L’intervista di TSD: Giada Trebeschi

Bentornati e bentrovati nel salotto virtuale di TSD.
Oggi sulla poltrona dell’autore siede una scrittrice che in TSD abbiamo letto e apprezzato molto: Giada Trebeschi.
Non la conoscete ancora? E allora prima di tuffarci nell’intervista, ve la presentiamo in poche righe

Giada Trebeschi bolognese, nata nel 1973 ha due lauree e un dottorato in Storia, parla cinque lingue ed è interprete simultaneo e traduttore. Attualmente vive e lavora in Germania ma è spesso on tour in Italia per presentare le sue opere, partecipare a festival letterari, eventi teatrali o fare da interprete simultaneo ad autori come Wulf Dorn, Tim Willocks, Petros Markaris, K&K, Alex Connor, Daniel Cole, Lisa Graf-Riemann & Ottmar Neuburger, Clemens Meyer e altri. Ama l’arte, la danza, i cavalli e accettare sempre nuove sfide.

Che genere di scrittore è Giada Trebeschi?
Uno scrittore libero, avventuroso, pignolo e selettivo, che ama viaggiare non solo nel tempo e nello spazio ma anche fra i generi. Amo le contaminazioni: nella musica, nel cibo e nella narrativa.

Nella tua produzione letteraria hai spaziato in diversi ambiti storici: dalla Venezia del 1500 ne “Il Vampiro di Venezia” alla Prima Guerra Mondiale in “Undici passi”, fino all’epoca fascista ne “L’autista di Dio”, tra gli altri. In quale ambito ti senti più a tuo agio come autrice?
Nella Storia mi sento molto a mio agio in generale anche perché la Storia è stato il mio primo amatissimo mestiere. Ho un dottorato in Storia e ho fatto lo storico di professione per anni, ho studiato in molti archivi compreso l’archivio segreto Vaticano e dunque sono molto abituata a fare ricerca che è poi la base sulla quale baso tutti i miei romanzi. Sono principalmente una modernista anche se ho insegnato storia contemporanea e studiato molto a fondo quella medioevale. Non a caso il mio primo romanzo “Gli Ezzelino. Signori della guerra” arrivato in finale al Campiello Opera Prima era di ambientazione medioevale.

Tra i tanti personaggi che sono nati dalla tua penna, a quale ti senti più legata e perché?
Questa è una domanda cattivella alla quale, se fossi politically correct, dovrei rispondere qualcosa tipo “Ma come faccio a scegliere? Sono tutti figli miei!”
E invece ti rispondo senza nascondermi dietro a finte maschere. Direi che fino a qui il personaggio cui forse mi sento più legata è quello di Orso Maria Pisani, il Signore di Notte de “Il vampiro di Venezia” perché è quello che più mi rassomiglia.
(n.d.r. : Su Il Vampiro di Venezia, nel gruppo FB di TSD è stata fatta una lettura condivisa, di cui potete leggere i commenti qui)

Da anni ormai vivi in Germania dove hai iniziato una collaborazione con la Casa Editrice Oakmond Publishing: che differenze ci sono tra i due mercati letterari?
I tedeschi leggono di più e sono molto più esigenti, soprattutto nel mio genere, quello del romanzo storico nel quale difficilmente perdonano gli strafalcioni.

Ultimamente hai avviato una rubrica sul tuo profilo facebook dedicata alle parole italiane desuete. Ogni giorno pubblichi un video in diversi contesti casalinghi e non, dove spieghi il significato di una parola di cui si è perso l’uso nel gergo quotidiano. Come è nata questa idea?
L’idea è nata per gioco da un suggerimento di mio marito e dal fatto che i miei amici mi prendono spesso in giro dicendo che parlo “desueto”. Così ho cominciato a fare qualche video più per divertimento che per altro. Quasi subito però i video hanno avuto moltissime visualizzazioni e in poco più di un mese la mia rubrica è finita persino sul giornale. Ora cerco di postare una clip al giorno mantenendo sempre l’idea di base di raccontare in pochi secondi e sempre con un pizzico d’ironia una parola poco usata o addirittura dimenticata.

Se ti va, puoi dirci qualcosa in merito alla tua prossima uscita?
Il prossimo romanzo in uscita il 24 maggio s’intitola “La bestia a due schiene” ed è ambientato nell’Inghilterra vittoriana, periodo che conosco molto bene non solo storicamente ma anche come produzione letteraria. Proprio l’anno scorso, per esempio, è uscita la mia traduzione di “Canto di Natale” di Dickens.
Questo romanzo è il più nero che ho scritto. Si tratta di un thriller che si rivela poi essere un giallo della camera chiusa ambientato in un teatro nella Londra di Jack lo squartatore.

E con questa bella e succulenta notizia in anteprima, ci congediamo da Giada Trebeschi, che ringraziamo per essere venuta a trovarci e la aspettiamo con il suo nuovo libro che, va da sè, con alte probabilità troverete poi recensito su questo blog.
A voi lettori, il ringraziamento per averci letto e l’invito, se avete voglia, di curiosare tra i libri di Giada Trebeschi che TSD ha ospitato con diverse iniziative in questo blog

Undici passi

L’amante del diavolo

Approfondimento a proposito de “L’autista di Dio”

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