Religion – Tim Willocks

Trama:

1565: Solimano il Magnifico è a capo del più grande impero del mondo e vuole convertire l’umanità intera alla fede del Profeta. Ma nel mezzo di quel “lago turco” che è il Mediterraneo, un pugno di monaci guerrieri è deciso a resistergli. Per i turchi sono i “cani dell’inferno”; loro amano definirsi “la Religione”: sono i Cavalieri di Malta. Ma la sorte dei Cavalieri sembra segnata: con i suoi settantamila soldati il gran sultano vuole spazzarli via. Nel frattempo, in Sicilia, una nobildonna maltese in disgrazia cerca di raggiungere la sua isola per ritrovare il figlio illegittimo che le è stato strappato alla nascita. Ma il Gran maestro dell’Ordine non consente l’accesso a nessuno che non possa combattere; anzi, per salvare Malta, ha bisogno di un guerriero d’eccezione. Il suo nome è Mattias Tannhauser, le sue origini sono oscure, per anni ha militato nell’esercito di Solimano. Mattias adesso è un uomo di pace e non sarà facile convincerlo a imbracciare nuovamente un’arma. A meno che non sia una donna a chiederglielo, una donna disposta a tutto pur di poter rientrare nell’isola dove è nata. Mentre il conflitto tra Islam e Cristianità assume i contorni dello scontro apocalittico, una madre disperata e un uomo reduce dall’inferno cercano un bambino senza nome e senza volto. E su di loro si allunga la mano insanguinata dell’Inquisizione…

Recensione a cura di Giovanna Barbieri

L’ambientazione storica dell’assedio di Malta è molto curata (l’autore conosce molto bene sia l’isola sia gli usi e costumi musulmani) e le battaglie tra monaci Ospitalieri (la Religione) aiutati dai maltesi contro l’esercito soverchiante e meglio armato dei turchi sono molto realistiche, tra sbudellamenti, menomazioni, interiora viola e fumanti, corazze che bruciano come fuoco sotto il calore di giugno, luglio e agosto. Tuttavia il romanzo è piuttosto lungo, circa 700 pagine, e forse la parte che descrive l’assedio poteva essere abbreviata. L’uso delle armi è abbastanza preciso, si fa un uso smodato della polvere da sparo, archibugi, cannoni, fuoco greco ecc. anche se non credo che nel 1565 ci fossero già i moschetti avanzati (Per quanto riguarda il sistema di fuoco, in principio si utilizzò il meccanismo a miccia, seguito da quello a ruota e infine – decisamente più moderno – quello a pietra focaia) o le pistole (per non parlare dei proiettili).

Interessante e ben caratterizzata è la figura di Mattias Tannhouser, un uomo scampato in giovane età al massacro della sua famiglia e allevato dai turchi per diventare un giannizzero. Nel periodo dell’assedio di Malta, fuggito dai musulmani e rifugiato in Sicilia, Mattias viene contattato da una contessa francese, Carla, affinché si occupi di accompagnarla a Malta per ritrovare il figlio perduto. Nell’impresa la nobile sarà scortata anche da Amparo, una strana fanciulla spagnola che prevede il futuro.

Mattias non è un benefattore, ma è un venditore di oppio e armi, e decide di occuparsi dell’impresa solo se Carla accetterà di sposarlo (vuole in cambio il titolo nobiliare di lei). Ma nel XVI secolo lo status sociale delle donne seguiva sempre quello dell’uomo. Cioè un popolano che sposava una nobildonna avrebbe declassato la moglie, in società. Quindi l’autore ha commesso qui un importante anacronismo.

La nobile Carla è una donna desiderosa di ritrovare il figlioletto perduto dodici anni prima e vuole, a tutti i costi, andare a Malta. Ma l’isola è stretta d’assedio dai turchi. Nel frattempo deciderà di aiutare il monaco ospitaliere che si occupa dell’Infermeria, a gestire il piccolo ospedale e curare i feriti della guerra. La sua figura è molto positiva, è anche molto credente, ma non so se sia realistico che una nobildonna si metta a ricucire i feriti.  Anche in periodo di guerra, non credo che fosse in grado di aiutare.

Per quanto riguarda Amparo: lei è una fanciulla diversa dal normale, poco socievole, ma propensa a parlare con gli animali e la natura. In più vede il futuro servendosi di un caleidoscopio (altro anacronismo, dato che l’oggetto in questione è stato inventato nel 1800), quindi mi sembra strano che l’Inquisitore non si accanisca su di lei (ha anche gli occhi di colore diverso, segno di stregoneria). Comunque, è una protagonista ben caratterizzata che sembra un po’ autistica.

Il malvagio, nella vicenda, è l’Inquisitore Ludovico Ludovici, ecclesiale che desidera porre Gisleri sul soglio pontificio, alla morte del Papa. Un uomo combattuto tra i suoi doveri religiosi e l’amore verso una donna. È molto ben caratterizzato come personaggio, con i suoi dubbi molto umani, tuttavia non credo che un clericale del XVI secolo sapesse usare la spada in modo eccezionale (salvo gli ospitalieri, gli altri monaci e religiosi non sapevano usare le spade o gli archibugi), quindi il suo eroismo in battaglia mi è sembrato un po’ eccessivo.

Ben caratterizzati sono anche i personaggi secondari, come La Vallette, priore dei monaci ospitalieri, Starkey, monaco ospitaliere diplomatico e coraggioso, anche il socio di Mattias è molto simpatico.

Unico appunto: il file digitale è strapieno di errori di sintassi, alcuni ortografici e grammaticali. Poi non credo che abbia avuto editing di sorta (la parte della battaglia è troppo lunga e ripetitiva. Alla fine stanca, anche perché l’assedio turco e le battaglie sono durate solo quattro mesi.)

Copertina rigida: digitale, circa 823 pagine

Editore: Cairo Publishing (26 settembre 2006

Collana: Scrittori stranieri

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8860520479

ISBN-13: 978-8860520470

 

 

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Un commento su “Religion – Tim Willocks

  1. Bonetti Paolo il said:

    Tutto ok,però stiamo parlando di un “Romanzo”che anche se storico ,qualche “imprecisazione ” (ci potremo chiedere anche se è stata messa intezionalmente …chissà..).ci può stare.Spesso gli scrittori sono “legati” all’editore con clausole di ogni tipo…quindi la lunghezza del racconto potrebbe spiegarsi in quelmodo,ricordo che fa parte di una Trilogia proiettata,ilsecondo è”I dodici bambini di Parigi”.733 pag. edito nel 2013,Religion del 2006…quindi aspetteremo ancora 4 anniperil terzo?Chissà…rimane sempre una bellissima lettura ,una voce a se, in un pamorama dove troppi autori si appiattiscono l’un l’altro.

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