Piccole curiosità “Vittoriane” – cura dei capelli e igiene personale

A cura di Ilaria Savino

I  vittoriani non erano sporchi come nel ‘700, dove i pidocchi saltavano da una parrucca all’altra, ma ci si avvicinavano parecchio.

Purtroppo non esistevano i phon e il riscaldamento era quello del caminetto; le case non erano impermeabilizzate e calde come lo sono oggi.

L’inverno i capelli si lavavano molto poco, il rischio di incorrere in una seria influenza poteva essere elevatissimo: immaginate queste donne dai capelli lunghissimi , tutti bagnati, che venivano tamponati con asciugamani e poi spazzolati davanti al camino, fino a che non si asciugavano. Potete immaginare quanto il procedimento fosse lungo, e se una donna ricca poteva permettersi questo lusso durante l’inverno, una donna povera si sarebbe quasi sicuramente fatta venire una broncopolmonite a stare con le chiome a lungo  bagnate

Gli uomini potevano andare da un barbiere, ma le donne dovevano fare tutto a casa con la fidata cameriera personale.

I capelli venivano lavati in una tinozza o una bacinella apposita, prima si utilizzava il sapone, poi si aggiungevano sostanze che potessero aiutare  a rendere i capelli lucenti: semi di lino, mughetto, caprifoglio e rosa erano le fragranze usuali degli olii che si aggiungevano all’acqua per profumare i capelli.

I capelli si lavavano anche con ammoniaca e acqua calda, oppure si usava succo di cipolla.

La gente povera lavava anche i capelli al fiume, ma in ogni caso, sia per ricche che per povere, non era una cosa frequente come al giorno d’oggi.

Purtroppo non era raro che buona parte della popolazione avesse i denti  marci o ingialliti e che già a 30 anni si avesse la dentiera o i denti d’oro, e non era neppure inusuale l’alito cattivo.

Per quanto riguarda l’igiene orale possiamo dire che stranamente erano avvantaggiati i poveri: essi infatti non potevano seguire la stessa dieta dei ricchi piena di alimenti grassi e zuccherati; seguivano, invece, una dieta più povera costituita da verdure, di conseguenza , i loro denti erano meno a rischio di quelli dei signori.

Un’altra piaga per i ricchi era l’alcool, cosa che i poveri non potevano permettersi, mentre un altro punto a favore della classe povera erano le radici di liquirizia che i contadini masticavano di continuo e forniva un valido sostegno per l’igiene orale.

In ogni caso avere i denti guasti  e l’alito cattivo era cosa comune, infatti non era diffuso l’uso dello spazzolino.

Ad attribuire importanza al sorriso si iniziò da metà ‘800 e vennero anche inventati i primi dentifrici che purtroppo erano più dannosi che utili perché intaccavano lo smalto: il composto era formato da limone e bicarbonato.

Dovete sapere che a quei tempi toccarsi le parti intime era considerato quasi alla stregua della masturbazione, qualcosa di sporco e disgustoso da non fare assolutamente, e questo valeva sia per gli uomini che per le donne, di conseguenza l’igiene intima era pressochè inesistente. Si evitava il più possibile di toccare quelle parti del corpo, si passava rapidamente la spugna durante il bagno,ma molto velocemente e senza particolare cura , proprio per evitare di indugiare in quei luoghi che era vietatissimo toccare; il fanatismo religioso a quei tempi era molto sentito.

Il vaso da notte era usato sia dagli uomini che dalle donne, erano muniti di coperchio e si usava sia per le feci che per l’urina; si usava la mattina, la sera e ogni qualvolta se ne avesse bisogno durante la giornata se si era in casa.

Quando non si era in casa si usava la cosiddetta Bourdaloue.

Era un vaso da notte portatile studiato apposta per signore. A prima vista può ricordare una zuppiera, ma è un vaso portatile studiato per la donna.

Erano di forma ovale sagomata sui lati, da un lato avevano un beccuccio per poterlo svuotare in modo pratico e dall’altro un manico per impugnarle.

Si potevano usare da sedute o accovacciandosi leggermente; già nel ‘700 divennero di uso comune per tutte le donne che lo portavano sempre con loro, e fatto ancora più inquietante, lo utilizzavano ovunque: ai balli, a tavola, in chiesa, in carrozza.

Una volta usati e riposti i coperchi, i domestici avevano il compito di svuotarle.

Sapendo che allora tutto era sfarzoso, potete immaginare che non si trattava di semplici vasi da notte di porcellana bianca, alcuni erano addirittura piccole opere d’arte, come potete notare nella figura precedentemente riportata.

Quando le donne andavano ai balli o ai grandi eventi sociali dove non potevano recarsi al bagno a causa degli strati su strati dei vestiti da cerimonia in cui erano infagottate, usavano la bourdaloue: una povera cameriera la posizionava con discrezione tra le cosce della padrona poi si occupava di farla sparire molto rapidamente.

 

 

 

 

 

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