Ultima missione – Vincenzo Caracciolo D’Aquara

Trama

Aprile 1945, i nazisti hanno perso la guerra. Il capitano di sottomarino U-Boot, Markus Schoemburg, è convocato dall’alto comando per una missione di estrema importanza per le sorti dell’Europa intera. Dovrà prendere il comando dell’U-2553 della serie XXI, il più avanzato sottomarino tedesco e, con un equipaggio ridotto, nascondere alcuni ordigni nucleari in una base segreta in Antartide, nota come Base 211. Vent’anni più tardi, alcuni marinai dell’U-2553 vengono torturati e assassinati. Dopo l’omicidio di una guardia svizzera, partono le indagini del capo della sicurezza vaticana e di una affascinante agente del Mossad, che cercano con ogni mezzo di rintracciare il misterioso capitano dell’U-Boot. Qualcuno cerca di impadronirsi delle armi di distruzione di massa, sepolte sotto i ghiacci, da utilizzare contro Israele nell’imminente guerra.

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

“L’ultima missione” offre al lettore diversi ed interessanti spunti di evasione ma, anche, di ricerca e, quindi, di studio. La trama è ben congegnata: due storie, temporalmente distanti, ma strettamente collegate, dove, quella che sembra “l’ultima missione” della prima parte costituisce in realtà il via della seconda parte che, a sua volta, non può che concludersi con la vera e propria ultima missione.

La missione (o le missioni) vede (vedono) protagonisti due soggetti: uno umano e l’altro…meccanico, entrambi tedeschi.

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Il protagonista meccanico è un sommergibile della serie “XXI”, realmente esistita, costituita da battelli con elevate caratteristiche subacquee e che rappresentò, nella storia dell’evoluzione delle unità subacquee, il punto di arrivo del sommergibile convenzionale e, nello stesso tempo, il primo passo verso il ritorno al sottomarino “puro” destinato, cioè, ad operare esclusivamente in immersione. Qui (siamo nella prima parte del romanzo) l’Autore, ricorrendo alla famosa “licenza poetica” (ricordiamo che ci troviamo sul finire della II Guerra Mondiale) arricchisce la narrazione con dettagli tecnici di strumenti ed armi che avrebbero fatto la loro comparsa anni dopo (ad esempio i proiettili all’uranio impoverito).

antartide_map3.jpgIn ogni caso, D’Aquara dimostra una certa preparazione (e questo, indubbiamente, gli fa onore) riuscendo a miscelare, come detto, elementi storici con elementi di fantasia o, comunque, impensabili per l’epoca nella quale è ambientata la narrazione. Un esempio è dato dall’accurata descrizione della (fantomatica) base segreta realizzata dai tedeschi in Antartide: anche qui l’improbabile si coniuga alla perfezione con il possibile. Base o, meglio, il suo contenuto, che diverrà il centro della scena nella seconda parte del romanzo…ma non precorriamo i tempi.

Un sommergibile, seppur tecnologico, necessita, in ogni caso, di qualcuno che lo comandi e, qui, entra in scena il Comandante Markus Schoemburg, figlio “d’arte”, uomo di sani principi e, pertanto, ben lontano dagli ideali “pazzoidi” propri della gerarchia nazista. Saranno proprio Markus e la sua famiglia a costituire il trait d’union tra prima e seconda parte del romanzo…

mappa_israele1967Sono passati circa ventidue anni. La II Guerra Mondiale è finita da un pezzo ma un’altra guerra è alle porte: l’ennesima tra Arabi e Israele (cosiddetta “Guerra dei Sei Giorni” del 1967). Qui le pagine assumono maggiormente il carattere della spy-story vedendo coinvolti i servizi segreti più importanti: israeliani, vaticani, arabi, sovietici, argentini. Siamo, infatti, in piena Guerra Fredda, ma gli echi della fuga (e del nascondimento sotto mentite spoglie) dei nazisti (con l’aiuto acclarato delle alte sfere vaticane) in Sud America non si sono spenti. Accade, infatti, che alcuni “nostalgici” del Terzo Reich mirino a raggiungere la famigerata base antartica (cui si è sopra accennato): motivo? Essa nasconderebbe armi nucleari (e torniamo alla “licenza poetica”) e un enorme quantitativo d’oro. Se l’uso di quest’ultimo è chiaro, le armi dovranno essere cedute all’Egitto affinché distrugga una volta per tutte gli odiati ebrei. A questo punto, il Comandante Markus, coadiuvato da moglie e figlio, non può far altro che tornare in azione con il “suo” sommergibile per salvare il mondo intraprendendo la sua “ultima missione”.

Tornando ad una visione più generale del romanzo, esso appare strutturato in modo quasi cinematografico: basti pensare alla costruzione dei colpi di scena, al nascere e allo svilupparsi delle storie d’amore, al ruolo delle eroine (Martina e Sirya), molto simili, quasi speculari, in entrambe le parti del romanzo; cinematografico nel senso della “visibilità” delle singole scene, dell’immagine che danno di sé i vari protagonisti/attori della storia.  Cinematografico anche nel ritmo che l’Autore è riuscito a conferire alla sua Opera, nonostante l’imprescindibile uso di termini tecnici possa, a prima vista (e solo a prima vista), indurre a qualificarla lenta e “pesante”. Gli stessi, piccoli, refusi di stampa non incidono sulla valutazione tutto sommato positiva di questo libro.

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SCHEDA

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Titolo: Ultima missione

Autore: Vincenzo Caracciolo D’Aquara

Genere: Thriller storico

Target: adulti, maschile

Editore: Astro edizioni

Collana: Thriller

Pagine: 480

Prezzo: 15,90 euro

Link di acquisto:

http://www.astroedizioni.it/catalogo-libri/thriller-e-gialli/ultima-missione/

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Un commento su “Ultima missione – Vincenzo Caracciolo D’Aquara

  1. Daniela il said:

    Gent. sig.Malavasi, per quanto riguarda la armi descritte, anche se un tocco di fantasia in un romanzo c’è sempre, non sono una licenza poetica, come può leggere su https://it.wikipedia.org/wiki/Atomica_di_Hitler, effettivamente ci sono teorie e notizie secondo le quali tra il ’44 ed il ’45 in seguito ad un progetto del fisico Diebner, furono effettuati dei test su una Atomica minore, una cosidetta bomba sporca. Ne può trovare conferma anche nel libro di Luigi Romersa “Le armi segrete di Hitler”, che nel ’44 accompagnato da due ufficiali tedeschi visitò la base segreta di Rugen e assistette personalmente ad uno dei test.

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