Interviste con la Storia: William Shakespeare

Cari lettori di Thriller Storici e Dintorni, oggi nella nostra Sala della Storia illustre siede un personaggio assai amato e veramente eccezionale: William Shakespeare. A intervistarlo per noi, la scrittrice Paola Zannoner (intervista all’autrice qui)

Su William Shakespeare si dicono tante cose, molte leggende, mezze verità e poche certezze: era sposato, aveva un figlio, no forse due… Ci traccia lei il confine tra verità e leggenda circa la sua vita e persona?
Nel tempo non poche persone si sono occupate di me, del mio lavoro e anche della mia vita. Alcuni hanno lavorato d’immaginazione – e per me è la parte più divertente – ipotizzando ch’io fossi una donna, o un uomo d’alto lignaggio, oppure un italiano… E’ sempre difficile rassegnarsi al fatto che un artista possa provenire dal popolo – come il vostro Leonardo da Vinci – e produrre opere di buona fattura. Che io fossi figlio di un commerciante di pellami è ormai appurato, com’è certo che mi sia sposato da giovane con Anne Hathaway con cui ebbi tre figli, Susannah, Judith e Hamnet che persi quando era ancora ragazzo.

La Londra del suo tempo e il suo rapporto con la Sovrana, l’ha mai incontrata davvero?
Nel Natale del 1594 ebbi il privilegio di recitare insieme con Richard Burbage e William Kempe al cospetto della sua graziosa maestà. (William Shakespeare su questo punto appare piuttosto reticente, n.d.r.)

Molte sue opere sono ambientate in Italia (la Roma di Cesare, la Venezia de Il mercante di Venezia, la Verona di Romeo e Giulietta) ma è risaputo che lei non ci era mai stato né aveva conoscenza della lingua italiana. Da cosa nasce questa sua scelta e come spiega questo “mistero” linguistico?
L’Italia era il centro culturale del mio mondo. Era il paradigma della vita raffinata e del costume per la corte di sua maestà Elisabetta I, che sfoggiava volentieri la sua conoscenza della lingua italiana. l’Italia aveva inventato il Rinascimento, e possedeva i più grandi artisti di ogni tempo, inoltre le grandi tragedie latine erano il modello di riferimento del teatro e l’antica Roma l’esempio per la realizzazione di tragedie non più religiose e sotto l’egida della Chiesa cattolica. Non è perciò una stranezza che i miei drammi, come quelli dei miei colleghi, fossero ambientati in Italia o addirittura nell’antica Roma.

Shakespeare, una spia al servizio di sua Maestà Elisabetta I. Una leggenda anche questa?
Assolutamente sì. Mi sono divertito molto a vedermi in questo ruolo.

Si dice che lei piegasse fatti, e soprattutto personaggi, a suo piacimento. È il caso, ad esempio, di Riccardo III, da lei descritto deforme, storpio, tiranno e assassino. Ma Riccardo di Gloucester non aveva nulla più di una lieve scoliosi e anzi, fu un grande riformatore giuridico, anche a favore dei più poveri. Perché dunque consegnare alla Storia un ritratto irreale di questo sovrano?
Il teatro è rappresentazione simbolica e non soltanto raffigurazione realistica del mondo. Riccardo è la personificazione del potere nella sua declinazione più proterva e malvagia: il pubblico lo comprende meglio se il personaggio è deforme, mostruoso, spaventoso. Il teatro mostra l’anima e quella è l’anima nera dell’umanità.

Il tema principale di moltissime sue opere è il potere, la lotta per ottenerlo, perché proprio questa tema, che messaggio ha voluto tramandare ai posteri?
Oh, ma io non so quale messaggio volessi trasmettere, tantomeno ai posteri. Ho sempre pensato al mio pubblico, composto di persone del popolo, che a teatro riconoscevano se stessi, la loro vita, la loro storia. E questa storia umana è anche una storia di sopraffazione, di lotta per la successione e per il massimo potere. Inoltre, i re mostrano più chiaramente i vizi e le meschinità cui siamo tutti soggetti, in una forma più alta: essere primi, indossare la corona, comandare, e poi invecchiare e rischiare di essere umiliati, come re Lear, questa parabola è ben nota a tutti noi.

Cosa risponde a chi dice che le sue opere in realtà non sono sue ma di alcuni suoi colleghi come Francis Bacon o Christophere Marlowe?
Rispondo che è vero! Che le mie opere non sono soltanto mie, sono il prodotto di molti interventi, di collaborazioni, di suggerimenti, di prove in scena. Il teatro che io ho scritto e realizzato è un’opera aperta, non il prodotto intellettuale di uno scrittore isolato nel suo studio, come credo fosse privilegio di Seneca. Il mio teatro si è arricchito con le battute inventate dagli attori, con le molte e diverse collaborazioni. Poi, io ho ho dato la mia impronta, che era quella della lingua popolare, nuova, e del verso che noi inglesi abbiamo utilizzato per il nostro nuovo teatro, il blank verse.

Lei in Italia è molto famoso, citazioni delle sue opere sono dappertutto, e sono finite persino nei cioccolatini… avrebbe immaginato tutto ciò? E soprattutto, le fa piacere o ritiene che sia uno svilimento delle sue creazioni?
È un grande privilegio essere amato nel paese che ha inventato la commedia dell’arte. Non credo che avrei nemmeno potuto immaginare di arrivare a tanto. L’Italia è il fulcro della cultura che ha posto l’essere umano al centro dell’arte e della conoscenza, e che vanta filosofi e artisti tra i più grandi. Non fosse che, come dice il vostro impareggiabile Machiavelli, è un paese diviso in tanti stati, e poi in sette, in fazioni, che ne avvelenano il corpo sociale. Machiavelli vagheggia un “principe nuovo” che sappia superare le divisioni. Noi abbiamo avuto una principessa nuova, una Regina, che ha costruito la pace e con la pace la prosperità e l’arte, compresa la mia.

Per i saluti finali ci piacerebbe avere da Shakespeare la citazione shakespeariana preferita

Tutto il mondo è un palco.
Donne e uomini, son solo attori
con le uscite ed entrate in scena
ciascun nella vita molte parti recita.

Il primo verso fu scritto sulla facciata del Globe Theatre, il teatro che fondai e diressi fino quasi alla fine dei miei giorni. È l’inizio del monologo di Jacques, in “As you like it” (atto II, scena 7)

Ringraziamo e congediamo il nostro Shakespeare e se avete ancora curiosità sullo scrittore che ha dato vita al Globe Theatre, vi lasciamo i riferimenti al libro di Paola Zannoner “Il Bardo e la Regina”

Copertina rigida: 425 pagine

Editore: DeA Planeta Libri (15 ottobre 2019)

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8851173079

ISBN-13: 978-8851173074

Link di acquisto cartaceo: Il Bardo e la Regina
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