Re Magi, Stella cometa e Befana: la magia della Storia e della leggenda si ripete ogni anno!

I tre santi Re Magi d’Oriente / chiedevano fermandosi in ogni città: “O donne, o fanciulle, sapreste dirci/ la strada per Betlemme dove va?”
Né giovani né vecchi lo sapevano / e essi riprendevano il tragitto / ma una cometa dalla chioma d’oro / or li guidava come una lanterna.
La stella sulla capanna di Giuseppe / alfine si fermò e i santi tre re Magi / alla soglia si poterono affacciar; / muggiva il bue, piangeva il bambinello / e i Re Magi cominciarono a cantar.
Heinrich Heine

Questa è la storia che tutti sappiamo raccontata in versi del poeta tedesco Heinrich Heine. Sono i re Magi i protagonisti, insieme alla Befana, di questa ultima giornata di festa.
E tutti abbiamo sempre accolto questa versione che deriva da chissà dove, ma abbiamo dimenticato che non è la verità, o almeno, come spesso accade, non è tutta la verità storica. Ciò che noi sappiamo oggi ci arriva dal Vangelo di Matteo, l’unico testo della Bibbia a narrare l’episodio dell’adorazione del Bambinello da parte di alcuni Re giunti dall’Oriente ma, per dirla con le parole di Franco Cardini: “L’evangelista Matteo si limita ad affermare, nel suo testo greco (quello aramaico non ci è pervenuto), che si trattava di μαγος (màgoi) venuti ef’anatolè (da oriente) e che portarono i tre tipi di doni che sappiamo. Ma non ci dice che fossero re, né quanti fossero, né come si chiamassero, né che età avessero.”
E allora scopriamo un po’ di più su questi re Magi e sfatiamo qualche mito.

Cominciamo dalla parola “màgoi”. Si tratta di un titolo riferito specificamente ai re-sacerdoti dello zoroastrismo tipici dell’ultimo periodo dell’impero persiano. Ludolfo di Sassonia, un religioso tedesco del XIV secolo, nel libro Vita Christi scrive: “I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell’astrologia. Erano detti magi dai Persiani coloro che gli Ebrei chiamavano scribi, i Greci filosofi e i latini savi”. In alcune traduzioni vengono indicati come “uomini saggi”, termine arcaico per indicare i maghi con il carattere di filosofi-scienziati. Grazie ai testi di Erodoto possiamo avere alcune certezze circa la loro provenienza. Infatti, l’aggiunta “dall’Oriente” ne indica l’origine persiana. Inoltre, secondo gli studiosi, il termine magi è una traduzione artificiosa atta ad evitare la parola, piuttosto sgradevole, “maghi” che indicava i ciarlatani e gli imbroglioni.
Quindi né sacerdoti, né saggi, ma solo studiosi dell’astrologia.
E il titolo regale? Una attribuzione per realizzare una profezia veterotestamentaria secondo la quale il futuro Messia sarebbe stato adorato da alcuni re.
E veniamo ai nomi: tutti sappiamo che i Re Magi rispondono ai nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre ma erano questi i loro nomi?
Per risalire ai veri nomi dei Re Magi bisogna ricorrere al Vangelo dell’Infanzia Armeno, apocrifo e dunque eretico:

“I re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi.
Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre“.

Interessante evidenziare a questo riguardo che nel 1985 gli archeologi hanno individuato in alcuni monasteri copti nel deserto, in Egitto, alcune celle con graffiti del VII secolo, riportanti iscrizioni con nomi molto simili a quelli tramandatici dalla tradizione.
A identificarli con i nomi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare è stata la tradizione cristiana, influenzata da Marco Polo, che al capitolo trenta de Il Milione, scrive: “In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son seppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re seppelliti anticamente”. Ovviamente, nessuno di questi tre nomi è di origine persiana, né si può dire che abbiano un significato specifico. Ma sulla loro sepoltura ci torneremo dopo.

