Interviste con la Storia: Giuseppe Mazzini

Bentrovati, cari lettori di TSD! Oggi siamo particolarmente orgogliosi di aprirvi le porte del nostro salotto perché ad aspettarci c’è un personaggio a cui, in quanto italiani, dobbiamo essere particolarmente grati: Giuseppe Mazzini.
A intervistarlo, una scrittrice amica del nostro blog e del nostro gruppo FB, Sonia Morganti (a lei tempo fa, in occasione di Scripta Manent, abbiamo riservato una intervista che potete leggere qui)
Andiamo a vedere cosa si stanno dicendo?

Giuseppe, raccontaci di te.
Nasco a Genova, ma questo lo sapete tutti. Tenuto tra le braccia dal mare e dalle montagne, ho preferito le seconde. Mio padre era medico, era stato simpatizzante giacobino, poi disilluso: stanco, cresciuto o invecchiato… non so. La mia anima è sempre rimasta un po’ fanciulla, la sua ha seguito un corso naturale. Avrebbe voluto lo stesso per me, per il mio bene. Ci siamo amati con quei contrasti naturali tra padre e figlio, un gioco di specchi che attraggono e rifuggono. Con mia madre c’era un’affinità spirituale talmente profonda da legarci con sincronie che ci raccontavamo per lettera, durante l’esilio. Non mi ha mai fatto mancare la sua fiducia e il suo sprone a camminare per la mia strada. Mia sorella più piccola, Francesca, era la mia cocca: spiritosa, polemica, vivace. Insieme ci divertivamo un mondo.

Scopri presto la Patria.
Mi hanno raccontato che da piccolo volli dare l’elemosina a dei patrioti disperati. Non ricordo quell’episodio, ma sensibilizzarmi alla causa è stato naturale: ero un ragazzo del mio tempo. Eravamo tutti animati da passioni intense e io pensavo sempre di testa mia. Adoravo leggere e avevo il pallino della letteratura europea. Il giornalismo mi scorreva nelle vene, mentre mio padre mi suggeriva di scrivere romanzi d’amore, per compiacere il mercato e guadagnare un po’. Quindi, ostinatamente, facevo il contrario! Ero molto bravo con la chitarra e cantavo bene. Non mi innamoravo facilmente, ma quando è accaduto il mio cuore è sempre rimasto memore e grato.

La Giovine Italia è stata la tua prima creatura, qualcosa di finalmente nuovo.
Ero Carbonaro, ma critico verso i riti segreti, zeppi di simboli. Mi irritava la segretezza, in realtà. Anche nella Giovine Italia c’era una quota di “nascondimento”… per salvare la testa! Ma i nostri scopi dovevano essere espliciti e il più possibile diffusi e condivisi. Per questo stampavamo un giornale. Che senso ha parlare di progresso e libertà dei popoli, senza farlo con loro? Associarsi è importante: moltiplica le forze per concretizzare le idee. La scuola gratuita che fondai per gli italiani sfruttati a Londra funzionò anche per quello: era un mio pensiero, è vero, ma fu tradotto in azione con l’impegno sentito di tutti noi esuli, dei nostri amici inglesi, degli studenti italiani.

La tua prova come triumviro nella Repubblica Romana è stata un capolavoro, nonostante la fine tragica di quell’evento.
Sono stati giorni incredibili. Gli ideali cercavano di diventare reali come un bambino cerca di nascere. Era doloroso, ma ci stavamo davvero riuscendo! Siamo stati sconfitti per aver voluto mantenere fede ai principi che avevamo proclamato. Ma vedere come la Costituzione della Repubblica Romana e quella della Repubblica Italiana siano simili è commovente. Abbiamo creato il primo corpo infermieristico organizzato: Cristina di Belgioioso è la nostra Florence Nightingale. Abbiamo avuto giornaliste d’assalto come Margaret Fuller. Abbiamo visto sorgere il sole, ma era troppo presto e abbiamo pagato un pegno amaro. Una generazione si è spezzata sulle mura del Gianicolo e tra loro c’era Goffredo Mameli, a cui volevo profondamente bene.

Mi è capitato di dire che la tua anima è piena di colori, anche se i tuoi abiti sono scuri. Racconteresti il perché a chi non ha mai letto le tue testimonianze?
Dell’aspetto mi è sempre importato poco. Non sorrido in foto – provateci voi, esilio a parte, a ghignare in posa per dieci minuti! – e vesto di scuro, ma è sciocco fermarsi all’apparenza. La mia filosofia è attiva. È fatta di passione, di vita. Credo nell’unità del pensiero e dell’azione, volti al miglioramento dell’Umanità. Ognuno di noi, migliorando se stesso, a cerchi concentrici migliora ciò che lo circonda… come un sassolino che cade sulla superficie di uno stagno e la increspa, facendola brillare. Inizi con i tuoi cari e arrivi ai popoli affratellati! Per me il dovere è attivo, positivo. Non basta non fare: bisogna fare. Non basta il non nuocere: bisogna giovare.[1]

Le hai cantate a tutti, con classe graffiante. Cosa rimprovereresti alla società di oggi? Scegli una cosa sola, però!
I filantropi parlano dell’aspetto morale della vita, gli economisti solo di quello materiale. Invece entrambi gli aspetti servono e devono agire in armonia. Come ci si può educare e migliorare, lavorando dieci o dodici ore al giorno? La precarietà del lavoro, la sua mancanza di continuità, la scarsezza di guadagno sopprimono la speranza del futuro e logorano lo spirito. [2]

Raccontaci le tue passioni segrete.
Fumo troppo, mi piace la torta di mandorle, ho avuto come animali domestici simpatiche galline e passerotti ciarlieri. Per TSD farò una confessione: ai miei tempi il romanzo storico era il top e io ci feci un pensierino. Ma rischiavo di scivolare nel Mary Sue per motivi sentimentali, così ho evitato!

Se ti dicessi che ti vedo come un nonno tosto, apparentemente burbero, ma dal sorriso dolcissimo, cosa mi diresti?
“Cosa ho fatto di male per meritare una nipotina così?” Scherzo. Magari ti abbraccerei. E ti esorterei a desiderare sempre. Siete circondati da un’atmosfera opprimente, vi sembra di non poter trasformare la realtà. Ma non dimenticate il potere che può avere un desiderio fervente, anche se non espresso. [3]

Mi diventi mistico così, su due piedi?
………………

Mazzini non dice nulla. Ride, sotto i baffi. Svelando, senza farlo apposta, uno dei motivi per cui non ha mai voluto tagliarseli.
___
Le frasi [1] e [2] lievemente parafrasate, sono tratte da Dei doveri dell’uomo.
La [3] viene dalla lettera del 31 ottobre 1871 a E. Hamilton-King.

Giuseppe Mazzini se ne va così, sornione, ma vi lascia detto che potete leggere di lui nel libro della sua intervistatrice, Sonia Morganti (recensito per TSD da Matteo Palli: potete leggere qui)

Copertina flessibile: 253 pagine
Editore: Oakmond Publishing (24 aprile 2019)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 3962070893
ISBN-13: 978-3962070892
Link di acquisto cartaceo: Il Magnifico perdente
Link di acquisto ebook: Il Magnifico perdente

 

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