Interviste con la Storia: Plinio il Vecchio

Bentrovati cari lettori di Thriller Storici e Dintorni! Oggi, nella sala del nostro castello destinata all’incontro con personaggi illustri della Storia è passato a trovarci un personaggio che viene da molto molto molto lontano: Gaio Plinio Secondo, a tutti noto come Plinio il Vecchio.
Lasciamo la parola a Chiara Mattozzi che lo ha intervistato per noi.

Benvenuto, Plinio. Le informazioni che possediamo su di te, ti descrivono come: scrittore, naturalista, filosofo, comandante militare e infine governatore di provincia. Quali furono i tuoi maestri, i personaggi che ti ispirarono a diversificare i tuoi interessi?
Sin dall’infanzia fui il più grande ammiratore di mio padre, il quale era un cavaliere. Questo mi ispirò ad arruolarmi nell’esercito per seguire le sue orme.
Morto mio padre quando ero ancora piccolo, fui seguito a Roma da un amico di famiglia, il generale e poeta Publio Pomponio Secondo; vien da sé che la mia formazione non fu soltanto di carattere militare.
Grazie a Pomponio, infatti, la mia innata curiosità fu stimolata a tal punto da voler scrivere tutto ciò che apprendevo, iniziai così ad informarmi su tutto ciò che catturava la mia attenzione anche grazie ai tanti amici del mio tutore.
È così che nacquero le basi della mia Naturalis Historia, raccogliendo ovunque andassi aneddoti, esperienze e curiosità su tutto ciò che mi circondava.
Infine la mia amicizia con il filosofo Lucio Anneo Seneca mi avvicinò al mondo della filosofia più di quanto avrei mai potuto immaginare.

Sappiamo che hai prestato servizio in Germania, come comandante di un corpo di cavalleria. Ci potresti raccontare qualcosa di questa tua esperienza?
Amavo quel ruolo e devo dire che i miei uomini sembravano apprezzarmi molto, forse per via del mio carattere aperto e amichevole.
È stato lì che ho iniziato a scrivere la Naturalis Historia, ma in quei sei anni scrissi anche un trattato sul lancio del giavellotto, pratica che mi affascinava.
Mentre mi trovavo lì mi apparve in sogno Druso Nerone chiedendomi di scrivere la sua storia per salvarlo dall’oblio, inutile dire che accettai la sfida e fu così che passai ogni istante libero a scrivere, notti comprese!
Fu lì che scoprii quanto fosse importante per me la scrittura e quale incredibile potere avesse: tramandare tutto ciò che si conosceva. Non avrei mai immaginato che sarebbe arrivato addirittura fino a voi!

Sei stato amico di Tito Flavio Vespasiano, questo tuo legame con l’imperatore ti ha portato dei benefici?
Ho conosciuto Tito Flavio Vespasiano in Germania quando ero nell’esercito, nacque tra noi un’amicizia basata sul rispetto e la lealtà.
Era molto amato dai suoi uomini, intelligente e cordiale, ma non avrei mai immaginato che un giorno sarebbe diventato imperatore.
Il nostro legame era rimasto solido nonostante passammo anni senza frequentarci e quando lo rividi, dopo essere stato convocato da lui, era il padrone del mondo!
Fu emozionante poterlo considerare ancora l’amico di un tempo nonostante il suo nuovo titolo.
Divenni suo consigliere e, grazie a lui, ottenni la carica di praefectus classis di Miseno potendo così fare visita più spesso a Rectina ad Ercolano nonché di poterle prestare soccorso durante la famosa eruzione del Vesuvio.

La tua morte è avvenuta in un momento particolarissimo in cui sono rimaste uccise migliaia di persone. Potresti raccontarci che cosa è accaduto in quei drammatici momenti?
Ricordare quel tragico momento mi porta emozioni fortissime e le lacrime bagnano i miei occhi…
Ero riuscito ad approdare a Ercolano quasi per miracolo, temevo in fondo al mio cuore di non poter riuscire a salvare le persone che più amavo e che avevano chiesto il mio aiuto, ma alla fine ce l’avevo fatta!
La terra era in tumulto e così anche il mare, il cielo era nero e l’aria quasi irrespirabile, le grida concitate degli abitanti della città radunati sulla spiaggia venivano sovrastate dal rombare del vulcano.
Io e i miei uomini abbiamo fatto tutto il possibile per organizzare al meglio il soccorso della popolazione cercando di mantenere la calma e nonostante fossimo spaventati quanto loro siamo riusciti, non senza parecchi sforzi, a farli salire sulle nostre navi.
Riuscii con grande gioia a salvare anche la mia amata Rectina e quella che consideravamo la nostra famiglia; il tempo stringeva, il monte ci minacciava e fui costretto a dare l’ordine di far partire immediatamente le imbarcazioni. Non abbiamo potuto salvarli tutti.
Anche io dovetti rimanere sulla spiaggia di Ercolano insieme a tantissime altre persone, tuttavia fui consolato dal fatto di essere riuscito a far salpare le navi con la mia famiglia e tanti altri e in fin dei conti, nonostante l’eruzione, sono morto in pace.

La tua decisione di partire con la flotta verso la costa interessata all’eruzione del Vesuvio è stata dettata da curiosità scientifica oppure dallo spirito di abnegazione per salvare le persone intrappolate sulla spiaggia, tra cui i tuoi amici?
Da curioso quale ero la mia prima idea fu proprio quella di partire verso il Vesuvio per studiarne l’attività e se non avessi ricevuto il messaggio di Rectina, la quale mi chiedeva aiuto, sarei partito con una sola nave per ricavare nuove informazioni per la mia Naturalis Historia.

Noi ti conosciamo non con il tuo nome Gaio Plinio Secondo, ma come Plinio il Vecchio per distinguerti da tuo nipote conosciuto come Plinio il Giovane, ti piace questo soprannome?
In realtà no, il soprannome “vecchio” non mi si addice!
Avrebbero potuto scegliere qualcosa come il saggio o primo.
In fondo, a chi piacerebbe passare alla storia come vecchio? Di certo non a me.

Un’ultima curiosità, sempre che si possa avere la risposta: lo scheletro ritrovato a Stabia nel 1900 ricoperto di molte e preziose insegne militari, e di cui nel 2010 si è cercato di determinarne la provenienza, è il tuo?
Cari lettori, vorrei porre a voi questa domanda: nella mia situazione avreste perso tempo a indossare tutte le insegne militari rischiando di perdere così le persone a voi più care?
Sicuramente no e lo stesso vale anche per me.
Non mi curai del mio abbigliamento, tutti mi conoscevano nella flotta, per questo al momento della mia morte non indossavo nulla di ciò che è stato ritrovato sullo scheletro stabiano.
Inoltre io sono morto sulla spiaggia di Ercolano, non a Stabia quindi non saprei proprio come sia potuto arrivare lì il mio scheletro.
E poi, non ero di certo l’unico ad avere un rango elevato nella flotta né ero l’unico che avrebbe potuto indossare insegne simili in tutta la costa campana.

È tempo di congedarci dal nostro illustre ospite che ringraziamo per l’onore che ci ha fatto di entrare nella dimora TSD.
Ringraziamo anche voi lettori e vi lasciamo i riferimenti del libro di Chiara Mattozzi se vorrete leggere di più su questo personaggio.

La rosa dell’ammiraglio
Chiara Mattozzi

Copertina flessibile: 451 pagine

Editore: Gruppo Albatros Il Filo (5 dicembre 2018)

Collana: Nuove voci. Chronos

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