La vicenda dei re Magi, è anch’essa nota: nel Vangelo secondo Matteo si legge che i Magi, al loro arrivo a Gerusalemme, per prima cosa, fecero visita a Erode, il re della Giudea, domandando dove fosse ‘il re che era nato’, in quanto avevano ‘visto sorgere la sua stella’. Erode, mostrando di non conoscere la profezia dell’Antico Testamento (cfr. Michea 5,1), ne rimase turbato e chiese agli scribi quale fosse il luogo nel quale il Messia sarebbe dovuto nascere. Li inviò così a Betlemme, esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, ‘affinché anche lui potesse adorarlo’. Guidati da una “stella”, giunsero presso il luogo dove era nato Gesù. Tre i doni che offrirono al Bambino: oro, incenso e mirra. Regali non privi di simbologie. I magi riconobbero nel figlio di Maria e Giuseppe il Cristo re (oro), sacerdote (incenso) e profeta (mirra) che salverà il mondo. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, fecero ritorno alla loro terra per un’altra strada. Scoperto l’inganno, Erode s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, dando luogo alla Strage degli Innocenti.
E qui il racconto dell’Evangelista Matteo ci porta a indagare (lo so, fa tanto Alberto Angela!) su questa “stella” che tutti riconosciamo come “stella cometa”, ma che in realtà è una definizione erronea, perché una stella e una cometa sono due corpi celesti molto diversi.

Probabilmente la “stella” non era né una cometa né una stella. Secondo uno studio dell’astrofisico e cosmologo americano Grant Mathews, che insegna all’Università cattolica di Notre Dame, il fenomeno celeste citato dal Vangelo di Matteo potrebbe essere stato un eccezionale allineamento planetario accaduto nel 6 a.C.: in quell’anno il Sole, Giove, la Luna e Saturno si trovarono a essere allineati nella costellazione dell’Ariete, mentre Venere era nella vicina costellazione dei Pesci e Mercurio e Marte in quella del Toro. Matthews è giunto a questa conclusioni incrociando il testo evangelico, le informazioni proveniente dalle fonti storiche (comprese le osservazioni degli astronomi cinesi di quel periodo) e dati astronomici. Tra le argomentazioni a favore di questa tesi – che ovviamente non mette in discussione l’idea che i magi si fossero recati a Betlemme – c’è il fatto che per l’astrologia la presenza contemporanea di Giove e della Luna indicherebbe la nascita di un re con un destino speciale. All’inizio la congiunzione era visibile a est e questo spiegherebbe la direzione del viaggio dei magi.

E allora chi è stato a parlare di stella cometa? La prima persona a pensare che la “stella” citata nel Vangelo di Matteo – in greco “ἀστέρα” – fosse una cometa potrebbe essere stata il pittore Giotto. Fu lui infatti il primo a rappresentare la stella come una cometa in uno degli affreschi della Cappella degli Scrovegni di Padova, realizzato tra il 1303 e il 1305, L’Adorazione dei Magi. Gli storici pensano che Giotto rappresentò la stella in questo modo perché tra il 1301 e il 1302 aveva assistito al passaggio della cometa di Halley, una delle più famose nella storia dell’astronomia, che seguendo la sua orbita torna periodicamente ad avvicinarsi alla Terra e al Sole.
Giotto era rimasto affascinato dal passaggio della cometa di Halley del 1301 e da un’altra brillantissima cometa apparsa subito dopo, tanto da immortalare tali eventi in uno dei suoi affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova. Gli astronomi si sono chiesti se effettivamente non sia stato proprio uno dei passaggi della cometa di Halley l’evento astronomico che annunciò la nascita di Gesù. La risposta è no. La cometa di Halley apparve nel 12 a.C., e ciò è ben documentato dalle cronache antiche, secondo le quali però negli anni che vanno dall’8 al 4 a.C. (tempo in cui secondo la datazione di oggi sarebbe nato Gesù) non apparve nessuna stella brillante. E quella che seguirono i Magi, in effetti, non doveva esserlo. Erode stesso non era a conoscenza della presenza di questo astro luminoso. E’ impossibile che un corpo celeste del genere possa essere sfuggito all’osservazione degli studiosi del tempo. In altre parole, la stella dei Magi molto probabilmente è stato un evento astronomico poco appariscente, ignorato dai più, ma carico di significato dal punto di vista astrologico.

