paragone con un cane è forte, ma è esattamente ciò che succedeva (e forse succede ancora) a chi viene usato dai poteri forti per obiettivi più alti. Chiamatelo pedina, burattino, cane fedele, ma il concetto non cambia: azioni dettate dalla convenienza, da qualcuno che sta più in alto di te e ti costringe ad agire anche contro la tua volontà. Ne saprà qualcosa anche Inès Flandres, costretta probabilmente ad uno dei sacrifici più pesanti che si possano immaginare.

«Ho messo i diritti dei pochi e dei molti sulla bilancia, lustrissimo, e ho capito che dovevo far pendere il piatto dalla parte di Venezia»

Venezia, la Regina del Mare. La protagonista indiscussa del romanzo. Venezia e la sua libertà, poste al di sopra di ogni ideale. Un fascino indiscutibile per la città sulla laguna, in un territorio modesto. La Serenissima non ha mai avuto un impero sotto la propria egida, non ha puntato alla conquista di nuovi territori come invece hanno fatto altre potenze contemporanee.

Venezia ha sempre giocato d’astuzia piuttosto che con la forza. E De Luca questa astuzia la illumina, la fa brillare. La città e i suoi uomini di potere ne escono con una immagine forte ma senza uso di armi, potente ma senza strategie militari. Le parole che Fabio Florian rivolge al capo della polizia di Costantinopoli, a Venezia per recuperare la reliquia trafugata da Alfredo Dandolo, descrivono nel migliore dei modi quello che è stata la Regina del Mare nei secoli di grande splendore:

“La nostra esistenza e la vostra non sono in contrasto, per quel che mi riguarda. Forse abbiamo avuto i nostri conflitti per qualche pezzo di terra o qualche spanna di mare, ma siamo ben contenti di lasciare a voi il compito di tracciare nuove linee sulle mappe, purché da quelle linee passino merci e denari.”

Lo stile dell’autore è accattivante, trascina nell’azione con dinamiche vivaci e mai noiose.

De Luca caratterizza molto bene i personaggi del suo romanzo, delineando ognuno di loro con le proprie connotazioni personali e rendendoli limpidi nella testa del lettore.

Lascio in fondo una menzione speciale per Chiara Fracassa, già ammirata nel primo libro dell’autore, in questo nuovo episodio può essere considerata il personaggio più sorprendente.

Facile lasciarsi coinvolgere dagli avvenimenti e farsi incuriosire sullo sviluppo della vicenda che vedrà ancora la luce nel terzo libro della saga, attualmente in stesura. Noi di “Thriller Storici e Dintorni” lo aspettiamo e vi terremo sicuramente aggiornati!

 

Formato: Formato Kindle

Dimensioni file: 2851 KB

Lunghezza stampa: 367

Numeri di pagina fonte ISBN: 1724193988

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