Una mamma per Leonardo

Tanti auguri Leonardo da Vinci!

Mater semper certa est, pater numquam, la madre è sempre certa, il padre mai.
È questo uno dei principi classici del diritto, basato su una massima di esperienza (che nemmeno i progressi scientifici sono riusciti ancora a smentire) in base alla quale se è facile individuare la madre di un soggetto, la ricerca della paternità è spesso difficile, e, in qualche caso, impossibile.
Ma il genio di Leonardo è così grande e immenso che, fin dalla sua nascita, ha messo in discussione e in crisi persino questo principio.

La notizia della nascita di Leonardo da Vinci fu registrata all’anagrafe di Vinci (paesino toscano n provincia di Firenze) da suo nonno, come figlio di ser Piero da Vinci, un notaio fiorentino, e di Caterina. Solo un nome niente cognome, un da o un di…
E già qui viene da chiedersi, come mai sia stato il nonno, e non il padre, a dare notizia della nascita? Il mistero dura poco, la deduzione è semplice: Leonardo era un figlio illegittimo.
Il notaio è ser Piero, un donnaiolo, ma comunque un notaio “famoso” in un paese che, all’epoca, contava appena 350 residenti… ma chi era questa Caterina?
La mater semper certa est del principio classico di diritto, è dunque incerta.
A lungo si è dibattuto sulla sua vera identità, e chissà che non se ne dibatterà ancora.
Diverse sono le teorie avanzate finora, alcune forse troppo fantasiose, ma noi di TSD siamo andati a scovarne alcune.

La più recente è del 2017: ed è stata rivelata grazie alle tasse… Le tasse? Cosa c’entreranno mai le tasse con l’identificazione della madre di Leonardo?
Ebbene, la fortuna, per gli storici, è stata che Firenze era all’avanguardia nel campo delle pubbliche finanze, che si basano da sempre sull’imponibile dei privati.
Usando la documentazione proveniente dall’erario del Comune di Firenze, incrociando tale documentazione con quella del catasto si è arrivati a trovare che nel 1451, un anno prima della nascita di Leonardo, una Caterina fu registrata in una dichiarazione dei redditi di un tal Meo Lippi.
La storia di Caterina comincia dunque da qui, da una misera casa di contadini, a un miglio da Vinci. Lei è una ragazza quindicenne, con un fratellino di appena due anni, entrambi figli di Bartolomeo Lippi. La madre o le madri dei due bambini sono sconosciute.
Caterina nella sua minuscola vigna di Vinci aveva ricevuto dalla vita ogni tipo di colpo, fino a restare del tutto sola al mondo quando le era scomparsa anche l’ultima figura maschile della famiglia, il fratello – o fratellastro – Papo. Era il 1451, e la mancanza di una difesa sociale le sarebbe pesata di lì a poco perché senza un uomo in casa, anche nella civilissima Firenze dell’epoca, una ragazza finiva in piena balìa degli eventi. Soprattutto se la campagna era battuta dai giovani e scapestrati rampolli della giovane borghesia di penna che, all’ombra dei signori, andava formando l’ossatura di quello che sarebbe stato il principato mediceo. Come Ser Piero da Vinci, venticinquenne e focoso figliolo di un facoltoso notaio che esercitava a Firenze ma manteneva stretti rapporti con il paese d’origine, dove possedeva poderi e oliveti.
Non si sa per certo come andò, dal momento che l’erario fiorentino di certe cose non si interessa, se fu il frutto di una violenza o, chissà, il pagamento di un debito. Resta però certo che alla fine Caterina, a neanche 16 anni, si trovò con il vestito ogni giorno più corto. Quanto al matrimonio riparatore, nemmeno per idea: Ser Piero era già promesso a una donna di ben altre facoltà finanziarie di quelle di Caterina.
A Caterina fu data una dote discreta e un marito decoroso, del suo stesso ceto: il ceramista Antonio di Piero Buti conosciuto come ‘Accattabriga’, che la sposò poco dopo la nascita di Leonardo, presumibilmente con una piccola dote fornita dalla famiglia Da Vinci.
Lei fu sistemata, e il figlio preso in cura dalla famiglia da Vinci, che gli diede il suo nome strappandolo alla madre.
Non che il piccolo Leonardo fosse ammesso alla mensa del padre e dei fratelli legittimi, che un giorno avrebbero attaccato lite con lui per via dell’eredità. Seppur un da Vinci, sempre bastardo era e da illegittimo, Leonardo non poteva aspirare alla carriera di ser Piero, e questa forse fu una fortuna…
Fu affidato a uno Zio Francesco che “stava in villa a non far nulla”. Cioè: non si curava di quattrini. In compenso girava la campagna a rimirarne il bello e osservava tutto, ma proprio tutto: le pietre che sembravano contenere strane conchiglie, le code mozzate delle lucertole, il volo misterioso degli uccelli. È da lui che Leonardo imparò il suo metodo, e grazie a lui che sviluppò la sua insaziabile curiosità… fino a diventare il genio che tutto il mondo oggi conosce.
Caterina invece sparì dalla sua vita dopo averlo messo al mondo.