Cometa o Stella, sta di fatto che i Re magi arrivarono a Betlemme e riuscirono a portare i loro doni al Bambino Gesù: mirra, incenso e oro.
Doni carichi di un fortissimo valore simbolico. Il primo è il più importante, e in un certo senso l’attributo di Cristo – “unto del Signore” – deriva da questo: si tratta di un’erba medicinale da cui veniva prodotta una resina che mescolata con degli oli formava unguenti usati durante le cerimonie religiose.
L’incenso invece è un attributo sacerdotale, dato che veniva utilizzato nei templi, e indica proprio la dimensione di officiante di Gesù. L’oro, invece, è il più semplice da decifrare, in quanto simboleggia con una certa ovvietà la natura di Re dei Re del figlio di Dio.

Fin qui tutto più o meno noto, ma vi siete mai chiesti che sorte hanno avuto i Re Magi dopo la loro morte?
Una cronaca dell’epoca (IV secolo), riferisce che le sacre reliquie, riposte dentro una cassa di legno, avvolte in tessuti intrisi di profumi e di mirra, vennero portate a Milano nella chiesa di Sant’Eustorgio al ritorno da un suo viaggio a Costantinopoli.
I corpi dei Re Magi erano intatti, essendo stati trattati con balsami e spezie, e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni.
L’antica chiesa dove la tradizione vuole che fosse battezzato San Barnaba, il primo vescovo della città, venne ampliata dal vescovo Eustorgio per ospitare la reliquia che venne riposta in un’arca romana di marmo sormontato dalla stella e dalle tre corone, con l’epigrafe “Sepulcrum trium Magorum”.
La testimonianza della custodia nella Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano si trova nella iscrizione di antichissima data, sul lato sinistro (guardando la facciata della chiesa), che dice: “Basilica Eustorgiana titulo Regibus Magis” che attesterebbe la presenza dei corpi dei Re Magi.
Inoltre, la chiesa ambrosiana, nel calendario e nei libri liturgici, di prima del X secolo, viene chiamata Basilica dei Re.
Nel 1164 durante l’assedio di Federico Barbarossa, i resti dei Re Magi furono trafugati e trasportati a Colonia, dove venne costruita una bellissima Basilica per contenerli e dove ora riposano.
Grande fu lo sconforto dei cittadini alla notizia e Milano tentò più volte di riaverle, ci provò anche Ludovico il Moro nel 1434 ma inutilmente.
Solo il cardinal Ferrari, agli inizi del secolo scorso, riuscì ad ottenere parte delle ossa ora collocate in un prezioso tabernacolo sopra l’altare dei Magi.

E come si intreccia il destino della Befana con quello dei Magi? Nella tradizione cristiana, le due storie sono profondamente legate, perché i loro cammini si incrociarono. Ma per questo dobbiamo affidarci a una leggenda, quella che narra che in una freddissima notte d’inverno Baldassare, Gasparre e Melchiorre, nel lungo viaggio per arrivare a Betlemme da Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchietta che indicò loro il cammino. I Re Magi, allora, invitarono la donna ad unirsi a loro, ma, nonostante le insistenze la vecchina rifiutò. Una volta che i Re Magi se ne furono andati, essa si pentì di non averli seguiti e allora preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, ma senza successo. La vecchietta, quindi, iniziò a bussare ad ogni porta, regalando ad ogni bambino che incontrava dei dolcetti, nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù Bambino.

E ora che avete scoperto la verità, che sapete la Storia vera dei fatti, l’Epifania ha forse meno suggestione?
Noi di TSD abbiamo solo voluto raccontarvi la Storia, la magia della notte della Befana, mettetela voi!

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