Storia del libro: GLI EXULTET

A cura di Paola Milli

Nella vasta gamma di manoscritti medievali, un posto particolare è occupato dagli exultet, termine che in latino significa “esulti”.  Realizzati dall’XI secolo al XIII nell’Italia meridionale, specialmente a Benevento e a Montecassino, sono manoscritti liturgici miniati a forma di lungo rotolo di pergamena costituito da più fogli cuciti insieme e prendono il nome dalla parola iniziale del preconio pasquale (Exultet iam angelica turba caelorum: exsultent divina mysteria…)

Su di essi era solitamente scritto il testo della Benedictio cerei, corredato da notazioni musicali ed illustrato da miniature che correvano in senso inverso alla scrittura in funzione dell’utilizzo che ne veniva fatto.

Durante la veglia pasquale, il celebrante, dall’alto del pulpito, svolgeva il rotolo mentre procedeva nella lettura, in modo da far comprendere, attraverso le immagini, quanto egli diceva in latino ai fedeli analfabeti.

Nella chiesa gremita ed arricchita da arredi preziosi, il diacono intonava la Laus (lode) srotolando man mano dall’alto del pulpito il rotolo davanti al clero e ai fedeli riuniti in attesa. L’Exultet univa illustrazioni, scrittura e canto in una sintesi ricca di significati religiosi, politici ed ideologici la cui comprensione immediata era affidata all’immagine.

Per confezionare un rotolo occorrevano le pelli di circa 30 pecore, perciò il prodotto finale era collegabile al potere civile ed economico della Chiesa e dei signori locali che finanziavano la sua realizzazione.

La parola cantata, drammatizzata, scritta e visualizzata in un contesto di grande emotività devozionale colpiva i presenti. Ognuno di loro decodificava i segni che era in grado di comprendere. Attraverso le raffigurazioni iconografiche – definite nel XII secolo da Onorio Augustodunense litterae laicorum –  chi non conosceva l’alfabeto riusciva a capire il testo sacro. Era la cosiddetta Biblia pauperum, Bibbia dei poveri. L’immagine assumeva per gli analfabeti la funzione del testo destinato ai letterati che possedevano gli strumenti per comprenderlo. Con la figurazione si organizzava un discorso visuale non sempre fedele al testo, ma comprensibile.

Talvolta la figura era manipolata per affermare concetti funzionali al potere e alla cultura dominante. Un esempio era la raffigurazione delle api presente in molti Exultet. Esse rappresentavano la verginità di Maria e potevano essere presentate in più modi: o come semplici api e alveari accanto ai fiori, o come sciami che volavano nei campi, oppure con contadini intenti a raccogliere miele e cera o a catturare uno sciame per rinchiuderlo in alveare.

Di questi particolari manoscritti si conservano tuttora diversi esemplari custoditi a Montecassino, nella cattedrale di Bari, nelle biblioteche Vaticana e Casanatense a Roma, nel Museo Civico di Pisa, al British Museum di Londra e nella Biblioteca Rylands di Manchester.

 

 

 

 

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