Ombre pagane – Franco Mieli

Trama

Una Roma sconosciuta e sotterranea e una montagna insolita e misteriosa fanno da sfondo alle indagini del maggiore Cerci, aiutato dal maresciallo Coletta. I due investigatori dell’Arma precipitano in un incubo popolato di crudeli divinità e delitti efferati. Nelle notti senza luna, nel nome di una sanguinaria dea dell’antichità, si celebrano tra le rovine dei templi pagani, gli antichi riti di una setta risorta dalle sue ceneri. Siti archeologici fanno da sfondo alle indagini cui partecipano un frate archeologo e una giornalista di cronaca nera. In un crescendo di follia, persino l’amore trova spazio per arrivare a toccare il cuore di Massimo Cerci che nel frattempo rimette insieme i pezzi del suo tragico passato. Il monte Soratte, la montagna sacra e inquietante che si erge solitaria a poche decine di chilometri da quella che fu la capitale del mondo antico, sarà testimone sia dell’epilogo della vicenda umana del maggiore Cerci che della terribile verità sul vero obiettivo della spietata organizzazione. Il romanzo chiude il cerchio con le avventure del tormentato ufficiale dei Carabinieri iniziate con il racconto contenuto nel volume “Lupi nella nebbia-Zanne“.

Recensione a cura di Maria Marques

“L’ombra è l’area scura proiettata su una superficie da un corpo che, interponendosi tra la superficie stessa e una sorgente luminosa, impedisce il passaggio della luce”

Questa è la definizione di ombra che sono andata a rileggere, perché la prima cosa che mi ha attratto di questo romanzo, è stato il titolo; la seconda è stata la luce sfolgorante del sole all’alba che sorge dietro ad un monte, ritratto sulla copertina, fotografia eseguita dall’autore stesso.

Il titolo al plurale è pienamente giustificato. Nel corso del romanzo ci sono numerose ombre che si aggirano tra le pagine, alcune fisiche altre evanescenti, ma non per questo meno pericolose.

La stessa Roma, i suoi dintorni, il luoghi dove si svolge l’azione, non è la città a cui siamo abituati a pensare, anch’essa è avviluppata in queste ombre che la rendono quasi irriconoscibile. Dimentichiamo le zone archeologiche monumentali e maggiormente frequentate dai turisti, il romanzo ci porta in zone particolari, dove la cultura cristiana si è impossessata delle zone di culto degli dei pagani, nei sacelli di antichi santuari chiusi al pubblico o nei sotterranei dove l’autore riesce a nascondere, tra i resti antichi effettivamente rinvenuti, una oscura profezia. Questa persistenza di mancanza di luce tuttavia non è sgradevole, serve a creare un atmosfera antica, fatta di luci sfumate , di torce fumose che sostituiscono la fredda luce delle lampadine e creano attesa per eventi che si preannunciano sinistri.

Altre ombre sono rappresentate dai seguaci dell’antico culto, che si muovono furtivi di notte, nella speranza di far trionfare dopo secoli di oblio e di cerimonie celate, il loro credo pagano, trasmesso di padre in figlio, retaggio di un’epoca in cui Roma era sovrana nel mondo conosciuto. Persone che conducono vite irreprensibili alla luce del sole ed in famiglia, disposti a sacrificare ciò che un uomo ha di più caro, come se l’appartenenza al culto togliesse ogni capacità di discernere il bene dal male, secondo il concetto moderno, e ci riportasse ad un’epoca antica in cui fosse ammesso commettere atti brutali, quasi primitivi, nella oscurità. Brutalità primitiva che non è oggetto di fantasia da parte dell’autore, ma testimonianza di un rito, citato dalle fonti antiche.

La leggenda vuole che Oreste, figlio di Agamennone, istituisse a Nemi il culto di Diana, dopo aver ucciso il re Toante. Il rito prevedeva che ogni straniero che approdasse presso le coste del Chersoneso taurico, dovesse essere immolato alla dea, in Italia fortunatamente fu meno cruento e nacque uno strano sacerdozio. Vicino al lago di Nemi, sorgevano non solo il santuario della dea Diana Nemorensis (ovvero la Diana dei boschi), ma anche il bosco sacro, al cui interno esisteva un albero di cui era proibito spezzare i rami. La funzione di sacerdote di Diana di Nemi veniva conferita in modo inconsueto: concessa ad uno schiavo fuggitivo, che aveva ottenuto la carica uccidendo il suo predecessore in un duello rituale consapevole che avrebbe  potuto mantenere la carica ed il titolo di rex Nemorensis  solo fino a quando fosse riuscito a difendersi da tutti i nuovi sfidanti.

Questa consuetudine rimase in vigore fino alla età imperiale e se ne trova traccia in anche in Svetonio, il quale narra come l’imperatore Caligola ritenendo che il sacerdote di Nemi fosse rimasto troppo a lungo in carica, avesse istigato qualcuno per ucciderlo.

Ancora altre ombre, sovrastano il protagonista, il maggiore Cerci che, come un novello Oreste, è inseguito dalle sue Furie, poiché la sua vita è stata devastata da una tragedia familiare che sembra non dargli scampo, e nonostante il buio del suo animo non esita a mettersi in gioco, per salvare vite umane, né per attuare la propria vendetta. Un uomo schivo, refrattario ai rapporti umani, apparentemente insensibile, abituatosi suo malgrado a vivere con le ombre di un passato che anziché accompagnarlo nuovamente verso la vita sembrano quasi volerlo trattenere nel ricordo di una famiglia che era stata felice, ma che ormai non esiste più. Ed il suo animo, tormentato si troverà a fare i conti, con il peggior nemico che si possa trovare sul proprio cammino: noi stessi. Quanto valgono i valori in cui crediamo? Quanto vale l’amicizia? Ha un valore la vendetta? Vale di più l’onestà prima di tutto con se stessi, con lo spirito del corpo a cui come militare appartiene  oppure è più soddisfacente abbandonarsi alla primitiva legge del taglione?

Scritto con uno stile sobrio ma elegante, con personaggi ben caratterizzati ed accattivanti, questo romanzo si legge tutto d’un fiato, con un ritmo che sale in un crescendo di azione parallelamente al crescere della violenza, che arriva a colpire ancora una volta il maggiore molto vicino, costringendolo suo malgrado ad affrontare i suoi demoni ed ad addentrarsi nei cunicoli del monte Soratte, il monte vicino Roma, non quello innevato del carme di Orazio, ma quello cantato nell’Eneide, citato all’inizio del libro, e che richiama il dio Apollo, il sole. Infatti dietro ogni ombra, anche la più cupa, c’è il sole che sorge dapprima lentamente per poi esplodere in un fulgore di luce ,ad illuminare i monti, gli alberi, gli anfratti, riscaldando i volti, gli animi e sicuramente i cuori, nella prospettiva di una nuova possibilità che la vita ogni tanto regala e cancellando finalmente le ombre.

Copertina flessibile: 304 pagine

Editore: Montecovello (28 febbraio 2015)

Collana: Dedicato a…

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8867336460

ISBN-13: 978-8867336463

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