Di lei non resta niente se non un nome in un algido registro catastale.
Questa è la teoria messa in campo dagli studi effettuati dallo storico dell’arte inglese Martin Kemp, professore dell’Università di Oxford, tra i maggiori conoscitori dell’opera del genio del Rinascimento, e al ricercatore Giuseppe Pallanti, autori di un libro dal titolo “Mona Lisa: The People and the Painting” per la Oxford University Press. (Libro non ancora arrivato in Italia).

Anche un’altra studiosa, Elisabetta Ulivi, aveva preso in considerazione questa possibilità ma poi la respinse. Caterina era un nome abbastanza comune all’epoca e in quella zona, e negli archivi di Vinci ne risultarono una dozzina: un numero piuttosto alto, considerando il basso numero di abitanti di Vinci.
La professoressa Ulivi dà dunque a Caterina un’altra identità: Caterina di Antonio di Cambio, una ragazza che aveva legami con il notaio da Vinci e che è la migliore candidata per essere la giusta Caterina.
Era la figlia di Antonio di Cambio e, curiosamente, aveva una cognata chiamata Monna Lisa.
Questa ragazza aveva 13 anni nel 1451, ma la sua età è probabilmente erroneamente indicata nei documenti di quel tempo e, in realtà, poteva avere 16 anni. Ci sono diverse prove concrete della vicinanza tra il Buti (sì, lo stesso Antonio di Piero Buti conosciuto come ‘Accattabriga’ a cui il Kemp e il Pallanti avevano dato in moglie la Caterina del fu Meo Lippi) e il Cambio, che erano anche vicini a San Pantaleo, un borgo di Vinci.
Dopo Leonardo da Vinci, questa Caterina ebbe una figlia chiamata Piera, come la madre di Ser Piero da Vinci.

C’è, poi, un’altra teoria ancora non molto accreditata in verità, sull’identità di questa solonome Caterina secondo la quale la madre di Leonardo altri non era che una ragazza di umili origini, forse orientali, (e Caterina è un nome comune tra le convertite al cattolicesimo) che fu serva in casa Vinci, prima impiegata a Firenze da Ser Vanni, ricco cliente di Ser Piero da Vinci.
E di figli illegittimi, frutto di rapporti tra serve e padrone, la Storia ne è piena. E se questa teoria vi sembra banale e scontata per aver dato i natali a un genio come Leonardo, attenzione! Perché la Storia ha sempre un asso nella manica con cui stupirvi e sparigliare il tavolo:
Da una ricostruzione di una impronta dell’indice sinistro di Leonardo (e rilevata sul San Gerolamo) è emerso che il genio toscano aveva sangue arabo. La sua struttura caratterizzerebbe il 65% della popolazione araba.

Tuttavia l’ultima parola sulle origini del genio di Vinci potrebbe venire dal DNA. Il team “Leonardo project”, da anni impegnato a ricostruire il genoma di Leonardo, promette nuovi risultati entro al fine del 2019.
Ma questa è un’altra storia e, chissà che noi di TSD non torneremo a raccontarvela!

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